PROVA Hanse 505, anatomia di un “easy-cruiser”
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Prima di salpare do un’occhiata agli interni: sono tante le configurazioni offerte dal cantiere, in questo caso il layout è standard, con ampio utilizzo di legno di quercia italiana. Si parte con una grande e spaziosa cabina armatoriale di prua, dotata di bagno e box doccia separato, caratterizzata da buona luminosità e aerazione. Nella dinette, a sinistra, c’è l’accessoriata cucina, fronteggiata da un ulteriore tavolino che oltre a offrire alcuni spazi di stivaggio (a proposito, a bordo sono tantissimi, quelli di Hanse non hanno sprecato un centimetro cubo!) funge da portabottiglie e secondo piano di lavoro ed è munito di maniglia per una maggiore sicurezza quando si cucina in navigazione. A dritta, un divano a L e l’altra seduta che lambisce il succitato piano di lavoro circondano l’ampio tavolo principale pieghevole. Il tavolo da carteggio, sempre a dritta, è di tipo tradizionale: procedendo verso poppa, mi stupisco nel constatare la spaziosità del vano doccia di sinistra, dotato di lavabo e di seduta dedicata. Dall’altro lato c’è invece un bagno singolo. Completano il layout due cabine doppie a poppa.


Le altre possibili configurazioni prevedono una cuccetta singola o un’area tecnica al posto del vano doccia, due doppie cabine al posto di quella armatoriale (ideale per le società di charter). A seconda dell’utilizzo che farete della barca, esiste un layout per voi. Personalmente, per una crociera al top della comodità, ritengo il layout standard il più calzante. Infinite anche le possibilità di scelta per quanto riguarda i legni interni e il mobilio, oltre che i colori della tappezzeria.

Non datemi del maschilista se mi permetto di ricordare una frase che avevo sentito pronunciare durante una prova qualche tempo fa: “Alla fine, le barche le comprano le donne”. A significare che è la moglie dell’armatore a dare il definitivo via libera all’acquisto, una volta valutati alcuni particolari che all’uomo, di primo acchito, non saltano agli occhi. Andrea non si fa trovare impreparato sull’argomento e mi mostra una vera chicca: i tre grandi cuscini che trasformano la parte di tuga a poppa dell’albero in un comodissimo prendisole. Mi spiega Napolitani, mentre sua figlia Chiara mi fa da modella: “Sono anni che vendo barche e la domanda più frequente che mi è stata rivolta è: ma io a bordo dove posso prendere il sole? Bene, eccovi accontentati!”. Unico “contro”: i tre cuscini occupano non poco spazio e inevitabilmente dovrete stivarli in una cabina. Poi ci sono altri dettagli, come i portabicchieri incassati nelle panchette in pozzetto, proprio vicino al timoniere. Quisquilie, direte voi, ma sono i particolari a fare la differenza.

Ripetiamolo, gli Hanse sono barche improntate all’easy sailing: quindi in teoria potete governarli da soli. Il fiocco autovirante (sostituibile a scelta con un fiocco a sovrapposizione del 105%, visto che le rotaie sono già predisposte) è un “must” del cantiere e tutte le manovre (nascoste sottocoperta) sono rinviate vicino alle due postazioni del timoniere, su due winch che, opzionalmente (come nel nostro caso), possono essere elettrici (ad essi si aggiungono due winch manuali più a prua). Nello specifico, i Revo della Lewmar, con i quali è possibile sia cazzare che lascare le vele in automatico. Issare e ammainare la randa, con i lazy jack e i lazy bag, è un gioco da ragazzi. Il pozzetto, che non brilla per spaziosità (scelta progettuale obbligatoria se si vogliono avere ampi volumi sottocoperta), presenta un tavolo pieghevole di tutto rispetto. Lo sprayhood è ampio e avvolgente, in modo da proteggere al meglio durante le navigazioni “toste”. La luminosità interna è garantita da 29 tra finestre, boccaporti e oblò.


Molliamo gli ormeggi. La prima cosa che mi salta agli occhi è l’estrema facilità di sterzo che ha l’Hanse 505: non solo grazie ai bow e gli stern thrusters, ma anche sfruttando semplicemente gli effetti evolutivi dell’elica sinistrorsa. Scopro che manovrare in spazi ridotti è facile anche con un 15 metri che pesa 14 tonnellate. E un altro particolare che mi colpisce è la silenziosità del motore, un Volvo Penta 75 cavalli: “E pensa che non abbiamo montato ancora il pannello fonoassorbente nel vano motore!”, mi fa notare Chiara. Spingo al massimo una volta fuori dal porto e a 3000 giri la barca arriva a toccare i 9 nodi. A regime di crociera (circa 2.500 giri), rilevo una velocità massima di 8,2 nodi.


Lunghezza fuori tutto: 15,30 m
Lunghezza scafo: 14,85 m
Lunghezza al galleggiamento: 13,54 m
Baglio Massimo: 4,75 m
Pescaggio: 2,38 m (standard), 1,98 m (opzionale)
Dislocamento: 14,00 t
Zavorra: 4,00 t
Serbatoi acqua dolce: 670,00 l
Serbatoio carburante: 280,00 l
Sup. velica randa: 66,00 mq
Sup. velica fiocco: 51,50 mq
Sup velica genoa 105% (opzionale): 61,50 m
Sup. velica gennaker: 170,00 mq
Progetto: Judel/Vrolijk & co.
Interni: HanseYachts Design
Motorizzazione standard: Volvo penta 75 cv
Categoria CE: A
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