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Chi sfrutta meglio gli spazi a bordo? Beneteau Oceanis 38 e Dufour 310 Grand Large provati per voi

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BENETEAU-DUFOUR

DUFOUR 310 GRAND LARGE
Sembra che ormai la sfida tra i cantieri di serie si giochi sul successo del modello più piccolo della gamma e soprattutto sulla capacità del team di designer di sfruttare al meglio le diverse zone di bordo per rendere “grandi gli spazi piccoli”. Il nuovo Dufour 310 Grand Large è l’esempio di questa tendenza: lo scafo più piccolo mai costruito nella gamma Grand Large sorprende per il suo carattere camaleontico e la possibilità di giocare con gli spazi a bordo e cambiare il layout interno e alcune soluzioni in coperta secondo le esigenze dell’armatore. Questa filosofia consente di decidere come vivere la barca: per un’uscita giornaliera, per una crociera, per un viaggio da soli, in coppia o con gli amici. Le soluzioni previste sono tre, Day Sailing, Liberty e Adventure: questi tre livelli di allestimenti permettono a chi non usa la barca in crociera, ma solo per uscite giornaliere, di poter fare a meno di alcuni accessori e risparmiare così sulla spesa e di poter completare la barca, integrando l’allestimento, in un secondo momento. L’idea è mantenere lo stesso scafo e attrezzarlo per livelli secondo le esigenze dell’armatore. Trovate la prova complete del Dufour 310 Grand Large sul numero di Luglio de Il Giornale della Vela
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BENETEAU OCEANIS 38
Salone di Genova, ottobre, sono di fronte a una barca che potrebbe essere rivoluzionaria, come lo sono stati altri tanti prodotti di Beneteau, cantiere che ha sempre avuto la forza di non lavorare solo sul cliente, una modalità diffusa, ma di sollecitarne i desideri con novità concrete. Potrei anche chiamarla innovazione, sebbene questa magica paroletta sia così inflazionata in questi tempi. Guardo e riguardo, alle carene a spigolo siamo ormai abituati, a quelle loro forme un poco a cassone così lontane da quelle che solo qualche anno fa erano l’orgoglio dei progettisti, la dimostrazione della loro abilità di costruire sulla carta questi fantastici oggetti tridimensionali, erano giornate passate a definire un cavallino rovescio spostando le assicelle di pero e pesi di piombo di qualche millimetro. Altro che modellazione 3D. Qualche mese dopo rivedo e navigo su un Oceanis 38 a Miami: non mostra quasi nessuna di queste suggestioni antiche: è squadrato, semplice, perfino tozzo. Le finestre a murata sono semplicemente quadrangoli. Vedo le suggestioni dei traversatori oceanici di tutte le classi in quello spigolo che rende verticali le murate, sotto sotto mi piace che ci sia un ritorno alla funzione spogliata delle decorazioni. Fa un po’ l’effetto della prima Panda di Giugiaro, piccola grande macchina, ma tagliata con l’accetta. La misura attorno agli undici metri è la prima che consente una autentica abitabilità con il layout costruito attorno a due cabine di poppa e infatti nella sua storia di innovazione Beneteau con il suo First 35, quello di tanti anni fa, ha aperto questa strada, che ancora oggi è la più sfruttata per godere per intero dei volumi interni sotto il pozzetto Trovate la prova complete del Beneteau Oceanis 38 sul numero di Luglio de Il Giornale della Vela.

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