A Saint Tropez la Guardia Costiera lascia il passo alla barca a vela. E da noi? VIDEO

Guardia_costiera

Un divertente e istruttivo video di una barca a vela d’epoca che entra a vela nel porto di Saint Tropez. La Guardia Costiera francese invece di farle la multa, come accadrebbe probabilmente da noi, gli lascia  il passo…anzi fa retromarcia per dargli la precedenza, nel rispetto delle norme delle precedenze in mare.

Chi va per mare dovrebbe saperlo, la barca che naviga sotto vela ha sempre la precedenza rispetto ad ogni altro mezzo nautico. A Saint Tropez un turista ha filmato un’istruttivo ingresso a vela di una piccola barca a vela che  entra in porto bordeggiando, con un filo di vento. Dietro di lei arriva incombente un grande mezzo della Guardia Costiera francese che dimostra di ben conoscere le regole dell’andar  per mare. Rallenta, si ferma e addirittura fa retromarcia nello  stretto bacino del porto per lasciare il passo alla piccolo yacht che  sta virando. A prua un militare fa segno di passare e il timoniere del  mezzo militare lancia addirittura da un piccolo colpo di tromba per  far capire che la barchetta a vela può passare da prua, indisturbata, anzi protetta. Non siamo sicuri che la stessa scena potrebbe accadere  in un porto turistico italiano, dove più volte con i nostri occhi  abbiamo visto entrare in porto a velocità eccessiva i mezzi della  Guardia Costiera, senza rispettare alcuna norma delle precedenze per  mare. Quelle stesse norme che dovrebbero far rispettare e insegnare ai  diportisti.

 

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6 commenti su “A Saint Tropez la Guardia Costiera lascia il passo alla barca a vela. E da noi? VIDEO”

  1. Veramente più che un colpetto di tromba per dirle di passare da il segnale di motori indietro con tre fischi brevi, sempre perchè conosce bene le regole del mare.

  2. ci sembra strana una cosa normale solo perchè viviamo nella repubblica delle banane, dove ci si inventa una legge e una regola per supplire supplire all'”ignoranza” e all’incapacità di utenti e tutori dell’ordine, anche per comodità di questi ultimi. Nei paesi civili se hai una barca a vela navighi a vela ovunque salvo particolari criticità e il rispetto delle regole di navigazione. Entrare in porto a vela è assoluta normalità.

  3. ma io nn direi… ci sono delle regole ben precise quando si entra in porto, innanzitutto nn si può entrare a vela a meno che nn si abbia un’avaria che va cmq comunicata, poi il discorso delle precedenze in porto è da vedere.. la precedenza va data a chi a difficoltà di manovra! Insomma la nostra guardia costiera nn è costituita da “stupidi”. In Francia come in Inghilterra c è un’altra cultura marinaresca e chi ha navigato in quei mari lo sa…. c è, come in quel caso, una sorta di galanteria e rispetto verso armi d’epoca !
    sempre buon vento!

  4. …e poi un’altra cosa: ma che ne sapete di come sono andate poi veramente le cose?? questi video nn sono informazione o meglio sono informazione incompleta!
    … ancora: ve lo vedete il cummenda milanes che ha fatto la patente al garda, che entra sparato a vela nel porto di, che ne so, Portoferraio pensando “tanto di può fare” e sfascia una bella fila di prue con il suo bel 43 noleggiato a Salivoli??
    Ma nn scherziamo…

  5. Pur essendo certo che la mentalità dei navigatori Inglesi, Francesi… sia lontana anni luce da quella degli Italiani direi che entrare a vela in porto resta una manovra potenzialmente pericolosa, pur sapendola far bene, perché se al posto della motovedetta della Costiera, sicuramente condotta da un professionista, ci trovassimo a che fare con un non altrettanto esperto in manovre “veloci” cosa sarebbe potuto accadere? Un bel patatrac… sempre buon vento a tutti

  6. Come ha giustamente scritto qualcuno, il problema è culturale: una volta era normale entrare a vela in porto. Negli anni, invece, il livello culturale degli italiani sulla terra e degli italiani in barca è scandalosamente peggiorato. Il risultato è una normativa che va contro ogni logica marinaresca, a favore della più becera applicazione, e a favore del solito “cummenda” con 4 mila cavalli.
    E chi se ne frega della cultura del mare e della vela

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