Quattro “nuovi” J in arrivo dall’Olanda, due sono già in costruzione
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Entrambi gli scafi sono stati ridisegnati dallo studio di architettura navale Hoek Design che ha sviluppato approfonditi studi sulle linee di carena. Ma non finisce qui. Si vocifera di altri due J in arrivo: il primo uscirà sempre da un disegno dello studio Hoek: il J9, altra replica di un progetto di Paine; il secondo sarà invece il tanto atteso progetto Yankee dello studio Dijkstra&Partners.
Il lancio del J8 e del J11 è previsto per la primavera del 2015 e potrebbe essere davvero il primo passo per vedere una vera flotta di J tornare a sfidarsi in acqua. Un primo assaggio lo abbiamo avuto durante la St. Barths Bucket Regatta 2013 dove hanno partecipato ben cinque imbarcazioni J.
UN ACCENNO ALLA STORIA
La Classe J servì a classificare i grandi yacht da regata realizzati tra il 1930 ed il 1937, utilizzando la Regola Universale definita da Nathanael Herreshoff nel 1903 che definiva come appartenenti alla classe J tutti quegli scafi con un rating compreso tra 65 e 76 piedi e una lunghezza al galleggiamento compresa tra 75 e 87 piedi.. Riservati ad un élite estremamente facoltosa e appassionata, questi velieri, simboli di lusso e di sportività, furono utilizzati per competere nelle tre regate della Coppa America disputate nel 1930, 1934 e 1937 per poi essere sostituiti dopo la Seconda Guerra Mondiale dalle più piccole ed economiche imbarcazioni della classe 12 Metri definita dalla International Rule, ponendo quindi fine al periodo delle imbarcazioni Classe J, la maggior parte delle quali erano state demolite negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. A partire dagli anni ’80, con la ricostruzione degli yacht Velsheda ed Endeavour curata da Elizabeth Mayer, iniziò una rinascita della Classe J, che portò all’organizzazione di diverse regate loro dedicate, alla fondazione della J-Class Association nel 2000 e alla costruzione di diverse repliche negli anni seguenti.

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1 commento su “Quattro “nuovi” J in arrivo dall’Olanda, due sono già in costruzione”
I was standing on deck of Vesheda when she was abbandoned in a mudd berth at Humble river, her lead keel was used to make bullets, that time I skippered Vagrant, Nat Herreshoff from 1913 and we ordered new aluminium masts at Proctor, the main 42 m tall.