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Straulino Day: il 13 aprile festeggiamo il più grande velista italiano

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Ci sono anniversari che non si possono lasciar passare sotto silenzio. A maggior ragione se stiamo parlando del più grande velista italiano di tutti i tempi, Agostino Straulino, che se non stesse navigando per altri lidi, compirebbe quest’anno cento anni. Per questo abbiamo deciso di dedicare, durante il TAG Heuer VELAFestival (Genova, 10-13 aprile)  la giornata di domenica 13 aprile proprio a lui, con un grande evento che andrà in scena alle 13.30, nel quale ripercorreremo la vita del grande velista, capace di vincere l’Olimpiade di Helsinki nel 1952 e innumerevoli titoli italiani, europei e mondiali. In più, in banchina potrete ammirare Ardi, l’ex Kerkyra II con il quale proprio Straulino ha primeggiato nelle più importanti regate mediterranee. Vi aspettiamo!

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Era il 1914 quando a Lussino nasceva Agostino, Tino per gli amici. Un’infanzia senza troppa voglia di studiare, gli occhi sempre rivolti al mare. Nascere qui, dove la bora colpisce con inaudita potenza, è un segno del destino. “Se incontri uno di Lussino, stai certo che è un marinaio o, almeno, lo è stato”, questo si dice. E il giovane Tino non smentisce il detto. Il padre Pietro portava carichi in tutto il mondo con i propri piroscafi, mentre la madre, con sei figli da accudire, aveva il suo bel daffare a tenere d’occhio il figlio, innamorato più del mare che della scuola.

A diciotto anni, conseguì la maturità all’Istituto nautico di Lussinpiccolo. Il padre, il giorno stesso della promozione, lo chiamò da parte: “Ascolta, Tino, saresti in età per andare sotto le armi come volontario, ma preferisco che tu attenda la chiamata di leva, tra due anni. La vita in libertà è il desiderio più vivo e reale che tu abbia adesso, lo so. È il mio regalo per la tua promozione. Quindi, prendi la barca, la casa al mare, quello che vuoi: per due anni libertà assoluta!». E barca fu, una Lanzarda scoperta di cinque metri, con la quale il diciottenne rimane lontano da casa anche per intere settimane.

DALLA GUERRA ALL’ANNO D’ORO
Arrivano poi gli anni dell’Accademia Navale a Livorno, dove Agostino inizia da subito a distinguersi per le sue doti veliche, poi lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ferma tutto e Straulino si ritrova in prima linea nelle file della X MAS.

Terminata la guerra, viene destinato alle operazioni di sminamento dei porti nazionali. Proprio durante una di queste, nel 1947, in un incidente viene investito al volto da un getto di iprite: perde la vista per diversi giorni, per recuperarla poi lentamente, ma è un problema del quale risentirà tutta la vita. Nel frattempo torna alle competizioni, sempre in coppia con Nico Rode sulla Star, affermandosi in pochi come uno dei suoi massimi interpreti. La lista dei titoli che si aggiudica è impressionante: Campione Europeo ininterrottamente dal 1949 al 1956, Campione Italiano dal 1948 al 1956, Campione del mondo nel 1952, 1953 e 1956.

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Nico Rode (a destra) e Straulino dopo la vittoria alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952.

060_campione_helsinki02Ma l’anno da segnare sul calendario con la matita rossa è il 1952. Straulino e Rode si presentano alle Olimpiadi di Helsinki con una Star veloce, Merope, dopo che nell’edizione precedente avevano chiuso tra le polemiche con un quinto posto. Le sette prove si trasformano in una lotta a due con Comanche, la modernissima barca del favorito americano John Price. Straulino e Rode giungono tre volte primi e quattro volte secondi. E’ il trionfo, che porta la coppia italiana anche sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Dopo la rottura del sodalizio con Nico Rode, c’è un momento di appannamento nei risultati, rotto con i titoli europeo ed italiano nel 1959, questa volta in coppia con Carlo Rolandi. Il grande obiettivo è però uno soltanto, le Olimpiadi di Roma 1960, con le regate che si svolgono nel Golfo di Napoli. Straulino è il favorito d’obbligo, ma qualcosa non va per il verso giusto. E arriva un bruciante quarto posto, la medaglia di legno, che segna l’addio all’amata Star.

A “ZONZO” PER GLI OCEANI
Sul Corsaro II prima, poi al comando della mitica Amerigo Vespucci, Straulino supera le colonne d’Ercole, compiendo proprio sulla Vespucci alcune delle sue imprese più memorabili, come l’uscita a vela dal porto di Taranto o la tremenda tempesta affrontata nei Mari del Nord. Lo spirito agonista di Straulino non viene meno neppure sul grande veliero. Come quando si ingaggia in un duello di velocità perso in partenza col clipper tedesco Gorch Foch, molto più invelato. Quando sembra che l’Amerigo Vespucci sia destinata a essere sorpassata, il veliero tedesco poggia deciso allontanandosi. I racconti si intrecciano, ma i più sono concordi nell’affermare che dalla plancia del Gorch Foch in quel momento sia partito un messaggio a lampi di luce: “Siete la nave più bella del mondo con il re della vela come comandante”. Sarà proprio il suo equipaggio, alla fonda nel Golfo di Napoli, ad acclamarlo quando nel 1965 Straulino si aggiudica il Campionato del Mondo della Classe 5.5.

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La mitica uscita a vela dell’Amerigo Vespucci dal porto di Taranto sotto il comando di Straulino.

Straulino ha navigato, e vinto, fino a tarda età, aggiudicandosi anche una One Ton Cup nel 1973 al timone di Ydra. Mitico poi il trionfo nel 2002, al Trofeo Ammiraglio Acton, nella categoria Over 60, con un equipaggio di ultraottantenni come lui (che ne aveva ottantotto).

Ma questi sono stati gli anni delle lunghe crociere con la sua famiglia, uno o due mesi in barca a godere del mare e del vento, a Lussino prima, alla Maddalena poi, a bordo del suo Kerkyra III. Una vita per il mare, perché, come hanno detto tutti coloro che l’hanno conosciuto, “Lui e il mare erano una cosa sola”.

*Le foto che vedete in questo servizio sono tratte dal libro “Straulino Signore del mare”, a cura di Tiziana Oselladore (Comunicarte Edizioni, pp. 176, 25 euro). Uno splendido ritratto, anche per immagini, con testi di Piero Ottone, Renato Corsini, Beppe Croce e dello stesso Straulino.

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