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All is Lost scatena il web, il popolo dei velisti insorge. Che errori avete trovato voi nel film?

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La nostra recensione pubblicata mercoledì, dopo aver visto il film in sala, era stata sicuramente positiva. Un film che, nonostante non presentasse un esempio impeccabile di sapienza marinaresca, metteva però in risalto alcuni aspetti topici dell’andare per mare dove la barca a vela è spesso solo un mezzo per portarci davanti ai nostri limiti di essere umani. Il popolo dei velisti si è scatenato invece in commenti spesso amari rispetto all’opera diretta da J.C. Chandor, ve ne riportiamo alcuni esempi.

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5 febbraio alle ore 14.11. Andrea Jo Barbera: Una delusione totale.
5 febbraio alle ore 14.03Natale Arena. Mi incuriosisce, andrò a vedere il film, poi scriverò un commento. Spero di non rimanere deluso da questo film!
5 febbraio alle ore 16.55. Claus Miller. Chiunque va per mare capisce che chi ha fatto questo film non ha mai messo il piede su una barca a vela, il regista non si è nemmeno mai consultato con uno skipper con un minimo di esperienza. Se la storia doveva raccontare di uno skipper inesperto, depresso ed addormentato che commette un errore dopo l’altro allora è azzeccata, ma per il resto è una storia penosa. Redford sarà un figo ma è meglio che faccia “Corvo Rosso non avrai mio scalpo” invece di un intontito e assente skipper solitario che si fa la barba con l’acqua salata alle ginocchie in una barca che sta affondando in mezzo all’oceano indiano calma piatta… bah!Una vera delusione.
5 febbraio alle ore 17.17Veronica Bottasini: Concordo con voi sul fatto che il film sia pieno di sviste da un punto di “velico” e marinaresco: l’elenco fatto da Claus potrebbe facilmente essere esteso con altre leggerezze e inesattezze. Troppo facilmente perché sia solo questo il senso del film. Ma non è un tutorial che ti insegna come cavartela quando stai affondando in mezzo all’Oceano. Il mio invito è quello di cambiare punto di vista e vedere la vela anche come condizione esistenziale. Come prova NON di quanto siamo bravi tecnicamente ma di quanto siamo interiormente forti e capaci di non mollare mai. Il film è un paradosso e la barca in questo caso solo un mezzo per portarci davanti ai nostri limiti umani. Contro una natura che ha deciso di essere avversa, dove le sfighe si susseguono senza tregua, nemmeno il migliore skipper si salva. Figuriamoci Robert Redford. Non nasciamo tutti marinai e sicuramente Our Man non è il primo navigatore inesperto che decide di sfidare la sorte per mare.
5 febbraio alle ore 17.27. Claus Miller: Redford, dopo la collisione con l’oceano in calma piatta, si mette a navigare con la falla sottovento così da allagare lo scafo? Sulla zattera impara in pochi minuti a fare il punto nave col sestante (mai aperto) leggendo un opuscoletto di poche pagine? O ancora della navigazione sull’oceano indiano senza Epirb, senza una radio portatile stagna? E infine da fuoco alla zattera nella spranza di essere visto da una nave distante…Insomma, una serie di esempi da non imitare e che la dicono lunga su cosa questo film abbia a che spartire con la vela.
5 febbraio alle ore 14.41. Antonio: Visto, con molte aspettative…semplicemente sono indeciso tra l’accostamento a “La corazzata Potëmkin” o all’ennesimo capitolo di “Una pallottola spuntata”.
7 febbraio alle ore 10.10. Fernando. Un compendio di tutto quello che non si deve fare in barca, soprattutto in solitario ed in Oceano! Redford è bravo nell’interpretarlo, ma gli autori/sceneggiatori andrebbero puniti con un giro di ruota!
5 febbraio alle ore 21.02. Romolo Emiliani. Un film veramente brutto, se sei un velista ti fa venire i nervi.

Ecco la nostra prima lista con gli errori presenti nel film. Voi quali avete trovato? Commentate qui sotto!
1. La falla sembra essere al di sopra della linea di galleggiamento, come ha fatto quindi la barca a riempirsi d’acqua in quel modo?
2. Dopo essersi disincagliato da conteiner Robert Redford torna per recuperare l’ancora galleggiante ma invece di accostarsi da sottovento arriva di prua in velocità. Questo avrebbe potuto causare un ulteriore danno.
3. Per manovrare e tornare verso il conteiner Redford stramba trovandosi a navigare con la falla dal lato sottovento. Inoltre avrebbe dovuto cercare di contenere il danno bloccando subito il buco con un materasso o con delle vele.
4. Ha iniziato a svuotare la barca da subito con la pompa a mano, mentre, per non sfinirsi fisicamente, sarebbe stato meglio iniziare a scaricare l’acqua con un bugliolo.
5. Mai fare il cambio vele nel mezzo di una tempesta. L’armo della tormentina avrebbe dovuto essere anticipato e cominciato appena avvistate le nuvole minacciose. Inoltre una volta entrato in una simile tempesta, avrebbe dovuto probabilmente lanciare in acqua l’ancora galleggiante.
6. Evitare, durante una tempesta, di entrare e uscire da sottocoperta, rimuovendo ogni volta il tambuccio. I risultati delle scene parlano da soli.

 

38 Comments

  1. adolfo mellone ha detto:

    Io mi domando -non avendo ancora deciso se lo andrò a vedere- : ma come è possibile che persone che spendono cifre non indifferenti per finanziare qualcosa -in questo caso la realizzazione di un film- lo facciano senza preventivamente munirsi delle idonee consulenze ?
    Mi è bastato il provino -si lo so che oggi si chiama trailer- per vedere errori madornali evitabili anche con la semplice consulenza di uno di noi, e allora ? perchè non provvedersi ?
    Mah !!!

  2. Gillo Valente ha detto:

    1) All’inizio utilizza un’ancora galleggiante per discostare il container dalla barca. E’ errato. La corrente sposta ancora, container e barca allo stesso modo. Quindi nella realtà non sarebbe cambiato nulla. 2) E’ evidente a chiunque che una falla di quelle dimensioni non può essere riparata senza usare del materiale come una tavola di compensato (un tagliere, un vassoio, un pezzo di paiolo) che costituisca una struttura idonea ad essere resinata. 3) la conclusione è ridicola e diseducativa: se dai fuoco alla zattera sei morto. Non ti puoi salvare. Non ha senso nemmeno in un film holliwoodiano.

  3. Francesco ha detto:

    Quando Redford sbarca sulla zattera rimane una notte intera attaccato alla barca con una cima e addirittura si addormenta, in caso di affondamento sarebbe andato giù insieme alla barca.
    I razzi e i fuochi a mano sono utilizzati in maniera discutibile.

    • mich ha detto:

      La cima che assicura la zattera di salvataggio alla barca è generalmente studiata per rompersi oltre una certa trazione. Ciò significa che quando la barca inizia ad affondare, esercitando trazione sulla cima, ad un certo punto (studiato) ne causa la rottura. Si può dare per scontato che quella cima fosse così progettata e realizzata.

  4. loredana ha detto:

    scusate, ma perché avete ostentato la visione in anteprima privilegiata a discapito della maggioranza che ancora non l’ha potuto visionare? E di conseguenza non puó neanche partecipare ai commenti? raccontando con dettagli anche parti di film? Peraltro al momento, i commenti mi danno l’impressione di pura saccenza applicata ad un film, ripeto un film, dove probabilmente come saggiamente ha scritto Veronica, il tema su cui soffermarsi é altro. Loredana

    • mich ha detto:

      La cima che assicura la zattera di salvataggio alla barca è generalmente studiata per rompersi oltre una certa trazione. Ciò significa che quando la barca inizia ad affondare, esercitando trazione sulla cima, ad un certo punto (studiato) ne causa la rottura. Si può dare per scontato che quella cima fosse così progettata e realizzata.

  5. sabino ha detto:

    e dovendo voler tamponare la falla non inizierei mai a resinare iniziando da sopra verso lopera viva resinerei la parte piu vicina all’0pera viva questo film e uno sberleffo per tutti noi velisti buon vento a tutti

  6. lele ha detto:

    Anche se hanno un fondamento logico, trovo che tutte queste capziosità siano inutili, sterili e ridicole. Hanno fatto un film. Bellissimo secondo me, anche se con qualche insignificante errore.
    Potete dire che non vi piace, ma star lì a spaccare il capello su questo e su quello fa pena.

  7. sabino ha detto:

    qualche errore insignificante ?????si deduce che lei non è un velista

    • lele ha detto:

      Deduzione sbagliata. Sono velista da circa 50 anni. Ho avuto diverse barche, dai mini-transat ai catamarani sportivi ai cabinati da crociera. Mediterraneo, Atlantico e perfino un pezzetto di Pacifico.
      Solo che, quando vado al cinema, non ci vado con la cerata e gli stivali.

      • Francesco ha detto:

        Molti navigano a lungo dietro una tastiera; sono quelli che completano i test sulle riviste patinate col massimo del punteggio, che sanno tutto di tecnica, che conoscono i manuali di uso e manutenzione a memoria.
        Alcuni navigano sul mare, commettono errori, fanno pasticci e vivono una vita reale.
        Nella vita reale ci sono errori, solitudine, angosce, speranze, rabbia. Ci si arrende e un attimo dopo si trova la forza di ricominciare.
        Chi naviga sa che in questo film ci sono molte verità. Chi naviga dietro una tastiera ha perso molto tempo a trovarne gli errori, poco tempo ad ascoltare il battito del cuore del personaggio.

        • Ondina ha detto:

          Concordo appieno con Francesco.
          Una cosa é la teoria e un’ altra é la pratica.
          E’ sempre valido il detto “Chi sa fa, chi non sa insegna”.
          Io navigando di cazzate ne ho fatte eccome, ma non sono nulla in paragone a quelle che ho visto fare agli altri.
          In una rada della Corsica lo scorso Agosto ho assistito ad una scena pietosa di una barca dei Glénans che con solo 20 nodi di vento non é riuscita ad ancorare neanche al settimo tentativo. Ho anche visto una barca di Caprera fare lo sfilatino alle isole di Lavezzi in zona di basso fondale e scogli a pelo d’ acqua con oltre 30 nodi di vento e mare in burrasca. Subito li ho invidiati per la loro bravura.
          Peccato che il gg dopo, parlandone con la Capitaneria del Porto de la Maddalena, gli ufficiali in servizio mi hanno detto che di stupidi del genere ne affondano tutti i momenti.

          • luca ha detto:

            A me il film è piaciuto molto. Se voglio imparare ad andar per mare non vado di certo al cinema come se dovessi assistere ad una lezione di Soldini sulla navigazione d’altura in solitaria, e il grande Redford non ha certamente bisogno di parlare per esprimersi al meglio. Un piccolo uomo da solo con tutte le sue paure ed i suoi limiti in mezzo all’oceano: semplicemente bellissimo!

      • Mich ha detto:

        Concordo in parte. Io vanto un’esperienza decisamente inferiore a quella da Lei vissuta, ma cavillare su queste cose mi sembra attività sterile. Certo, con una buona consulenza, l’interpretazione di Redford sarebbe stata valorizzata. Era prevedibile che la pellicola sarebbe stata a fruizione di velisti, pertanto come regista mi sarei premunito di nozioni tecniche e consulenze per renderla maggiormente credibile.

      • Mich ha detto:

        Concordo in parte. Io vanto un’esperienza decisamente inferiore a quella da Lei vissuta, ma cavillare su queste cose mi sembra attività sterile. Certo, con una buona consulenza, l’interpretazione di Redford sarebbe stata valorizzata. Era prevedibile che la pellicola sarebbe stata a fruizione di velisti, pertanto come regista mi sarei premunito di nozioni tecniche e consulenze per renderla maggiormente credibile.

  8. Skiandsails ha detto:

    Tutte le vostre considerazioni velistiche sono veritiere ma come sarebbe finito il film se non avesse fatto tutte queste str…..te ?
    Sarebbe finito con Robert al bar del porto tutto sorridente e abbronzato a bersi una bella birra perchè non sarebbe affondato !!!!
    Addio scopo del regista, sceneggiatore e soprattutto dello sponsor

  9. Mirco ha detto:

    Tutti fenomeni e velisti professionisti vedo?
    Vi auguro di non trovarvi mai, e dico mai, in una simile situazione, e non in mezzo l’oceano ma anche a 50 miglia dalla costa in mediterraneo.
    Se vi succederà, cazzate ne farete pure voi, fidatevi.
    E poi è un film che vuole dare un altro messaggio, non una scuola di vela dei Glenans!
    Mi pare non abbiate capito il senso.
    Comunque sia, Buon Vento a tutti!

  10. Mirco ha detto:

    P. S. Concordo pienamente con Lele (ma sei Panzeri per caso?) e con Skiandsails
    Buon Vento e Buon film a chi non l’ha ancora visto

  11. giulio ha detto:

    è veramente una schifezza inguardabile!

  12. Guido ha detto:

    Non è la prima volta che i colossal americani sfornano pesanti inesattezze. Si va dalla moltitudine di triplani rossi nella prima guerra mondiale (Giovani Aquile) alla carrozza con sei cavalli a Venezia (Casanova) ai rumori nello spazio…. E’ cinema americano, ed è fatto per un pubblico che, mediamente, di vela (in questo caso) non ne capisce molto. Spesso un regista sottovaluta quest’aspetto in funzione di una trama o una storia che vuole raccontare, come se fosse un fiaba.
    E poi è vero che di cavolate, ognuno di noi, ne ha fatte tante. Io ad esempio mi sono fatto speronare da una nave in centro all’Adriatico….

  13. Vincenzo ha detto:

    Io il film l’ho visto 2 volte (vivo in America) e mi ė piaciuto moltissimo.- nonostante le 1000 inesattezze e i madornali errori nella sceneggiatura … Ma La storia del cinema ė piena di inesattezze e sviste clamorose … Piccola curiosità … Ma come fa a galleggiare un container specie se pieno e con una evidente

  14. Vincenzo ha detto:

    Io il film l’ho visto 2 volte (vivo in America) e mi ė piaciuto moltissimo.- nonostante le 1000 inesattezze e i madornali errori nella sceneggiatura … Ma La storia del cinema ė piena di inesattezze e sviste clamorose … Piccola curiosità … Ma come fa a galleggiare un container specie se pieno e con una evidente falla? Buon vento a tutti

  15. Miller ha detto:

    Vincenzo, le navi portano anche container che sono pieni di prodotti confezionati in polistirolo e altre sostanze galleggiabili (anche scarpe da tennis per bambini come nel film…) Nelle tempeste succede che dal ponte delle navi cadono in mare e galleggiano, alcuni anche a pelo d’acqua e non li vedi se non quando ci sei sopra. In uno delle mie travversate ricordo di una nave nelle vicinanze che ne aveva perse una ventina di container… e non tutte vanno a fondo.

  16. Gabriele ha detto:

    Oh ma quante palle… è un gran bel film!!!

  17. Massimo ha detto:

    ma come mai nessuno commenta le scene impossibili di armageddon?
    Se i film si dovessero giudicare dalla loro veridicità…addio cinema

    • Mich ha detto:

      Perchè certi film, come Armageddon, nascono come fantastici/fantascientifici. In pratica si prefiggono come scopo ultimo quello di sperimentare il futuro e i suoi possibili scenari. Se si gira un film su un naufragio, è lecito che occhi esperti o semplicemente pratici si interroghino sulla sua credibilità.

  18. Carlo Pocecco ha detto:

    Avete visto il film IN SOLITARIO di F.CLUZET ? comparato a ALL is lost ….dalle stelle alle stalle!!!!!!!!!!!

  19. vinted ha detto:

    Concordo con quanti hanno cercato di vedere il film come lotta individuale contro le avversità della vita. E credo anche che il regista si sia ampiamente consultato con esperti per la sua realizzazione. Gli errori fanno parte, appunto, dell’esistenza di ognuno. Credo, infine, che il solitario alla fine perisca e che l’incendio della zattera nonchè il lasciarsi andare a fondo con gli occhi aperti ed i polmoni pieni d’aria?? siano anch’essi simbolici.
    L’immagine finale, bianco a tutto shermo, di notte, mi fanno ritenere che quella mano in aiuto non sia mai arrivata.

  20. Stefano ha detto:

    Andarsene a cambio vela in mezzo alla tempesta guadagnare la prua della barca sul bordo sottovento mentre può attraversarla sottocoperta e uscire da un passo d’uomo ecc. Ecc.
    Capisco il messaggio esistenziale ma…..salvo poi che in quelle condizioni chissà cosa combinerei.
    Chi ne esce più malconcio in questo film è il doppiatore!
    R. redford si salva ma il doppiatore morirà di fame.

  21. tristano ha detto:

    film bellissimo… critiche assurde… e se anche fosse un marinaio d’acqua dolce? chissenefrega è cinema non un video di caprera… cagacazzi…

  22. Soulman ha detto:

    italiani popolo di navigatori e sopratutto di chiacchieratori!!!! Tutti grandi marinai a parole poi se vera te vi trovate in mezzo al casino sicuramente vi,vomitate l’anima e rimanete tipo amebe aspettando qualcuno che vi pari il culo…

    Questo è un film pieno di errori (per i grandi velisti di questo giornale) ma reale per chi va per mare da solo..

  23. umberto caroppo ha detto:

    Mi pare evidente che se si fa l’elenco delle inesttezze e delle corbellerie sommate in questo film non si può che giungere alla conclusione che è esattamente quello che si aspetta il pubblico generalista che il produttore spera affoli le sale.
    Come tutte le storie con un contenuto tecnico, tuttavia, non si può accettareche passinino per normali comportamenti azzardati, pressapochisti,ingenui e dilettanteschi in chi si avvicina al mare e per una navigazione d’altura per giunta. Il mare non scherza e non perdona, la conoscenza della prevenzione dovrebbe essere patrimonio acquisito di chiunque voglia cimentarsi esso. Evidentemente tutto ciò è conseguenza della diffusione a volte selvaggia della pratica anche solo diportistica per la quale basta prendere una patente e affittare una barca per affrontare con una buona dose di incoscienza un mondo ben più grande e complesso di quanto si voglia contrabbandare pe r motivi puramente commerciali.

  24. Andrea ha detto:

    Il film mi e’ piaciuto molto…non e’ perfetto…ma nessun film e’ perfetto.Ho letto tutti i commenti…mi fate ridere:-)…tutti navigatori provetti…come se tutti avessero avuto esperienze simili ahahaha!!!!!…complimenti!!!!.Comunque per il senso del film concordo con vinted pienamente.

  25. dario ha detto:

    Intanto ê il primo film che ho visto in inglese e che ho totalmente capito !
    Nessuno di quelli che ha scritto (navigatori di web?) si ê mai trovato in una situazione simile e anche io, seduto comodamente sulla poltrona di un aereo, ho ritenuto alcune scelte “strane”. Ma la bravura dell’attore e del regista ê stata proprio quella di farmi vivere l’irrazionalità del dramma, dove tutte le teorie vanno a fondo assieme alla tua barca, alle tue forze, alle tue speranze e alle tue nozioni…
    Mi ha fatto anche “sentire” la disperata forza di sopravvivenza che ti potrebbe assalire… ma anche la disperazione che ti fa scegliere una bottiglia di whisky al posto di un bugliolo…
    E l’incendio della zattera sul finale ê l’estrema ratio prima della rinuncia totale. Anzi, le due cose assieme… Bravissimi. E da consigliare a tutti quelli che alla tastiera sono campioni di tutto…. così al prossimo charter hanno altre lezioni da impartire…
    Dario

  26. Dimitri ha detto:

    “All is Lost”non è il film della mia vita ma il messaggio che lascia è potente. Se avete visto anche “In solitario” di Cluzet, avrete certamente notato che è molto più realistico, che ci sono meno “stranezze” per gli occhi attenti dei velisti, come addirittura sia stato quasi completamente girato con la barca in navigazione e le vele a segno (più facile ospitare skipper, 8 persone di troupe e due attori con i 4,5m di baglio massimo di un Class40 che con il layout tipico di un 12m da crociera…); ma se siete anche cinefili oltre che velisti non sarete usciti di sala granché soddisfatti.

    Pensando alle reazioni del pubblico generalista di fronte alle gesta del protagonista di “All is lost”, credo che la cosa più incredibile per loro non sia stato il cambio di vela prodiera in mezzo alla tempesta ma la riflessione di quante cose possa fare con due mani, due gambe e una testa un singolo essere umano. Un inno alla manualità, insomma.

    Pensando invece alle reazioni del pubblico di “In solitario” non posso non ricordarmi che i francesi (a cui il film era rivolto, prima di tutti gli altri) vanno molto più in barca e si interessano più di vela del resto degli europei.

    PS: molto meglio la media dei commenti che la domanda della redazione.

  27. Ugo ha detto:

    ho visto il film più volte e mi è piaciuto molto.
    non capisco come si possano considerare quelli “errori del film”.
    mica è un video corso di vela d’altura che se dice di infilarsi in atlantico senza aver mai visto un sestante o senza un elt o senza aver chiaro come mettersi in cappa allora è sbagliato.
    è un film su un uomo che ha avuto un passato difficile che evidentemente lo ha portato a mettersi ad una certa età, su un 12 metri da solo nonostante abbia evidentemente ancora qualcuno a cui dover rendere conto di sè.
    e non sarebbe la prima volta che la scelta di far vela per il largo, in una condizione del genere, non fosse svincolata dal pensiero di come riuscire a tornare.
    quindi per me di errori ce ne sono davvero pochi, perchè è la rappresentazione di un uomo provato che si avventura in un ambiente ostile da totale inesperto facendo tutte le fesserie che farebbe chiunque 6 mesi dopo aver preso l’over 12.

  28. recycled furniture ha detto:

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