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Abbiamo visto in anteprima All is Lost: in barca, un Robert Redford da Oscar

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Tutto inizia nel peggiore dei modi. Robert Redford si sveglia in mezzo all’Oceano Indiano a 1700 miglia dall’isola di Sumatra con la barca che fa acqua dopo la collisione con un container che vagava alla deriva nell’Oceano. L’incubo ha così inizio: un’enorme falla nello scafo rischia di fare affondare la barca. Il processo di immedesimazione è immediato e facilitato dall’assenza di parole: cosa fare adesso? Cosa faremmo noi al posto suo? “Our Man”, così è chiamato l’attore nei titoli di coda, questo “uomo senza nome” è solo in mezzo all’Oceano, l’acqua ha messo fuori uso tutta l’elettronica di bordo: radio, strumenti di navigazione, pompe di sentina. Nessun modo per comunicare l’accaduto, per chiedere aiuto. Una sola reazione: la calma e la riflessione, Redford non si arrabbia, non si dispera, pensa. E’emblematica l’espressione del suo volto assorto nella ricerca di una soluzione rovistando in zone sconosciute della mente, perché e proprio lì che si cerca in queste situazioni. Quali sono le priorità da considerare per sopravvivere? Non ha la possibilità di alcun confronto e può fare affidamento solo sulle sue forze e sulla sua capacità di valutare la situazione per decidere come comportarsi. Prima cosa: non affondare. Si serve così della pompa a mano per svuotare l’acqua e prova a riparare la falla incollando allo scafo dei fogli di vetroresina. Riesce nell’intento ma non finisce qui: il film sembra essere un vademecum di tutte le peggiori situazioni nelle quali un velista si possa ritrovare.

all-is-lostDopo la collisione, la tempesta perfetta, che si avvicina mentre il nostro marinaio è arrampicato in testa d’albero. La barca viene ribaltata, il nostro uomo cade in mare mentre cerca di cambiare la vela di prua, batte la testa contro l’albero sottocoperta, sviene e viene risvegliato, ancora una volta dall’acqua che galleggia in mezzo alla dinette. E ancora una volta, nessuna disperazione, nessuna imprecazione, non una lacrima, né un pugno contro le pareti. Robert Redford, in un’interpretazione unica dell’uomo che vede la profondità dell’abisso ma non si lascia trascinare a picco, lotta finché ha forza, e resiste. La barca non può essere messa in salvo, ma l’uomo sì. Raccoglie i viveri, il sestante (che imparerà ad usare) per cercare di stabilire un punto-nave, decide incredibilmente di farsi la barba e, dopo aver indossato un cappellone di paglia, prepara la zattera di salvataggio. La barca affonda, lo spazio e il tempo di vita si riducono. Ma c’è ancora lo spirito di sopravvivenza che si fa sentire e la disperazione che finalmente prende forma in un “Fuck!” urlato e liberatorio quando si accorge che la riserva di acqua dolce è imbevibile perché contaminata da quella salata (geniale la soluzione che trova per avere dell’acqua potabile creando un effetto condensa). La lotta si fa sempre più estenuante sempre più titanica, una sfida diretta contro i limiti e l’ironia della sorte che raggiunge l’apice quando non viene avvistato, nonostante i razzi lanciati, da due navi cargo che passano praticamente sopra la zattera.


Il cuore di questo film è già nel suo monologo iniziale. Our Man: 13 Luglio, 4:50 pm. “Mi spiace, So che a questo punto non significa molto. Ma lo sono davvero. Ci ho provato e sono sicuro che sarete tutti d’accordo con me sul fatto che ci abbia provato. A essere sincero, forte, gentile, ad amare, a essere giusto. Ma non ci sono riuscito. Qui tutto è perduto, tranne l’anima e il corpo, questo è ciò che rimane di loro e una mezza razione di cibo. Ho combattuto fino alla fine, non so se questo abbia qualche valore, ma so di averlo fatto. Ho sempre sperato a qualcosa di meglio per tutti voi. Mi mancherete. Mi spiace”.

allislost1La regia di J. C. Chandor mette a dura prova il fisico del 77enne Robert Redford che non perde un colpo e si muove come un agile gatto; il produttore Neal Dodson commenta così: “Lo abbiamo realmente sbattuto con la sua barca contro un container e l’abbiamo messo dentro una scialuppa di salvataggio e rovesciato su e giù, dentro e fuori, ma lui non ha fatto una piega”.
Per girare il film sono state utilizzate tre dive

cal_39-2_drawingrse barche identiche ), da ribaltare, da danneggiare e da far affondare, con riprese realizzate in diversi luoghi del Pacifico e dei Caraibi, ma per le grandi scene dell’affondamento e della collisione sono stati utilizzati i Baja Studios, in Messico, il complesso di enormi piscine ad uso cinematografico costruito da James Cameron per gli spettacolari effetti nautici del Titanic.

Il modello della barca è il Cal 39 del cantiere Cal Yachts, che produsse, tra il 1960 e il 1980, circa 18.00o barche da 9 a 46 piedi. Una menzione particolare va sicuramente fatta anche per la colonna sonora originale di Alexander Ebert vincitrice quest’anno di un Grammy. Il film è nelle sale di tutta Italia da giovedì 6 febbraio.

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“All is lost” non è l’unico film sulla vela uscito quest’anno, potete leggere la recensione di Enrico Malingri sul film “In solitario”

 

10 Comments

  1. antonio ha detto:

    Visto, con molte aspettative…semplicemente sono indeciso tra l’accostamento a “La corazzata Potëmkin” o all’ennesimo capitolo di “Una pallottola spuntata”.

  2. Fernando ha detto:

    Un compendio di tutto quello che non si deve fare in barca, soprattutto in solitario ed in Oceano! Redford è bravo nell’interpretarlo, ma gli autori/sceneggiatori andrebbero puniti con un giro di ruota!

  3. […] La nostra recensione pubblicata mercoledì, dopo aver visto il film in sala, era stata sicuramente p… Un film che, nonostante non presentasse un esempio impeccabile di sapienza marinaresca, metteva però in risalto alcuni aspetti topici dell’andare per mare dove la barca a vela è spesso solo un mezzo per portarci davanti ai nostri limiti di essere umani. Il popolo dei velisti si è scatenato invece in commenti spesso amari rispetto all’opera diretta da J.C. Chandor, ve ne riportiamo alcuni esempi. […]

  4. lo ha detto:

    La cosa più inverosimile avviene quando old man decide di recuperare l’ancora galleggiante puntando la prua verso il container e sbattendoci contro senza sfondare lo scafo per la seconda volta!!!

  5. primo scolari ha detto:

    Non si capisce come uno cosi’ interdetto sia riuscito ad arrivare indenne fino li’

  6. primo scolari ha detto:

    ah dimenticavo ….un vero bradipo ! Non ha il l’EPIRB,vele ammainate ma va via che e’ un piacere, spray hood solo scenografico , razzi ? fumogeni?

  7. Guido Guidi di Bagno ha detto:

    come avrebbe detto Fantozzi: “UNA BOIATA PAZZESCA !!!”
    qualsiasi velista che non si sia messo a ridere avra’ pianto.
    io l’ho visto in aereo ed ho cercato di strappare lo schermo dallo schienale!!!
    una vergogna! non sprecate i soldi del biglietto.

  8. Alberto Musina ha detto:

    Dopo tuttel le fesserie fatte, si suicida incendiando il teder! Gli altri commenti da fare sono già stati fatti!

  9. Stephanie ha detto:

    Un capolavoro che solomRobert Redford avrebbe potuto interpretare…assolutamente da vedere per ogni velista e non…magnifico…

  10. fausto ha detto:

    oltre a tutti i commenti che condivido, solo un principiante potrebbe fare errori cosi’ banali!! L’apoteosi e’ che per ben 2 volte le navi gli passa sopra e non vedi i razzi e ha il radar rotto??? stannop dormendo tutti di giorno??? Dai per favore mi spiace per il buon Robert ma probabilmente se accetta di fare un film cosi’ e’ perche’ ha preso un sacco di soldi.
    L’apoteosi e’ con la barca al limite dell’affondamento che si preoccupa di farsi la barba!! A mio avviso non sarebbe degno nemmeno di essere commentato ma distrutto come film peggiore degli ultimi 20 anni!!

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