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Vento Forte. La grande paura di chi naviga

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vento forte

Era esattamente il 31 dicembre 2013 quando arrivavano in redazione le fotografie della sessantanovesima edizione della Rolex Sydney-Hobart. Siamo letteralmente rimasti senza parole, era da tempo che una flotta così numerosa (quasi 100 barche) non si trovava ad affrontare condizioni meteorologiche così impegnative, con venti che hanno superato i cinquanta nodi. E solo dieci ritiri causati, tutti, da rotture. è stato naturale decidere di illustrare questo “servizione” con gli eccezionali scatti di Carlo Borlenghi e di Daniel Forster, proprio nel bel mezzo della tempesta. Servizione nel quale vi raccontiamo come se la sono cavata gli equipaggi durante la regata, ma ci emozioniamo anche con un vero e proprio “Elogio della tempesta” scritto da chi ha navigato in tutti gli oceani del mondo, quel Bernard Moitessier che ha fatto sognare generazioni di marinai. Infine, abbiamo analizzato in cinque punti i principali problemi che vi trovate ad affrontare quando il meteo volge al peggio, dandovi le soluzioni per non farvi mai trovare impreparati: dalla preparazione della barca e dell’equipaggio alla regolazione corretta delle vele. fino ai trucchi per timonare al meglio tra le onde o in porto. Perché per fermare il vento forte, non basta un frangiflutti!

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Photo Rolex RegattaNews/Carlo Borlenghi

IL MAGICO ELOGIO DELLA TEMPESTA FIRMATO MOITESSIER
Quando il mare si ingrossa e il vento polverizza l’acqua, le sensazioni si fanno più intense, la sfida ci rende un tutt’uno con la natura. Succede a tutti, anche ai più grandi, Come Bernard Moitessier, che così canta il suo “elogio alla tempesta” nel libro La lunga rotta (Ed. Mursia, euro 14,45). Il mare diventa molto grosso, molto lungo, molto alto, sotto il vento che soffia forza 9 dalla meridiana. Lo spettacolo, visto dalle crocette alte, è impressionante, con la mezzana che appare minuscola davanti a quelle ondate che spesso sembrano sul punto di dare un’incappellata e spazzare via tutto. Quelle masse producono certamente un effetto ipnotico. Si guarda, si guarda, si guarda… Sono vagamente inquieto, ma sento anche che non c’è un vero pericolo grazie alla corrente abbastanza forte (1,5 nodi, in linea di massima) che va nella stessa direzione del vento, di modo che le onde sono regolari. Inoltre, la costa è troppo vicina a sinistra (quaranta miglia) perché venga da lì un mar lungo secondario. C’è mare grosso, tuttavia, veramente grosso. Avanza con alte e lunghe creste quasi orizzontali, salvo i rilievi annessi e i crepacci; ma non è affatto dentato o a dune irregolari, come la notte scorsa. Talvolta una cresta, piu alta delle altre, diventa un muro liquido e il sole ne attraversa la sommità traslucida, di sbieco, dandole dei riflessi verdeazzurri. Si direbbe allora che il mare abbia voglia di cambiar pelle. Ma il resto rimane di un turchino profondo in cui le sfumature si fondono a ogni istante in altri toni di azzurro, come una grande onda musicale in vibrazioni perpetue. E sul pendio scorre il bianco, iridato da un’infinità di azzurri, in cui traspare anche il verde, in fugaci riflessi. Di quando in quando, una frazione del muro si stacca dalla sommità, pencola in avanti e produce un enorme rombo che balza a cascata. (…) Guardo questo mare formidabile, respiro i suoi spruzzi e sento sbocciare qui, nel vento e nello spazio, una cosa che vuole l’immensità dell’universo per giungere a compimento. Trovi l’articolo completo sul numero di febbraio del Giornale della Vela.

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Photo Rolex RegattaNews/Carlo Borlenghi

Rolex RegattaNews/Daniel Forster/Carlo Borlenghi

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1 Comment

  1. gillo gillini ha detto:

    See… sto cazzo…. ne ha inculati pochi di fessi quel figlio di mignotta di Bernard …

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