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Vi spieghiamo l’America’s Cup che verrà (e i suoi punti deboli)

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Tutta questione di denaro. Pare che la 35ma edizione dell’America’s Cup andrà in scena con un budget prefissato, per i team, di circa 80 milioni di dollari. Nell’ambito dell’ultima Coppa, per essere competitivi, bisognava almeno spenderne 100 e Oracle Team USA ne ha messi sul banco 200 se non di più. Ciò che non è chiaro, comunque, è come tale budget verrà gestito e in quale modo il nuovo format potrà portare a un taglio dei costi. Stano tutti aspettando che Oracle comunichi, sulla base del Deed of Gift (letteralmente, “Atto di Donazione”, in poche parole la “Costituzione” della Coppa), le sue scelte su periodo, location, format, tipo di barca: senza sapere tutto ciò, i potenziali sfidanti non possiedono gli elementi per decidere se partecipare o meno alla campagna. (foto a destra di Gilles Martin-Raget)

L’AMERICA’S CUP CHE VERRÀ IN 7 PUNTI
Ad ogni modo, Oracle e il Challenger of Record, l’Hamilton Island Yacht Club nella persona del magnate australiano del vino Bob Oatley (fresco vincitore, oer la settima volta, della Sydney Hobart sull’ultimo Wild Oats), stanno lavorando per gettare le basi del nuovo protocollo e le voci cominciano a circolare. Ecco come sarà l’America’s Cup del futuro in 7 punti, secondo il giornalista dell’NZ Herald Paul Lewis.

1. CATAMARANI DOTATI DI FOIL DA 60-65 PIEDI: Un po’ più piccoli rispetto agli AC72, ma comunque in grado di essere spettacolari come nella 34ma edizione. Potranno avere equipaggi di 7-9 persone (contro gli 11 degli AC72), riducendo i costi.

2. PIÙ ELEMENTI COMUNI NEL DESIGN: Questo dovrebbe ridurre drasticamente l’importanza del fattore progettuale. Sia le ali rigide che gli scafi potrebbero essere one design, e questo eliminerebbe il bisogno dei team di affidarsi a grandi progettisti. I foils e il loro sistema di controllo dovrebberoessere le uniche due aree lasciate aperte alla “creatività” dei designer. Così verrebbero tagliate le spese per la fase di progettazione e costruzione. Sono le persone, solitamente, quelleche rappresentano il maggiore costo per i team.

3. PIÙ PARTECIPANTI: Ci sono già i segnali di interesse a partecipare da parte di Emirates Team New Zealand, Artemis e Luna Rossa oltre al sindacato australiano. Il team inglese guidato da Sir Ben Ainslie pare sia vicinissimo al raggiungimento del budget per la campagna e lo si saprà a breve. C’è anche un potente pool francese che si sta riunendo sotto il guidone dello Yacht Club de France, anche se ancora non si conosce nulla della sua disponibilità economica, e quindi della possibilitàdi varare una barca. Quindi, nella migliore delle ipotesi, potrebbero venir fuori sei sfidanti, o forse qualcuno in più.

4. REGATE “GLOBALI”: Pare che Larry Ellison (il patron di Oracle Team USA) voglia che ogni sfidante della Coppa ospiti una regata nel proprio paese: quindi tra il 2015 e il 2016 potrebbero esserci regate in Australia, Nuova Zelanda, Italia, Svezia, Gran Bretagna e Francia. Ogni sindacato promuoverebbe finanziariamente il proprio evento, diminuendo il carico su Oracle e su Ellison stesso.

5. NUOVE BARCHE PER LE SERIES: Nell’ambito di questi eventi potrebbero essere utilizzati gli AC45 usati nelle Series dell’ultima Coppa o comunque barche simili, ma questa volta dotati di foil per aumentarne la spettacolarità e per legare ulteriormente tali eventi a quello principale, ovvero la sfida tra Defender e Challenger.

6. REGATE ELIMINATORIE: Si terranno a San Francisco nel 2017. La proposta prevede che i quattro migliori sfidanti delle Series del 2015 e 2016 si qualifichino per la Louis Vuitton Cup, dove verrà poi decretato il Challenger di Oracle. In questo modo, i quattro team selezionati avranno circa un anno per costruire il loro 60 (o 65) piedi per la Coppa.

7. L’IMPORTANZA DELLE SERIES: Il punto 6 rivela quanto le location per le Series avranno importanza rispetto alla precedente edizione dell’America’s Cup, dove tutti i concorrenti si sfidavano a San Francisco. Questo ridurrebbe i costi poiché permetterebbe di concentrare l’evento clou (eliminatorie e finale) in un tempo minore: Russell Coutts ha raccontato come nelle ultime Coppe molti team non erano competitivi ed erano lì solo per far numero. Un “problema” che verrebbe risolto con il nuovo sistema dei quattro migliori team.

russell-couttsIL PROBLEMA DEL BUDGET
Ritorniamo un attimo sulla questione budget: se la previsione di tetto massimo a 80 milioni di dollari si avvera (secondo alcune fonti, Ellison ha detto a Russell Coutts di lavorare tenendo presente tale cifra, e sembra difficile che consentirà agli sfidanti di spendere di più) non è chiaro come potranno i team stare dentro quella cifra costruendo un AC45 da trasportare in giro per il mondo e poi l’AC65. Coutts ha detto che grossi risparmi si potrebbero ottenere dall’uso combinato di basi e strutture ma non è stato molto chiaro. Inoltre, non sarebbe certo conveniente per gli sponsor investire milioni di dollari in una campagna fino a quando non fosse certa la partecipazione alle eliminatorie della Louis Vuitton. C’è chi sostiene che Ellison e Coutts stanno sventolando la bandiera della riduzione dei costi per risparmiare sulla loro campagna, senza preoccuparsi troppo del numero di avversari. Ma non dimentichiamoci che l’ultima Coppa America, nonostante l’adrenalinico finale che resterà scolpito nella storia, ha avuto soltanto tre barche competitive (Luna Rossa, Team New Zealand e Oracle): interesse degli americani è quello di far riacquisire credibilità alla regata più famosa del mondo. Il popolo dei velisti non sopporterebbe un’altra edizione che finisce per rivelarsi un match race tra chi ha più soldi. Quindi crediamo, per adesso, alle buone intenzioni da “cost-saver” di Coutts ed Ellison.

IL COMMISSARIO “INDIPENDENTE”
Altri rumors vogliono che Larry Ellison, furioso con la giuria che “indagò” Oracle per “cheating” (sulla base delle accuse secondo le quali non era regolare il sistema di stabilizzazione dei foil) nell’ultima edizione (Ellison ne uscì pulito), sia intenzionato a istituire un commissario indipendente che giudichi le dispute tecniche e legali. In realtà la giuria della 34ma America’s Cup fece bene il suo lavoro, con molte decisioni a favore di Team New Zealand e altre, come quella, fondamentale, di non squalificare Oracle per irregolarità, favorevoli agli yankees. Il timore (ma attenzione, ci stiamo basando su un articolo scritto da un neozelandese) è che un commissario indipendente nominato da Ellison non sarebbe poi così indipendente. Inoltre Oracle andrebbe contro l’ISAF (la Federvela Internazionale) sotto le cui regole va in scena la Coppa. Ne sapremo di più quando sarà reso pubblico il protocollo (presumibilmente a marzo).

Eugenio Ruocco

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