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È forse una delle sfide più difficili, quella di scardinare le sicurezze e le certezze sulle quali si basa la vita di ogni essere umano. Casa, lavoro famiglia, amici, week-end e vacanze, magari in barca. Tutto questo rientra nella logica del buon senso, è in qualche modo giusto e rassicurante che le cose vadano così, anche perché, esiste forse un’alternativa? Forse sì, e ve la proponiamo prendendo spunto dalla scelta di vita di Giampaolo Gentili che, nel suo libro “Si può fare”, ha raccontato “cosa si nasconde dietro e intorno al grande passo” di mollare tutto e trasferirsi a vivere in barca a vela spendendo 500 euro al mese.

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Giampaolo vive dal 2010 a bordo di Yakamoz, un Ovni 41 in alluminio del cantiere francese Alubat, insieme alla moglie turca Basak. Non siamo però di fronte a un atto di puro istinto, come tanti sono subito inclini a pensare, ma piuttosto davanti a una scelta ponderata, basata su un forte desiderio di riappropriarsi del proprio tempo. Una fuga, certo, perché di questo, anche, si tratta. Una fuga da un momento storico che rende “sicura solo l’incertezza” spinti dalla consapevolezza di cosa non si vuole fare della propria esistenza. E allora la domanda sorge spontanea: “Perché rimanere?”.

ingrassaggio_rollafioccoQuello di Giampaolo e Basak è stato un cambiamento radicale effettuato all’interno dei confini europei, nel Mar Mediterraneo, una decisione lontana dall’inflazionato sogno di scappare ai Caraibi. Un ragionato rifiuto dei meccanismi legati al consumismo occidentale, al “vivere per lavorare” che succhia tempo all’uomo. Questo racconto non è solo la descrizione di una scelta di vita ma è anche una proposta alternativa a chi si sente in trappola. La storia ha inizio nel 2000 quando la vita dei due protagonisti era così organizzata: un matrimonio, una piccola casa di proprietà con un mutuo pressoché pagato a Roma, due stipendi, una Spider gialla. Poi il primo strillo di libertà al quale rispondono trasformandosi da lavoratori dipendenti a imprenditori: Giampaolo e Basak decidono di mettersi in proprio e aprono due negozi di articoli d’argento e una pizzeria. Ma non basta. L’idea di guadagnare e non avere tempo per spendere i soldi era assolutamente contraria ai loro desideri. La svolta avviene mentre i nostri sono seduti in una taverna turca di fronte alla banchina del porto di Küçükkuyu e vedono uscire un piccolo cabinato. Neofiti pressoché assoluti della nautica, tornano a Roma e si iscrivono a un corso di vela, della quale presto non riescono più a fare a meno. Conseguono la patente nautica e iniziano a fantasticare sull’acquisto di una barca, che risultava però economicamente proibitivo se avessero mantenuto anche la casa. Il passo fu breve: andare a vivere in barca. Ipotizzano una lunghezza, 12 metri, e facendo un po’ di conti la scelta risultava fattibile a due condizioni: occuparsi da soli della manutenzione e ormeggiare al circolo Tecnomar sul Tevere, l’unico abbordabile per costi e con il permesso di vivere a bordo. Il compromesso era mantenere per ora le attività commerciali, scegliendo la barca come casa e spendendo 350 euro al mese per rimessaggio, corrente e acqua. E ora il compito più difficile: trovare la barca giusta, adatta a diventare una casa per due persone che non avrebbero più prodotto reddito. L’ideale era uno scafo robusto e affidabile: ispezionano 48 imbarcazioni sparse per Italia ed Europa valutandone costi e materiali di costruzione e dopo varie considerazioni decidono che uno scafo in alluminio era quello che faceva al caso loro, perché è un materiale quasi eterno e garantisce affidabilità nel tempo.

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Decidono così di acquistare un Ovni 41 del cantiere francese Alubat, un 13 metri del 1987, Yakamoz. Vendono casa, con quello che rimane comprano la barca e un minuscolo appartamento (18 mq) fuori Roma che gli avrebbe garantito, una volta affittato, un’entrata fissa, loro unico reddito. “Domiciliati” sulle sponde del Tevere provvedono a chiudere tutte le attività, dopodiché abbandonano gli ormeggi e puntano la prua verso il Mar Egeo per raggiungere la Turchia. Questo mare è diventato dal giugno 2010 a oggi il loro spazio di vagabondaggio quotidiano. Completano la barca con pannelli solari e dissalatore per raggiungere la quasi completa autonomia e non essere vincolati agli scali in porto. Iniziano così una vita a ritmo lento, a contatto con persone che hanno fatto la stessa scelta, ognuna con la sua storia da raccontare.

COVER SI PUò FARE

“Si può fare” è edito da Nutrimenti mare e costa 16 euro.

Il loro viaggio è diventato la vita, il cui costo per due persone è di circa 500 euro al mese: numeri che passano dalla rinuncia al superfluo e dall’utilizzo dei soldi solo per il cibo, l’igiene personale e la manutenzione della barca. La loro giornata tipo è scadenzata da fabbisogni molto istintivi, e in più Basak svolge alcuni lavori di traduzione, mentre Giampaolo si dedica alla sua attività di fotografo. Seguono le stagioni, allontanandosi dal freddo e avvicinandosi al caldo come uccelli migratori: d’estate prediligono l’Egeo settentrionale, mentre con l’arrivo dell’autunno si inoltrano nel sud della costa turca, dove l’estate si allunga garantendo sole e bagni per tutto ottobre e novembre inoltrato. Lasciamo a Giampaolo una considerazione finale: “Le scelte ponderate non solo non garantiscono sicurezza, ma spesso sono fonte di frustrazione. Chi può dirsi veramente felice della vita che fa?”

1 Comment

  1. cristina ha detto:

    ciao,mi avete regalato una senzazione bellissima.chissà se uno di questi giorni anche io e mio marito prenderemo la via del mare.arrivederci cristina e milko

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