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Lo skipper genovese Alessandro Bruno è morto venerdì 27 dicembre in un incidente a Chamois, Valle d’Aosta, mentre sciava in compagnia della figlia. Lo abbiamo conosciuto quest’anno in occasione del varo di Tenace, il Class 9.50 che si era autocostruito e con il quale aveva iniziato a regatare in tutto il Mediterraneo. Per ricordarlo, vi riproponiamo l’articolo che pubblicammo nei giorni del varo. Ciao Alessandro, da tutta la redazione de Il Giornale della Vela.

Ad Alessandro Bruno la prima ciambella è riuscita col buco. E che ciambella. La sua passione per la “course au large” (è infatti un navigato minista) lo ha portato alla decisione di autocostruirsi un Class 9.50. Due anni e mezzo fa ha affittato un capannone nella periferia di Genova, la sua città, e dopo aver commissionato la progettazione dello scafo a un “guru” della vela oceanica francese come Sam Manuard (che ha firmato Mini 6.50, Class 40 ma anche barche da “corsa” come il recente Seascape 18) si è messo ininterrottamente al lavoro. Sfornando, dopo 3.000 ore di fatica e sudore, un vero e proprio missile che, all’ultima Giraglia, ha fatto mangiare la polvere agli altri 9.50 dei cugini francesi, specialisti nella categoria. “Si tratta di una barca a metà tra il Mini 6.50 – racconta Alessandro – e il più impegnativo Class 40. Volevo dare il via a qualcosa di nuovo, almeno in Italia, e così ho deciso di buttarmi sul 9.50: realizzare con le mie mani un Class 40, viste le dimensioni e i costi, sarebbe stato davvero impossibile”.

 

La costruzionePIÙ FACILE CHE I MOBILI DELL’IKEA
Bruno poteva contare su una manualità fuori dal comune, ma era alla sua prima esperienza in fatto di costruzione e ha preferito affidare il disegno dello scafo a Manuard: “Sam mi ha seguito passo per passo e mi sono fidato ciecamente di lui: ci siamo confrontati soltanto per qualche particolare in coperta. Mi ha fornito i disegni caratterizzati da una tale scala di precisione che assemblare la barca è stato facile quasi come montare dei mobili Ikea. Ogni qualvolta riscontravo un problema tecnico, Sam era sempre pronto a fornirmi la soluzione”. In due anni e mezzo è nato così Tenace, piccolo bolide dal nome non casuale.

 

Il varoMA QUANTO MI COSTI?
“Avevo dei soldi da spendere e un sacco di tempo libero a disposizione” – prosegue Alessandro -. “La costruzione di una barca di questo tipo la consiglio soltanto a chi può dedicarvisi a tempo pieno: altrimenti non si termina mai. Alla fine Tenace mi è costato circa 120 mila euro, pronto a navigare: devo ringraziare i numerosi partner che mi hanno affiancato e, in alcuni casi, mi hanno donato del materiale o praticato sconti da urlo, come Diab che mi ha regalato il PVC o come Acciai di Qualità che mi ha fornito gratis l’acciaio per la chiglia. Inoltre, lo Yacht Club Italiano e il presidente Croce hanno assecondato con passione la mia follia”. L’albero e l’attrezzatura sono stati realizzati dalla Velscaf di Franco Manzoli, mentre la messa a punto dell’elettronica, con un impianto totalmente stagno, è stata seguita da Daniele Menegatti di Technautica: l’entrobordo da 30 cavalli è Lombardini mentre le vele sono state commissionate a Quantum Italia.

 

Alessandro Bruno a bordo di TenaceLE PARTICOLARITÀ DI TENACE
Il Class 9.50 costruito da Alessandro Bruno si differenzia dai precedenti modelli a cominciare dalle linee d’acqua: non poteva mancare l’ormai classico “spigolo” (riscoperto da Juan Kouyoumdjian, l’architetto argentino che ha rivoluzionato il mondo della vela oceanica firmando i progetti di ABN Amro I e II, gli scafi olandesi che vinsero oro e argento alla Volvo Ocean Race 2005-06), ma in questo caso è molto più esteso del solito. Corre per quasi tutta la lunghezza dello scafo, garantendo a Tenace una maggiore potenza a barca sbandata unita a una migliore stabilità nelle andature portanti, rendendo più difficile l’ingavonamento. L’aumento dello spigolo si traduce anche in un incremento dei volumi interni che rendono il Class 9.50 eventualmente convertibile in scafo da crociera (ipotesi che per adesso, ad Alessandro, non passa minimamente per la testa): anche la tuga presenta un’altezza che consente di stare tranquillamente in piedi nel quadrato. Ma non si tratta dell’unica particolarità.

 

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L’ABBIAMO PROVATA DI PERSONA
Incuriositi da questa barca “fai-da-te”, nata su progetto francese ma interamente Made in Italy, siamo voluti salire a bordo rilevando peculiari soluzioni che sono frutto dell’ingegno e dell’esperienza velica di Alessandro. Ogni dettaglio, a bordo, è curato nei minimi particolari: ad esempio abbiamo notato la maniacale attenzione al risparmio di peso: i loop in cima alle drizze di randa e fiocco realizzati da Bruno sono in tessile e lo stesso vale per i garrocci del fiocco, che oltre a pesare di meno evitano di danneggiare lo strallo in PBO. Solo il sartiame è in tondino d’acciaio, come previsto dalle regole di stazza della Classe 9.50. “Sulla base del progetto di Manuard la barca avrebbe dovuto pesare 2.340 chili: fatta e finita, la differenza positiva era di soli dieci chili”. Il peso in più, davvero risibile visto che stiamo parlando di uno scafo autocostruito, è riconducibile a precise modifiche apportate da Alessandro: come il banco batterie sovradimensionato e l’installazione, sullo specchio di poppa, di un piedistallo in carbonio in cui trovano spazio le antenne AIS, VHF e GPS oltre a una telecamera a infrarossi in grado di realizzare filmati e immagini in HD. Una scelta interessante, quest’ultima, per una classe che ha bisogno di potenziare la comunicazione e incrementare il numero di scafi attivi. Attualmente sul sito della classe se ne contano 15, di cui 5 in Italia. Usciti in mare abbiamo avuto modo di verificare la velocità di Tenace: con 7 nodi d’aria, si viaggiava a 6 nodi e mezzo di bolina e 7 e mezzo al gran lasco sotto spi. Altra “chicca”: il sistema di bompresso rotante in carbonio. “Mi sono ispirato ai Mini 6.50. Dal pozzetto, è possibile far ruotare il bompresso, che termina in una forcella innestata in una puleggia alla base dello strallo, fino a metterlo in posizione”. Ma c’è di più: grazie all’ausilio di due jockey pole amovibili (anch’essi in carbonio) che vanno ad incastrarsi in due fori predisposti ai lati della tuga, è possibile quadrare e strallare agevolmente il bompresso che diventa un mini tangone. Alessandro scenderà nuovamente in acqua nell’ambito del prossimo “Tour de Corse à la voile” in programma a settembre.

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