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Emirates Team New Zealand. Ieri avevamo già vinto la Coppa America

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Dall’euforia alla delusione. In esclusiva, abbiamo seguito Matteo de Nora, il presidente di Team New Zealand, nei giorni chiave dell’ultima Coppa America. Una Coppa che già sembrava nelle mani nei kiwi e che invece Oracle ha strappato loro con un’incredibile rimonta.
Fate finta di non sapere come è finita la 34° Coppa America. Siamo a San Francisco, chi è quell’uomo lì? è Grant Dalton, il Boss. E quell’altro, che gli sta vicino? è mistery man, come lo ha ribattezzato il New Zealand Herald. Il Principal, vale a dire una sorta di presidente di Emirates Team New Zealand. Ma noi lo conosciamo, si chiama Matteo de Nora…
L’INGRESSO ALLA BASE
Arrivo alla base dei kiwi, lungo il waterfront di Frisco, a sud della città. Supero la griglia della barriera dentro un Suv nero con i vetri fumé, tipo Cia. Il bodyguard ci fa un segno d’intesa, riconosce l’auto del team. Parcheggiamo. Da una parte c’è la zona riservata all’accoglienza degli ospiti, con le hostess dell’Emirates che sono uno spettacolo. Una marea di gente, i più invitati dagli sponsor. Sul piazzale c’è l’AC72, il catamarano-monstre, che penzola in cielo, agganciato a una gru. Poco più in là, sventola il tricolore sulla confinante base di Luna Rossa. Da questa parte, invece, c’è il capannone con la vela rigida di rispetto, alcuni ingegneri schierati per spiegare agli amici del team come funziona questo miracolo della tecnica. A fare gli onori di casa c’è anche Jacky Ickx, l’indimenticato pilota belga della Ferrari, amico di de Nora. E poi, ci sono i container del team.
Entriamo quasi in punta di piedi. Il solito cartello, possono accedere solo gli addetti ai lavori. Il Principal mi fa strada, lui conosce il codice segreto del cancello e lo apre con due o tre pigiate. Andiamo dritti nel suo ufficio, ma non posso tapparmi gli occhi. C’è tutto il team che sta mangiando nella “cucina”, in religioso silenzio, sollevando di tanto in tanto il capo – come fosse un corpo unico – per sentire che ha da dire il Boss. Dalton è seduto su uno dei tavoli, sembra piuttosto teso, ma si sa che ha il volto intagliato negli Oceani e che sorride raramente, soprattutto quando è sotto pressione. Ci scorge, muove impercettibilmente un sopracciglio in segno di saluto.

 

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