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“Così abbiamo girato l’Italia in Hobie Cat”. I fratelli Galimberti arrivano a Trieste!

Ce l’hanno fatta, Francesco e Giacomo Galimberti, 22 e 20 anni da Milano. Hanno realizzato il loro sogno, la circumnavigazione dell’Italia, da Ventimiglia a Trieste, su Banana Joe, un piccolo Hobie Cat degli anni ’80


Ce l’hanno fatta, Francesco e Giacomo Galimberti, 22 e 20 anni da Milano. Hanno realizzato il loro sogno, la circumnavigazione dell’Italia, da Ventimiglia a Trieste, su Banana Joe, un piccolo Hobie Cat degli anni ’80. Cinquantaquattro giorni su una barca non abitabile di 5 metri. Fermandosi a dormire sulle spiagge, cucinando sul fuoco. Un vero camping nautico.

La loro storia ve l’abbiamo raccontata nel dettaglio QUI. Restava un solo tassello da aggiungere. Le loro belle parole all’arrivo a Trieste. Eccole:

Ed ecco che il nostro giro d’Italia in HobieCat si conclude. Siamo contenti di averlo fatto tra fratelli, contenti di averlo fatto con un’Hobie degli anni ‘80, contenti di averlo fatto. E se ci chiedete il perché di questo viaggio non c’è una ragione specifica così come ce ne sono mille.
L’unica cosa che pensiamo è che abbiamo una vita sola e va vissuta senza rimpianti.
Buona ultima lettura

DIARIO DI BORDO

L’ultima tappa.

Lunedì 10 Settembre:

Sono ormai ben 54 giorni che siamo per mare e Banana Joe è stata inarrestabile. 54 giorni di onde e vento, 54 giorni di dormite sotto le stelle e sabbia nei capelli. Le storie da raccontare sono troppe, quelle che abbiamo ritenuto più belle le abbiamo raccontate, ma qualche segreto lo teniamo per noi.

Siamo giunti ormai all’ultimo giorno di navigazione, ne siamo consapevoli, il mare potrebbe decidere il contrario così come ha fatto per Ulisse ma non sembra che queste siano le sue intenzioni oggi.
Siamo in anticipo di sei giorni secondo la tabella di marcia. Decidiamo di prendercela comoda siccome il vento inizierà a salire verso mezzogiorno.
Oggi sarà l’ultimo di tutto, l’ultima colazione sul nostro fornello, l’ultima issata di vele e l’ultima messa in acqua. Ogni azione viene svolta con grande attenzione, come se fosse importantissima, per godere al massimo di ogni movimento.

Tutte le sensazioni tattili che si provano toccando la vela ruvida ci inebriano.
Issiamo le vele e leghiamo le borse.
Banana Joe è pronta.

È appoggiata sulla sabbia con le pure che appena sfiorano l’acqua, quasi come se avesse paura di partire, per poi essere abbandonata. Invece non potremo mai essere grati abbastanza a questa barca, che era stata dimenticata sotto le macerie e che come una fenice è tornata a catturare il vento nelle sue ali. Ci ha portato fin qui sani e salvi sebbene i suoi trent’anni ci preoccupassero un po’.

Forza Banana Joe, un’ultima navigazione insieme, almeno per ora.
Così piano piano facciamo scivolare gli scafi in acqua e salpiamo. Il vento non è ancora salito completamente e i remi tornano utili, come hanno già fatto più volte durante questo giro.

Facciamo un primo allontanamento verso ovest dove dovrebbe esserci più vento. Ovviamente nella testa cresce il pensiero di tornare indietro, di rifare tutto da capo, ma non è possibile.

I libri sono belli perché finiscono, così come le avventure.
Alle 14:00 l’aria inizia a salire e a venire catturata dalle vele colorate della nostra imbarcazione. A bordo non parla nessuno, c’è silenzio da quando siamo partiti, ognuno assolto nei propri pensieri.
L’unico rumore che si può ascoltare è quello creato dall’acqua che scorre sugli scafi gialli.

In acqua sono presenti tantissime medusine trasparenti e innocue, invisibili all’ombra ma che al sole riflettono nei loro filamenti i colori dell’arcobaleno, come se fosse un tributo alla nostra barca.
Trieste si vede all’orizzonte, mancano poche ore prima di toccare terra e di concludere il giro. Da lontano compaiono anche i profili dei colli sloveni e croati che continuano verso sud e verso est. Ormai ci siamo.
Alle ore 16:00 il vent cala di nuovo, come per scherzo, come per chiederci di fare un’ultima sforzo prima di arrivare.
Mancano poche centinaia di metri, alla nostra sinistra svetta il Faro della Vittoria, imponente e bellissimo. Davanti a noi invece si presenta Piazza Unità d’Italia, non potevamo arrivare in un luogo più importante, sia per il nome simbolico sia per la bellezza dei palazzi che la caratterizzano.


Mancano pochi metri 100…50…10…5… arrivati!

Banana Joe è arrivata a Trieste per davvero, da confine a confine, dalla Francia alla Slovenia. E con la nostra barchetta ci siamo anche noi fierissimi.

Le emozioni che ci assalgono non possiamo descriverle e lasciamo solo immaginare a chi abbia letto fin qui quali possano essere. Commozione, felicità e un po’ di malinconia sono alcune di queste.
Ci abbracciamo, contenti di avercela fatta, contenti di essere arrivati.
Siamo ormeggiati sulla Scala Reale a Trieste, in Piazza Unità d’Italia, un ormeggio che costa 5000€ al giorno. È l’unico ormeggio della piazza, costruito in pietra bianca di Aurisina e impreziosito da due statue in bronzo.

Che onore, che spettacolo, che emozione!
Ad aspettarci ci sono alcune persone che applaudono al nostro arrivo tra cui Walter, che dobbiamo ringraziare di cuore per aver organizzato un arrivo tanto bello.

Mettiamo i piedi sulle scale scivolose e le saliamo, coronando questo momento con una foto.
Purtroppo per quanto bello il posto non possiamo lasciare il nostro catamarano ormeggiato a lungo, anche perché non essendo equipaggiati per gli ormeggi abbiamo avuto qualche difficoltà durante l’arrivo. Così molliamo gli ormeggi, ritiriamo il carrello che si era proposto di fare il parabordo e ripartiamo…

Le ultime due miglia, queste per davvero. Dobbiamo arrivare a Barcola, città patria della omonima regata. Banana Joe rimarrà lì fino alla regata.
Il vento ci spinge tranquillo e ci aiuta a raggiungere facilmente la discesa dove tireremo in secca quegli scafi gialli e quelle vele colorate.
Francesco è ancora più emozionato qui rispetto che a Trieste, questa è stata davvero l’ultima tappa, quella vera, dopodiché Banana Joe verrà spogliata delle sue valigie e delle sue vele per rimanere qui sull’erba ad aspettarci.

Un senso di vuoto ci scuote, la tipica sensazione che si prova stravolgendo una routine, le abitudini che si erano fissate nelle nostre giornate svaniranno da domani. L’idea di non dover spingere la barca in acqua domani mattina è accettata faticosamente.

Con la stessa cura con la quale l’abbiamo armata, sfiliamo i colori brillanti dall’albero e sleghiamo le pesanti valigie che hanno gravato sul trampolino fino ad oggi.

Banana Joe è al sicuro alla Sirena, il circolo velico che ci ha aiutato a trovarle un posto fino al 14 ottobre. Se qualcuno è nei paraggi può andare a farle un saluto da parte nostra. La troverà abbellita da tutti gli stendardi e adesivi dei circoli velici che ci hanno ospitato, collezionati durante il nostro viaggio.

Domani torneremo a casa magari un po’ sconvolti ma sicuramente soddisfatti.

Arricchiti da questa esperienza, proviamo la sensazione di chi ha l’immenso oceano davanti agli occhi, ci sentiamo piccoli davanti ai più esperti ma cresciuti da quando siamo partiti. Come ci è stato detto, la nostra avventura è solamente l’inizio e proseguirà nelle cose più piccole nella quotidianità di tutti i giorni. Ovunque cercheremo di portare l’entusiasmo, la determinazione e la collaborazione con cui abbiamo affrontato il nostro personalissimo giro d’Italia.
E così, aspettando queste ultime ore, ci sediamo con i vecchi lupi di mare ad ascoltare tutte le loro istruttive storie ormai consapevoli di poterne raccontare molte anche noi.

Per sempre Buon Vento e Buona Vita

Francesco e Giacomo Galimberti”

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1 Comment on “Così abbiamo girato l’Italia in Hobie Cat”. I fratelli Galimberti arrivano a Trieste!

  1. corradomarcelli // settembre 13, 2018 at 4:26 pm // Rispondi

    Grandi ragazzi, questa è la vera vela! Complimenti!!!!

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