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Siamo stati travolti da una tromba d’aria (ed ecco come ne siamo venuti fuori)

Il dettagliato racconto di Carlo Rimini che dieci miglia a sud di Gorgona ha dovuto affrontare una tromba d’aria. Ecco come ha fatto per passarla indenne: una testimonianza ricca di utili consigli!

Carlo Rimini e il suo equipaggio stavano navigando sul loro Oceanis 411 Ottobre Blu da Porto Venere alla Capraia: sembrava una tranquilla giornata di crociera, ma una tromba d’aria era in agguato. Il racconto concitato di Carlo è un estratto del bel servizio che troverete sul numero di ottobre del Giornale della Vela: e sappiate che la tromba marina è soltanto una delle avventure vissute dall’equipaggio di Ottobre Blu!

IN MEZZO ALLE TROMBE MARINE

“…Salpiamo da Genova Porto Antico verso Porto Venere. Passiamo una notte calmissima nella rada a nord del canale che separa Porto Venere dalla Palmaria. Uno dei posti più belli del mondo dove passare la notte. Alla mattina si parte per Capraia con un bollettino meteo non totalmente tranquillizzante. Dopo le prime due settimane di agosto torride, l’anticiclone africano si ritira e lascia il campo aperto ad un fronte di instabilità.

Sul Golfo del Leone soffia già il Mistral, ma sul Mar Ligure non c’è vento e il mare è ancora calmissimo. Sono previsti però temporali isolati di debole intensità. Confortati da quest’ultima annotazione, partiamo verso sud: 180° esatti. Sarà la traversata più impegnativa della nostra carriera di diportisti, esordio di due settimane di navigazione caratterizzate da una grande instabilità prodotta dal caldo eccessivo che si è accumulato in mare questa estate.

Tutto procede tranquillamente fino a ora di pranzo, una decina di miglia a sud della Gorgona. Poi un cumulonembo nero compare a ovest. Ha un’aria piuttosto scura per essere un temporale di debole intensità. Dopo un po’ dal suo margine meridionale si stacca un imbuto nero che arriva fino al mare. Diana, il nostro piccolo levriero italiano, è la prima a bordo ad accorgersi della tromba marina. Lei scruta sempre l’orizzonte in navigazione: odia i temporali come odia i gatti. Ringhia verso quella strana cosa che non porta nulla di buono. Alla sua base si vede – anche da dieci, forse quindici, miglia di distanza – una nuvola d’acqua. Intanto Ottobre blu avanza in una calma irreale.

Dopo circa una quarto d’ora la tromba perde intensità e si dissolve. Il temporale avanza lentamente verso nord-est senza sfiorarci. Il problema è che questi temporali, non solo non sono affatto di debole intensità, ma non sono neppure isolati. Oppure, sono isolati come i numeri primi: viaggiano sempre in coppia. Poco dopo un altro fronte si avvicina. Anche questo si muove verso nord-est, spinto dal vento che, sul Golfo del Leone soffia forte da Maestrale ma, all’altezza del dito la Corsica, viene piegato a Libeccio. Questa volta è probabile che ci prenda in pieno. Il problema è che, anche in questo caso, dal suo margine meridionale si staccano due trombe marine, forse un po’ meno intense della precedente.

Decidiamo subito, quando ancora il mare è completamente calmo e senza vento, di adottare un protocollo di emergenza per far fronte ad una tempesta. È quello letto su “Left for dead” di Nick Ward (edito in italia da Nutrimenti con il titolo “Abbandonati nella tempesta”), scritto da un sopravvissuto al tragico Fastnet del 1979. Parte da una considerazione semplice: l’analisi delle fonti di pericolo. Se la costa è lontana, gli unici pericoli sono il disalberamento, la caduta di una persona fuori bordo, l’entrata di acqua dalla coperta e – spesso dimenticato ma importantissimo – il rischio che un aggetto pesante ferisca un membro dell’equipaggio all’interno della barca. Le comuni trombe marine sono trombe d’aria di grado EF0.

Questo significa che al loro interno si sviluppano venti orizzontali e ascensionali di circa 60 nodi, non di più. La base è un vortice di poche decine di metri che si sposta in direzione variabile a qualche decina di nodi, non alza onde ma solo una nuvola di acqua vaporizzata. Nulla che possa seriamente impensierire Ottobre blu. La prima cosa che facciamo è chiudere non solo ogni vela, ma anche il bimini e lo spraywood, assicurandoli in modo che non si possano riaprire con il vento. Poi chiudiamo tutti gli osteriggi. All’interno mettiamo dentro gavoni e armadi qualsiasi oggetto pesante (libri, pentole, la batteria del motore elettrico del tender) che possa volare da una parte all’altra della dinette. Chiudiamo le porte fra la dimette e le cabine.

Chiudiamo le prese a mare. L’equipaggio sa che l’ordine, in caso di necessità, sarà quello di rifugiarsi tutti sotto coperta e aspettare che passi la buriana. Il secondo di bordo sarà il penultimo a rientrare, il comandante l’ultimo, entrambi assicurati con le cinture di sicurezza. Quando siamo pronti le due trombe marine si sono dissolte, ma il temporale è sempre più scuro e vicino a noi. Il mare è calmissimo e c’è poco vento. Dopo qualche minuto ne vediamo una terza: a duecento metri dalla nostra prua, come un fantasma bianco. Silenziosissima, solo un fruscio.

Si forma rapidissimo, proprio sopra di noi, l’imbuto nero. Non è dritto ma forma una spirale irregolare. L’ordine è perentorio: tutti dentro, tranne il comandante e il secondo. La vediamo passare a cinquanta metri dalla nostra prua: una nuvola impressionate d’acqua che ci danza davanti. Uno spettacolo affascinante. Quando è chiaro che non ci verrà addosso, abbiamo modo di fotografarla. Se ne va verso nord-est e si dissolve. Ma il peggio deve ancora arrivare. La tromba marina è la figlia impertinente del temporale: poi arriva il padre ed è di pessimo umore. Poco prima che ci investa in pieno, facciamo in tempo a vedere che c’è una barca di medie dimensioni che viene verso di noi. Poi più nulla.

Siamo sommersi da una pioggia torrenziale che impedisce di vedere oltre la prua. Il secondo di bordo legge per l’ultima volta l’anemometro: il vento passa in un attimo da 3 a 30 nodi. È l’ultimo dato rilevato, non solo perché nessuno ha avuto più tempo di guardare lo strumento, ma anche perché da allora non abbiamo più avuto notizie del rilevatore del vento in testa d’albero: disperso in mare. Anche in questo caso l’ordine è perentorio: tutti dentro. Ottobre blu se la caverà benissimo da sola. Si adagia su un fianco per la sola forza del vento sull’albero e sul boma, ma si rialza subito portandosi all’orza. Poi, riportato in rotta dal pilota automatico, si adagia di nuovo.

Noi siamo sotto e saremmo tranquilli se non fosse per il ricordo di quella barca che veniva verso di noi. Per fortuna hanno il trasmettitore AIS acceso (è uno strumento che andrebbe inserito fra le dotazioni obbligatorie per la navigazione oltre le 12 miglia!), ma continua a venire verso di noi da dritta. La sua immagine lampeggia in rosso sullo schermo per segnalare il pericolo di collisione. Ci mancava anche questa! Bisogna uscire per dare 20° a sinistra. Corretta la rotta, stare fuori è assolutamente inutile: non si vede nulla oltre la prua. Rientro in tempo per verificare sullo schermo che anche il comandante dell’altra barca ha corretto la sua rotta a sinistra. L’immagine della barca torna azzurra e smette di lampeggiare: allarme cessato. Dopo pochi minuti la pioggia diminuisce. Un peschereccio esce dalla nebbia e passa tranquillo a trecento metri sulla nostra dritta. L’elettronica, nostra e loro, ha fatto il suo lavoro: è un pensiero che lascia incerti fra tranquillità e inquietudine.

Carlo Rimini”

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9 Comments on Siamo stati travolti da una tromba d’aria (ed ecco come ne siamo venuti fuori)

  1. .. anch’io questate ho avuto un bruttisso ciclone, ero fuori dell’Albania, nel golfo di Valona. Per non far adagiare la barca sul fianco, con la sola alberatura, ho sempre governato tenendo il vento a poppa e per non rischiare di finire a terra, ho innestato il motore a marcia indietro … Dopo 20 minuti solo pioggia, è andata bene ! A bordo in 2 ultra settantenni !

  2. arrivato al “Mistral”, invece del Maestrale, ho interrotto la lettura.
    Stammi bene

    • Mah … aiutami a capire.
      Carlo scrive “Sul Golfo del Leone soffia già il Mistral, ma sul Mar Ligure non c’è vento e il mare è ancora calmissimo”
      Tu invece “arrivato al “Mistral”, invece del Maestrale, ho interrotto la lettura.”
      Per quanto ne so io il vento che scende da NO dalla valle del Rodano fino al Golfo del Leone è un vento locale che si chiama Mistral.
      Il fatto che arrivi dalla stessa direzione del Maestrale non aiuta a farne capire le differenze e le (violente) caratteristiche
      Il Meltemi come lo chiami?

  3. HookVelastregata // settembre 4, 2018 at 10:11 pm // Rispondi

    Beh, secondo me non bisogna rischiare perchè questo non è un gioco. Se devi arrivare da A a B e hai aspettato 3 giorni che il tempo migliorasse…. aspetta il quarto… e il quinto se necessita ma non rischiare. fare una traversata in condizioni di tempo malverso previsto è da incoscienti e non solo, quando poi stai nella merda…. perchè poi ci stai e chiami il my day, inneschi meccanismi in cui altri, rischiano la vita per la tua leggerezza e insulsaggine, al fine di salvarti. Quello che hai raccontato non fa di te un eroe o un capitan findus, ma un incosciente che ha messo a repentaglio la sua sicurezza e quella di quanti erano al tuo seguito.

    • Anche qui, astio inutile
      Carlo scrive “Sono previsti però temporali isolati di debole intensità. Confortati da quest’ultima annotazione, partiamo verso sud: 180° esatti”
      Tu invece “Se devi arrivare da A a B e hai aspettato 3 giorni che il tempo migliorasse…. aspetta il quarto… e il quinto se necessita ma non rischiare. fare una traversata in condizioni di tempo malverso previsto”
      Ogni tanto i velisti sono strani …

    • Come ho scritto, il cattivo tempo non era previsto (e quest’anno è successo con insolita frequenza). Sia le mappe dettagliate dei siti specializzati in previsioni meteomarine, sia il bollettino trasmesso sul canale 68 prevedevano, per il breve tratto di mare da attraversare e per tutto il periodo, assenza di vento e mare calmo. Il canale 68 indicava “isolati temporali”. Approfondendo sui siti meteorologici specializzati si scopriva la ragione: un possibile debole fronte di instabilità proveniente da NW. Andando per mare, può capitare di trovare situazioni meteo diverse da quelle previste. Succede, l’importante è fare il possibile per non essere impreparati. In fin dei conti non è diverso per i commenti nel mare del web: può capitare di trovare qualcuno di cattivo umore.

  4. Mah … aiutami a capire.
    Carlo scrive “Sul Golfo del Leone soffia già il Mistral, ma sul Mar Ligure non c’è vento e il mare è ancora calmissimo”
    Tu invece “arrivato al “Mistral”, invece del Maestrale, ho interrotto la lettura.”
    Per quanto ne so io il vento che scende da NO dalla valle del Rodano fino al Golfo del Leone è un vento locale che si chiama Mistral.
    Il fatto che arrivi dalla stessa direzione del Maestrale non aiuta a farne capire le differenze e le (violente) caratteristiche
    Il Meltemi come lo chiami?

  5. Ogni volta che scendo a sud della corsica e rientro verso Il golfo di Spezia a fine agosto si presentano fronti molto importanti tra Liguria e Toscana. Non si scherza ma pressione, temperatura e velocità aiutano a capire quanto ti puoi fidare o meno, assieme ovviamente a due o tre “visioni” e previsioni metoereologiche dei vari siti a disposizione. Il resto lo fa il tuo buon senso… che di solito sopraggiunge quando decidi di rientrare tempestivamente dal nord della Sardegna o da sud della Corsica vero il sud dell’isola d’Elba, cercando di anticipare quello che di notte vedi all’orizzonte, illuminato dalle saette che si dividono tra il dito della Corsica e l’entroterra. Sapendo o sperando che comunque si divideranno per effetto degli scambi termici o anche per effetto della fortuna.. sapendo che in caso contrario hai sempre delle vie di fuga verso Livorno (nonostante le difficoltà in caso di mare formato) se punti ad esempio La Spezia. I fulmini quest’anno sono stati molto pià intensi degli altri anni… ma igrometro, termometro e anementro… aiutano a capire assieme all’orologio e alle previsioni prese con un buon anticipo e buon senso, se stai facendo una grande cazzata o se puoi gestire la situazione.

  6. Queste mi sembrano considerazioni molto sagge. Poi, nel dubbio, è certamente meglio rinunciare: meglio fermarsi uno scalino sotto rispetto a ciò che si sa di poter gestire con il proprio equipaggio. Resta la considerazione per cui quest’anno i fronti temporaleschi sono stati molto più intensi della norma e molto più intensi rispetto a ciò che le previsioni indicavano. Nell’articolo cartaceo completo che sarà pubblicato sul prossimo numero del GdV racconto che cosa è accaduto al Giglio pochi giorni dopo la tromba marina: è affondato un motoscafo di 15 metri nel corso di una tempesta improvvisa e assolutamente non prevista, arrivata al termine della classica giornata afosa estiva, cogliendo di sorpresa decine di barche di ogni dimensione (dai battelli turistici, ai piccoli gommoni noleggiati in porto per la giornata, alle canoe). Questa è una vicenda che fa riflettere sui cambiamenti climatici e sui pericoli conseguenti, forse più della tromba marina che, in fin dei conti, è stato un fenomeno innocuo per quanto di un certo impatto emotivo e non previsto.

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