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Prendete ago e filo e imparate l’arte della calaverna!

Il nostro Adriano Gatta vi svela tutti i segreti dei rivestimenti cuciti in pelle con cui potrete proteggere, in modo impeccabile ed elegante, i “punti deboli” (e non solo) della vostra barca

Abbiamo chiesto al nostro Adriano Gatta di svelarci tutti i segreti dell’arte delle “calaverne”: ovvero i rivestimenti cuciti in pelle con cui Gatta ha impreziosito la propria barca. Soluzioni che proteggono dall’usura gli elementi “a rischio” di una barca (attacco delle sartie, piede d’albero, fili elettrici tanto per citarne alcuni) e sono un piacere per gli occhi. Amanti del fai-da-te, buona lettura e… ago e filo alla mano!

L’ISPIRAZIONE VIENE DALLA NATURA
Realizzare calaverne è un’arte. Prima di sapere che cosa sono, come si fanno, chi le fa, a cosa servono, iniziamo dicendo che esistono due tipi di calaverne o galaverne, una naturale e una artigianale, eseguita dall’uomo. Pare che la seconda abbia preso il nome dalla prima, ecco le due definizioni:

1. calavèrna (o galavèrna), s. f. [etimo incerto]. – Brina o nebbia che, nelle notti umide e di freddo intenso, si cristallizza sui rami e le foglie degli alberi, sui fili telegrafici e sim., formandovi come un rivestimento di ghiaccio o di neve. 


2. calaverna/galaverna, s. f. – Nell’attrezzatura navale, rivestimento di protezione, di cuoio o di tela, contro l’usura di un oggetto costretto a strisciare continuamente su un altro.


Capito la similitudine? In natura la galaverna è un fenomeno di sublimazione che ricopre rami, foglie, etc. con cristalli di ghiaccio (se invece riveste le stesse parti con uno strato uniforme di ghiaccio semitrasparente, si chiama gelicidio): il suo “omologo artigianale” è la calaverna nautica, che con pelle o cuoio ricopre uniformemente oggetti ed attrezzature.

IL DECALOGO DELLA CALAVERNA
Ma veniamo a ciò che interessa: come farle? Che pelle usare? Io ho imparato a realizzarle sfruttando gli scarti di lavorazione del cuoio di mio figlio, che con la realizzazione di armature, scudi, maschere da guerra per i giochi di ruolo si è pagato gli studi universitari. Partiamo con quello che io chiamo il “decalogo” della calaverna:

1. Si tratta di un lavoro che con un po’ di pazienza e di tempo a disposizione potete fare da soli (lo otterrete come volete voi, risparmierete un sacco di soldi e, soprattutto, sai che soddisfazione!!!!).

2. Il materiale è di facile reperibilità, potete usare i ritagli e gli scarti di lavorazione che costano meno. Su internet potrete trovare tutto il necessario: pelle e cuoio normalmente in gradazioni del marrone chiaro, ma se ne trovano di ogni colore, aghi dritti e curvi, una pinzetta a punta fine, filo cerato di vari colori per le cuciture, un piccolo trapanino per forare in modo regolare la pelle (è quella più usata) o il cuoio (va bene anche un punteruolo), un metro da sarto ed un pennarello indelebile a punta fine per segnare i fori.Il colore del filo potrete abbinarlo o in nuances, o con colori contrastanti (molto usato, sulla pelle color biscotto, il filo rosso o turchese).

3. Sempre su internet potrete trovare le varie forme di punti di sutura possibili e scegliere quelle che, a livello estetico, più vi aggradano. Per la cronaca, riporto qui quelli che sono i più utilizzati.
XXXXX
X X X X X
0000000
l l l l l
l/l/l/l/l/l/l
lXlXlXlXlXl
VVVVVVVV
a scomparsa

4. Usate il lato liscio (lucido) della pelle per le parti che non subiscono usura e quello scamosciato dove avete bisogno di un bel grip di aderenza (la cosa è molto soggettiva, io farei tutto col lato scamosciato-ruvido all’esterno).

5. Scegliete colori chiari. Come quella umana, anche la pelle di vacca (mucca, che deriva dallo svizzero Mugg e indica le loro vacche da latte, in italiano non esiste) si abbronza al sole e tende a scurirsi, anche molto. Il vantaggio è che non si scotta e non ha bisogno né di protezione 40/80 né di doposole. Come avrete capito la pelle e il cuoio normalmente usato è di bovino. Quando sentite parlare di scamosciata, e lo può essere da entrambe i lati, state tranquilli che il camoscio non c’entra e la forestale non vi darà mai una multa. Se però volete un timone in pelle di pitone…

6. Per rivestire la ruota del timone fatelo in tre terzi unendoli poi fra loro con punti a scomparsa e lasciate le cuciture sul lato interno della ruota altrimenti con le mani le rovinereste in poco tempo.

7. Lasciate le cuciture, sempre che non siano sul lato usurabile, in vista. Sono molto belle da vedere.

8. Se dovete dare una forma ben precisa alla pelle o al cuoio, bagnatelo in acqua e modellatelo prima di cucirlo. Ricordate che asciugandosi tende a restringersi…quindi calcolate bene le misure.

9. I fori per le cuciture fateli circolari con un fora-cuoio da calzolaio o un trapanino a punta sferica, non bucate con il coltello o le forbici; il taglio sotto la tensione della cucitura tenderebbe ad allungarsi e a rompere la pelle.

10. Lo spessore della pelle varia a seconda delle parti che dovete ricoprire. Fate prima delle dime con la carta, eviterete sprechi di materiale.


CHE COSA RIVESTIRE

Attrezzature più adatte a essere rivestite con una calaverna sono la scaletta di poppa, gli arridatoi delle sartie (i mignoli dei piedi ringraziano), il piede d’albero, la ruota del timone, i fili elettrici delle strumentazioni (gps, navigatore, consolle). La scorsa estate, durante le soste forzate in porto a causa del Maestrale in Sardegna, ho ricoperto il carter del fuoribordo del tender… forse ho esagerato? Sempre meglio della tristissima e sbiadita copertura in sintetico fornita di serie!


Le calaverne sono un “must” a bordo delle barche d’epoca, tra bozzelli, pastecche di legno, piombature dei cavi in acciaio e via discorrendo. Vorrei però chiarire una cosa: queste coperture non sono esclusiva di pregiatissime barche classiche. Certo, su un’ultraleggera barca da regata in carbonio non è certo il caso di fare la calaverna ai foil ma per una barca vecchia maniera, dislocante, che non ha velleità corsaiole un tocco di vintage non guasta, anzi darà un certo tono elegante alla vostra imbarcazione. 
Concludendo, ricordatevi che potrete ricoprire tutto ma non fatevi prendere la mano da questa passione (poiché tale diviene) perché rischiereste di appesantire la barca. Per info e consigli potete scrivermi a gatta.adriano.56@gmail.com.

Testo e foto di Adriano Gatta

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