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Enrico Malingri: “Ho provato l’Ice Cat 61 e… mi sono convertito ai multi!”

La storia di una navigazione anticonvenzionale, dal Po a Brindisi, a bordo di una barca anticonvenzionale (il nuovo Ice Cat 61), raccontata da un grande marinaio: Enrico Malingri, che dopo 40 anni di monoscafi ci svela la sua “conversione” al mondo dei multiscafi

ice cat 61
Era da un po’ che questa cosa era nell’aria.
Da una telefonata di Marco Malgara, patron del cantiere Ice Yachts, a settembre: “Enri appena abbiamo abbastanza acqua nel Po portiamo il nuovo Ice Cat 61 a Porto Garibaldi, lo alberiamo e poi me lo trasferisci a La Spezia?”

La cosa mi ha intrigato subito perché conosco Enrico Contreas da una vita, e con il suo fido braccio destro Luigi Cirillo, designer della estetica ed interni, ho seguito a distanza l’evoluzione del mezzo durante la sua costruzione.

Sui multiscafi così grossi non ho mai navigato e vedendone in giro parecchi, avevo una grande curiosità di provare come navigano ed una navigazione di 1050 miglia in Mediterraneo in inverno avrebbe costituito una ottima occasione.

Come tutte le barche costruite da Ice Yachts, anche l’Ice Cat 61 è costruito in fibra di carbonio ed resina epossidica in infusione, quindi una barca leggera e rigida da vero cruiser/racer. Questo da una garanzia di solidità e performance. I cat più di ogni altra barca devono essere imperativamente rigidi e leggeri.

Arriviamo a Porto Garibaldi il 9 febbraio, ho trovato una finestra meteo per avere vento da NW per scendere lungo le coste dell’Adriatico verso il canale di Otranto. Ci sono continue perturbazioni che passano, da NW verso SE portando vento e pioggia.

Dopo 40 anni sui monoscafi, la prima impressione salito a bordo è “lo spazio”, ce ne è veramente tanto, il pozzetto riparato dalla tuga e il suo tetto è immenso, il salone attiguo separato da una grande porta a vetri mi dà la stessa sensazione.

La rete tra i due scafi di prua può ospitare comode 10 persone a prendere il sole… poi c’è tutta la tuga ed il pozzetto….20/25 persone sul ponte… è come averne 12 su un monoscafo di pari lunghezza.

Sopra la tuga sono posizionati 6 panelli solari che neanche li vedi, ho dovuto contarli. Mi viene in mente il party in mezzo al mare, della riedizione del film “Point Break”.

Qualche piccolo preparativo, spesa, nafta , acqua e poi verso le 17,30 salpiamo.Con me a bordo, il fidato Fiore che collabora con il cantiere, Giulio che ha in costruzione un Ice Cat 67, il mio vecchio amico Paolo possessore di un Moana 33, infine Andrea Viganò d ella omonima Veleria di Milano che ha fornito le vele al Cat e le vuole provare.

La barca è veramente larga e inizialmente un po’ di timore a navigare negli spazi angusti del porto canale c’è. Un uomo al timone su uno scafo ed una vedetta sull’altro.

Finalmente in mare aperto, issiamo la randa, ma come da previsioni ci aspetta una nottata di poco vento, Ice Cat 61 ha due motori da 75 cv, li mettiamo a 2500 giri , velocità 9,6 kn. Riduciamo la randa, che così frena meno, tanto non ti devi preoccupare del rollio.

Verso la mattina inizia a salire il vento prima da N/NE e poi in rotazione verso N/W.
Spegniamo il motore e diamo tutta randa e il fiocco, la barca scivola leggere sulle onde ,che via via iniziano a formarsi a 10/12 nodi di velocità.

Devo confessare che da monoscafista mi aspettavo di trasferire un “Camper” con un discreto effetto cassone nelle onde, probabilmente veloce ma problematico.

Già nella notte, in assenza di rollio la sensazione è di grande stabilità, poco movimento.

Via, via nel corso della giornata il vento sale sui 18/22 nodi e le onde aumentano, la barca inizia a filare, 12/15 nodi, planate a 16. Siamo con il vento reale a 170° e l’apparente a 140°.

La sensazione è incredibile, due scafi, due derive mobili con poca resistenza idrodinamica, due timoni, il risultato è una barca sulle rotaie che va dritta come un fuso e non offre nessuna resistenza all’avanzamento.

Prendo il timone, la poppa con diversi oceani attraversati è la mia specialità, ma dopo poco mi accorgo che qui non la posso esprimere più di tanto, la barca va dritta come un fuso, nessun accenno a straorzata, nessun effetto pendolo nelle onde, la barca è piantata con un rollio inesistente. Dopo mezz’ora attacco il pilota, tanto non faccio nessuna differenza.

Dopo poco mi rendo conto che la planata la devi seguire bene sugli strumenti, se no non ti accorgi di quale portata abbia, non riesci a capire se hai planato a 14 o a 16.

Poi mi accorgo che la barca in planata oltre diciamo i 14 nodi si alza di 30 cm sull’acqua e fila via come un razzo, con il vento apparente che aumenta in proporzione e te la prolunga.

Verso sera controllando gli strumenti vedo che c’è un SOG Max registrato di 18,4 nodi, sarà stato in una delle tante planate, me ne ricordo 3/4 più intense, ma non saprei dire quale.

A sera riordino le idee e inizio a formarmi le mie prime vere sensazioni sui MULTI e nello specifico Ice Cat 61. Dopo una giornata piena in navigazione con onda corta e ripida tipica dell’Adriatico, per le 20.00 passiamo al traverso di Vieste nel Gargano, sono passate 15 ore e siamo già qui.

La barca mi dà grande sicurezza, abbiamo ridotto la randa verso sera con 20/22 nodi , inizia a formarsi parecchia nuvolaglia e ci sono temporali previsti nella nottata.

Nonostante questo, continuiamo a filare sui 12 e passa nodi, cuciniamo senza para pentole, la barca è “sempre dritta”, appoggi una bottiglia sul piano della cucina e ripassi dopo un ora e qualche planata oltre i 14 nodi e lei è li dove la hai lasciata.

Non c’è la chiglia con il bulbo attaccato in fondo, e con esso scompare l’effetto pendolo
tipo dei monoscafi in poppa, che accentua le straorzate, vero pericolo delle planate veloci.

Non hai il problema di ridurre troppo la randa se no rolli, quindi se vuoi essere prudente lo puoi fare senza problemi.

E’ febbraio e fa freddo soprattutto di notte, ma qui in pozzetto sei sempre al riparo da acqua e vento. Poi avanti si va dentro e fuori dal salone/plancia dove c’è un bel tepore, dato da due Eberspaecher posizionati in ognuno dei due scafi.

La visibilità al carteggio è a 360 gradi, lì c’è un plotter e puoi comandare anche il pilota, così puoi tenere sotto controllo la situazione al calduccio. Quindi il comfort anche in navigazione con mare, vento, freddo e pioggia è massimo.

Ora ho anche la certezza, che se aumentasse molto il vento, ammaino tutta la randa, e
la barca tirata per il naso dal fiocco, naviga benissimo leggera sulle onde.

Ci avviciniamo al Gargano, c’è segnale 3G, scarico un file grib meteo e vedo che il vento è in rotazione da E, ed in aumento a 25 nodi nei temporali. Mi dico “mmh con il traverso inizia la rumba, ora vediamo”.

Il vento ruota come aspettato al traverso ed aumenta sotto il primo piovasco, preventivamente abbiamo ridotto la randa avvolgibile nel boma all’equivalente di 2 mani.

La barca parte a 12/14/16 nodi come niente, abbiamo la vecchia onda in poppa ed ilvento al traverso, le planate  si susseguono per un’oretta siano a che il vento molla, tra un piovasco e l’altro.

Sono sorpreso: la barca non rolla, non c’è l’effetto cassone che mi aspettavo, è soprattutto asciuttissima, mi aspettavo qualche classica lavata, ma  ciò non succede. Lo scafo sopravento sposta così poca acqua che non c’è il classico scontro tra l’acqua mossa dalla barca al suo passaggio e l’onda che sopraggiunge.

Piove e siamo al riparo in pozzetto sotto la tuga, con uscita al timone ogni 3/4 minuti e controllare l’orizzonte, sana e vecchia abitudine anche se ora cerchi di vedere quello che radar ed Ais hanno già individuato.

Lascio la randa ridotta e riesco con 14 nodi di vento reale a tenere comunque la velocità sopra gli 8 nodi. Dobbiamo sbarcare Andrea e Giulio a Brindisi e non mi interessa arrivare con il buio.

Alla mattina alle 7.00 siamo al largo di Brindisi, decido di entrare percorrendo apposito canale segnalato sulle carte, di entrata delle navi, e mi trovo costretto a risalire per 3/4 miglia contro il mare ed il vento, con Fiore che mugugna, ora che il vento è salito a 25/28 nodi.

Risaliamo con randa e motore, sotto un piovasco, le onde sono accentuate dalla corrente che sale verso nord e sono di 2/3 mt. sono al timone e qui con due scafi da gestire per non spiattellare troppo nelle onde, devo usare un po’ di maestria al timone. Qui l’effetto multi si sente, ma si avvertirebbe anche su una monoscafo con carena di ultima generazione.

In porto dobbiamo fare una manovra di ormeggio con vento sui 20 nodi e seppure ci sia spazio per arrivare di poppa al pontile, inizialmente la affrontiamo da come si è soli fare su una barca normale, avanti ed indietro con il motore e destra/sinistra con il timone.

Dopo un primo tentativo fallito perché il vento ci sposta di traverso la poppa, si riprova,a quel punto mi viene  in mente che abbiamo due scafi e due motori quindi qui la tecnica va cambiata radicalmente.

Per girare timone al centro, un motore avanti ed uno indietro, quando si vuole girare in retro uguale, usi solo il motore dalla parte che vuoi far girare.

Così quello che mi sembrava un incubo, cioè ormeggiare una cosa che è larga 8,50 mt x 18,60 mt e sviluppa quindi 158,10 mq di area complessiva diventa, prendendoci la mano, un gioco da ragazzi.

Contreas ha posizionato il bow thruster al centro dello scafo di destra, per avere i pesi centrali, devo dire che è stato un colpo di genio. Riesci a fare quel movimento di traslazione a 90 gradi di solito impossibile. Ottimo quando arrivi in banchina all’inglese e comunque per stare al centrato, in manovra al pontile.

La barca dentro è veramente spaziosa con:

Scafo di destra da poppa verso prua:
• una cabina armatoriale.
• una cuccetta nel corridoio.
• grande bagno con doccia separata enorme.
• cabina marinai con due letti wc / lavabo, entrata dal ponte o tramite portello che da nella doccia bagno.

Scafo di sinistra da poppa verso prua:
• cabina a due letti, belli spaziosi.
• corridoio con armadio e un lavabo a scomparsa dietro una anta scorrevole.
• bagno con doccia.
• grande cabina a 2 letti.

Salone spazioso, vetrata panoramica a 360 gradi, con tavolo pranzo e relativo divano a L, cucina con isola centrale, carteggio e mobili perimetrali.

Le sale macchina sono a poppa in ogni scafo con accesso dal pozzetto.

Non avrei mai detto prima di provarla, ma se devo ripartire per un secondo giro del mondo, questa è la barca che sceglierei senza esitazione.

Bisogna essere ben dotati di possibilità di riduzione delle vele in abbondanza, trinchetta su secondo strallo mobile, dove si può armare anche una tormentina, randa a 3 o 4 mani.
Poi Solent, Code 0, Gennaker per quando c’è poco vento in poppa.

Spazio a volontà, pescaggio di 1 /1,5 mt. , inoltre dimenticavo che la barca ha un estetica molto bella da racer/cat veramente moderna ed accattivante. Sono stato in 3 posti a fare rifornimento e i commenti sono piovuti a raffica in banchina.

Ma cosa volete di più?

Over and out
Enrico Malingri

www.iceyachts.it

 

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