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Coppa America: non è un’ala rigida, non è una randa classica, ma allora cos’è? Ecco la “doppia randa”

La Coppa America si conferma , una volta di più, la frontiera tecnologica del nostro sport: ecco l'ultima "genialata" di Team New Zealand, la nuova "ala morbida" per gli ac75

E’ il battito d’ala del genio, l’ebbrezza dell’invenzione, la consapevolezza di essere ancora una volta avanti a tutti. I geniali kiwi sono tornati e ancora una volta lo fanno per stupire. Dalle menti di Glenn Ashby (skipper di Emirates Team New Zealand nell’ultima America’s Cup), Burns Fallow (storico disegnatore della North Sails dal 1988 con cinque campagne di Coppa America con Team New Zealand e lo sviluppo dell’ala degli AC72 all’attivo), con il contributo del design team di Luna Rossa (e questa per la vela italiana è un’ottima notizia) ecco a voi il prototipo della randa che vedremo all’opera sui futuri, e futuristici, AC 75. E’ stata testata ad Auckland su un trimarano e presto, prestissimo, entrerà a far parte della regola di stazza dei futuri AC75, regola che verrà resa nota entro il 31 marzo prossimo.

Non è un’ala rigida, non è una randa classica, ma allora cos’è? L’hanno definita “ala morbida” e non è una sola randa ma bensì….doppia. Cosa si sono inventati i kiwi? Si tratta di un albero, prodotto dalla Southern Spars, con una sezione a D sulla quale vengono issate, su due canalette separate e perfettamente parallele, due rande, una per lato. L’obbiettivo dichiarato era quello di riprodurre la transizione del fluido (l’aria) dall’albero alla vela in una forma perfettamente aerodinamica, senza i “salti” o le “curve” di un rig tradizionale, con un effetto finale che ricordi appunto quello di un’ala.

La grande innovazione sta nell’avere un sistema di vele con caratteristiche di performance vicine a quelle di un’ala, ma che possa essere facilmente issato e ammainato, con la possibilità di fare anche cambi di vela in acqua tra una regata e un’altra. Un’anticipazione di ciò l’aveva data il team di Bella Mente del New York Yacht Club, che in una conferenza pubblica con Terry Hutchinson aveva mostrato delle immagini che andavano già nella direzione della soluzione dei kiwi.

Non sappiamo, data la segretezza dei dati sensibili ottenuti durante il test, se tutti gli obbiettivi dichiarati sono stati raggiunti, ma sicuramente si tratta di una soluzione originale che aumenta ancora di più la curiosità verso le prossime barche della Coppa America.

“Oltre alle regolazioni convenzionali della randa, questo concetto consente il controllo del twist e del  camber in testa alla randa tramite un braccio di controllo sulla parte superiore del rig che sarà molto interessante per noi velisti che arriviamo dalle ali rigide dell’AC50 “ ha spiegato Glenn Ashby.

Il percorso poco aerodinamico del flusso d’aria su un armo classico. Nb: il disegno non ha alcun valore scientifico ma è puramente esemplificativo dei concetti espressi in quest’articolo

Il sistema a doppia randa. Nb: il disegno non ha alcun valore scientifico ma è puramente esemplificativo dei concetti espressi in quest’articolo

Un esmpio di variazione del camber. Nb: il disegno non ha alcun valore scientifico ma è puramente esemplificativo dei concetti espressi in quest’articolo.

In pratica, semplificando di molto i termini, sarà possibile regolare la torsione della curva d’uscita della randa (twist) e lo spessore del profilo alare (camber), a seconda delle condizioni di vento.

Mauro Giuffrè

23 Comments on Coppa America: non è un’ala rigida, non è una randa classica, ma allora cos’è? Ecco la “doppia randa”

  1. Bella ma non nuova.
    Per le barche nostre.
    Applicare agli alberi attuali due rotaie parallele. Usare la canaletta centrale per far scorre le due dime distanziatrici e il gioco e fatto.

    Attrezzisti e velai ringraziano

  2. Robert Emanuel Fischer // febbraio 25, 2018 at 1:12 pm // Rispondi

    Two Is Better Than One
    Il test di Emirates Team new Zeland, è servito per verificare se questa intuizione potesse essere sviluppata concretamente, un passo avanti verso la finalizzazione della regola di classe che dovrebbe essere pubblicata il 31 marzo, credo che anche questa innovazione si muova nella direzione di volere costruire una vera barca a vela dove l’equipaggio sia in grado di issare ed ammainare le vele in completa autonomia ed in ogni situazione senza l’ausilio di un team specializzato di 20 persone ed una gru necessari ad armare un ala rigida.

  3. Credo che non sia poi così nuova; mi pare di ricordare che fu sviluppata sul Classe C internazionale per l’allora Piccola Coppa America (di cui nessuno parla ma che fu premonitrice (in bello) degli AC più recenti. Si trattava del C Class italiano Signor G.

  4. Adolfo Mellone // febbraio 25, 2018 at 8:33 pm // Rispondi

    Vecchia di più di 40 anni. Io ne ho visti i disegni una sera in casa di Biagi (allora, intorno al ’75, tecnico FIV), il prodiere di Pivoli, che stava preparando una sfida per la Piccola Coppa America. Randa interamente steccata, balumina che si metteva in tensione con una ruota Holt per regolare la freccia. Una ennesima bufala del G.d.V. !

    • Mauro Giuffrè // febbraio 25, 2018 at 9:46 pm // Rispondi

      Buonasera Adolfo,
      Sono l’autore dell’articolo, sappiamo bene che in passato ci sono stati diversi esperimenti di profili simili ma quello in oggetto verrà realizzato su un 75 piedi foiler e questo, ci corregga pure se sbagliamo, è sicuramente una prima volta. Inoltre credo che sul funzionamento meccanico del sistema ci siano notevoli differenze rispetto agli esempi passati. Questo per dire che una cosa è il principio teorico, già esplorato, una cosa la messa in pratica che vedremo, assolutamente inedita.
      Cordialmente

  5. Adolfo Mellone // febbraio 26, 2018 at 1:49 am // Rispondi

    Con altrettanta cordialità… è chiaro che dopo più fi 40 anni qualche aggiornamento ci possa essere,resta il fatto che l’idea non è affatto nuova. La barca, ovviamente un cat, mi pare si chiamasse miss Lancia. Sarebbe divertente rintracciare Pivoli o Biagi, se come spero sono ancora dei nostri, per sentire i loro pareri.

    • Alberto Gualandi // maggio 23, 2018 at 7:02 pm // Rispondi

      sfortunatamente Cesare Biagi non è più con noi lo sono ancora invece (fortunatamente) Franco Pivoli e Alberto Gualandi (che sono io) che di Miss Lancia prima e Di Signor G poi erano timoniere e prodiere; L’idea è assolutametne uguale a quella delle barche citate che però furono pensate e realizzate 40 e 38 anni fa; e l’idea era veramente fantastica

  6. Ovviamente non è proprio la stessa cosa, però nei windsurf esistono da sempre le vele con i camber che fanno una cosa simile, di fatto quando si passa da una mura all’ altra bisogna dare una pompata con la vela in modo da far girare il camber e invertire il profilo. Rispetto a una vela non camberata la differenza è grande!La vela è più veloce, ma soprattutto invece di tirare la senti che spinge in avanti, inoltre è molto più stabile e regge meglio le raffiche. Sono contento che finalmente anche sulle barche si cominci a vedere qualcosa!!!! (Fino ad ora ci sono stati solo prototipi)

  7. Nihil novi sub sole!

  8. Franco Pivoli è vivo e naviga con noi, non so di Biagi. Ricordo anch’io il progetto della vela per Miss Lancia (direi, Signor G forse era successivo) e la Little America’s Cup, prima decaduta e poi superata dagli eventi… chi l’avrebbe mai detto.
    Aggiungo solo che qualcosa del genere era stato sperimentato anche sui windsurf da record di velocità. D’altra parte è un concetto aerodinamico di base.
    Non sarà Sea Horse, ma non serve essere così tranchant con il GDV. In privato lo sono stato anch’io, ma mi hanno redarguito… Apprezzabile la risposta “moderata” di Giuffrè. Ciao.

  9. Quando leggo questi articoli, resto costernato.
    Mi spiace esprimermi in senso negativo, ma personalmente non apprezzo il facile sensazionalismo.
    Anche se siamo sul Web, se ne siamo capaci, cerchiamo di dare una comunicazione corretta che alzi il livello di cultura e della discussione.
    E’ giusto dire che questa è una vecchissima idea e forse per qualcuno un nuovo business, ricucinato con moderne tecnologie.
    Chi non è completamente a digiuno di queste cose, l’ha già vista decine di volte su tutti i vecchi testi che parlano di aerodinamica delle vele.
    Era citata da Marchay e, per quanto ricordo, è stata costruita e provata con successo negli anni 70 all’AYRS (Amateur yacht Research Society). Una soluzione persino più avanzata è stata concepita anche in Italia sul “Signor G”, un vecchio catamarano classe “C” che ha partecipato, senza successo, alla Piccola Coppa America del 1980.
    Perché senza successo? Chiedetevelo, informatevi e capirete quanto vale questa soluzione e perché non ha avuto un seguito commerciale.
    Posso solo dire che, da un punto di vista strettamente aerodinamico, era e purtroppo rimane, la soluzione banale per il velista entusiasta che ha bisogno di credere nella genialata, senza capir tanto di aerodinamica.
    Per fortuna l’industria (anche quella della vela) lavora in una logica di R&D e le genialate sono Fake poco apprezzate dai tecnici.
    Sull’altro versante ci sono però i Clienti, i tanti bravi velisti che credono, non capiscono, ma alla fine comprano.
    Certamente la doppia randa è meglio del palo in carbonio + randa singola, ma per le competizioni, è un deciso passo indietro rispetto alle ali rigide che abbiamo visto negli ultimi 30 -40 anni.
    Ogni tanto qualcuno, si sveglia e la ripropone come fosse la pensata del secolo.
    Ora si stanno muovendo persino la North, i Kiwi e Luna Rossa e tutti danno per scontato che sarà il nuovo stato dell’arte.
    Se non sarà lo stato dell’arte, va bene lo stesso, basta crederci.
    Spero di sbagliarmi, ma tanto dura quel che dura. In Coppa America ci toccherà vedere anche questa.
    Non è una novità

  10. Robert Emanuel Fischer // febbraio 27, 2018 at 12:41 pm // Rispondi

    Apprezzo moltissimo il lavoro del Giornale della Vela, poche ore dalla pubblicazione sul sito di Emirates New Zeland hanno divulgato la notizia, punto.
    Un piccolo Team di New Zeland & Co. sta testando una doppia randa che potrebbe essere inserita nelle nuove regole di classe e ne spiegano gli eventuali vantaggi. Non dicono assolutamente che sia una novità assoluta come non dissero di essere stati gli inventori dei pedali utilizzati dai ciclisti/grinder
    Non capisco invece gli appassionati di polemica gratuita, se conoscono gli inventori dei pedali è giusto che questi vengano da loro ricordati magari con toni privi di inutile livore.

  11. Mauro Pelaschier // febbraio 27, 2018 at 3:43 pm // Rispondi

    Studiate un pò di vela dai…..è Vecchia………… qui in Italia le Heru sails già da un tempo….anche per il windsurf le challenger sail le commercializzano da tempo……..

  12. Adolfo Mellone // febbraio 28, 2018 at 3:07 pm // Rispondi

    Ho solo commentato una vostra baggianata. Se conoscevate i precedenti non avreste dovuto presentare la “doppia randa” come il frutto dell” ingegno di …”. Comunque non sono stato il solo a puntualizzare.

    • Buonasera Rodolfo. Ma lei è certamente libero di commentare come vuole e ci auguriamo che continui a farlo. Come noi siamo liberi sul giornale per il quale lavoriamo di dare il taglio che riteniamo più opportuno alle notizie e pubblicarle con i tempi che riteniamo giusti secondo il flusso che imprimiamo al nostro sito web. E’ sull’originalità della soluzione kiwi se avrà letto fino in fondo l’articolo pubblicato oggi, noi ne puntualizziamo il valore, ma non staremo qui a parlare per sempre, non ne facciamo una questione di principio. Ci auguriamo di leggerla spesso e ancora sulle pagine di GDV. A presto.

      Mauro Giuffrè

  13. Marco Pellanda // marzo 4, 2018 at 7:54 pm // Rispondi

    C’è differenza tra parlar chiaro e dare degli ignoranti con una certa acredine.
    Certo che a 68 anni suonati (suonati?) si ha il diritto di parlar chiaro.
    Io, a 81 anni, me ne staro’ zitto zitto ad ascoltare il cicaleccio.
    Marco Pellanda- Venezia Dom 4 Mar 2018

  14. Alberto Gualandi // maggio 23, 2018 at 7:10 pm // Rispondi

    sfortunatamente Cesare Biagi non è più con noi lo sono ancora invece (fortunatamente) Franco Pivoli e Alberto Gualandi (che sono io) che di Miss Lancia prima e Di Signor G poi erano timoniere e prodiere; L’idea è assolutametne uguale a quella delle barche citate che però furono pensate e realizzate 40 e 38 anni fa; e l’idea era veramente fantastica mancò soltnato un po’ di tempo anche perchè almento per ciò che riguarda il sig. G c’eramno anche altre idee formidabili tutte dovute alal capacità di due tecnici straordinari che si chiamavano Bergamini e Marazzi

    • Adolfo Mellone // maggio 23, 2018 at 7:55 pm // Rispondi

      Mi fa grande piacere ricevere l’autorevole conferma di Gualandi, e mi dispiace che Biagi, che illustrò a me e, mi pare, Andreino menoni e Carletto Massone. Quel progetto, non ci sia più

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