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La Mini Transat? E’ una passeggiata rispetto alle imprese di quest’uomo!

L'incredibile storia di Hugo Vihlen, che nel 1968 e nel 1993 ha attraversato l’Atlantico su microbarche lunghe poco più di un metro e mezzo

Buddha ha detto: “Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre non grazie alla sua forza ma alla perseveranza”. Quella che vi raccontiamo, prima che essere una storia di mare, di vela e di imprese, è una storia di perseveranza.

Nato nel 1931 a Homestead (Florida), pilota per aerei di linea, Hugo Vihlen salì alla ribalta delle cronache nel 1968, quando mollò gli ormeggi da Casablanca, in Marocco, a bordo di April Fool (in italiano, Pesce d’Aprile), una minibarca di 1,8 metri più profonda che lunga, puntando verso la natia Florida. Un minista ante-litteram, lo ha definito qualcuno scherzosamente. Pare che la voglia di attraversare l’Atlantico in solitario gli fosse venuta a furia di sorvolarlo in aereo.

LA PRIMA TRAVERSATA

Nel corso dei primi 84 giorni di navigazione, percorse 4.100 miglia: sembrava che ormai ce l’avesse fatta quando fu fermato dai venti contrari (l’armo e il profilo della barca non consentivano di bolinare) e dalle correnti troppo forti. Miami era a 6 miglia ma la Corrente del Golfo lo riportò in mare aperto. I suoi genitori avvertirono la Guardia Costiera che iniziò le ricerche: fu avvistato da una barca di un facoltoso editore locale, il quale forno a Vihlen cibo e bevande. Quando gli chiese se voleva “uno strappo” a terra il mini-marinaio orgogliosamente rifiutò, perché sperava di farcela con la sua barchetta. Venne salvato dalla Guardia Costiera poco dopo. Una vittoria mutilata. L’impresa comunque ci fu, perché Hugo diventò il marinaio che aveva attraversato l’Atlantico a bordo della barca più piccola.

Il suo diario di bordo è raccolto nel libro “April Fool or, How I sailed from Casablanca to Florida in a Six-Foot Boat”: il volume è ricco di passaggi interessanti e non privi di ironia. Come quando, dopo 71 giorni di navigazione, Hugo scrive: “Catastrofe. Ho finito la carta igienica. Grazie a Dio ho con me il Reader’s Digest (famosa rivista statunitense, ndr)”.

LA SECONDA TRAVERSATA

Lo strambo record di Vihlen ha resistito per 25 anni: nel 1993 l’inglese Tom McNally compì con successo la traversata dall’isola portoghese di Madera a Portorico, su una barca di pochi pollici più corta di April Fool. L’americano, ormai in pensione, non si volle rassegnare. E a 61 anni, pochi giorni dopo l’impresa di McNally, con una nuova microbarca, il Father’s Day (1,68 metri in vetroresina con cuore in schiuma Airex), salpò da Cape Cod (Massachusetts) in direzione Gran Bretagna: ma fu subito fermato dalla Guardia Costiera.

Allora decise di riprovarci partendo dal Canada, per evitare che le autorità statunitensi gli rompessero le uova nel paniere. Ma non senza aver prima segato la barca di ancora due pollici, portandola a 1,628 metri di lunghezza: pochi millimetri più corta di quella di McNally. Partì da Saint John’s (Terranova) verso Falmouth.

A bordo, in uno spazio super-ristretto, aveva provviste sufficienti per 85 giorni di navigazione: 65 pasti pronti, 8 chili di M&Ms, tre chili e mezzo di frutta secca, 100 lattine di Hawaiian Punch e 130 litri di acqua: completavano il “kit” un dissalatore, una radio VHF e una SSB. L’armo, come per April’s Fool, era con due vele gemelle montate su due bomi differenti i quali venivano uniti in poppa: come nel 1968, era impossibile bolinare.

Infatti impiegò 115 giorni, finendo per essere costretto a razionare i viveri. Sfidò tempeste (una volta dovette rimanere accovacciato dentro la barca con il mento sulle ginocchia, per tre giorni), evitò balene e arrivò a Falmouth più magro di 15 chili e completamente anchilosato: “L’unico modo che avevo per sgranchirmi era quello di alzarmi in piedi quando il tempo era buono”, raccontò al Los Angeles Times subito dopo l’impresa. E aggiunse: “Ve lo prometto, non lo farò mai più”.

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1 Comment on La Mini Transat? E’ una passeggiata rispetto alle imprese di quest’uomo!

  1. Carmine Cotellessa // febbraio 23, 2018 at 8:29 pm // Rispondi

    Salpare sempre. non importa per dove

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