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1968: l’anno che cambiò il mondo rivoluzionò anche la nautica

Cinquant’anni fa, mentre i giovani contestavano la società nasceva la nautica moderna: ecco perché il 1968 è stato fondamentale anche per la vela

1968
“Sporgo denuncia contro il mondo moderno, è lui il mostro.
Distrugge la nostra terra, calpesta l’anima degli uomini”. Così scrisse Bernard Moitessier sul suo diario, dopo aver abbandonato la circumnavigazione del globo senza scalo in solitario (Golden Globe), mentre era in testa alla regata. Era partito il 22 agosto 1968 dalla città inglese di Plymouth con il suo Joshua, un ketch di 12 metri d’acciaio con gli alberi che erano dei pali del telegrafo.

21 agosto 1968, Bernard Moitessier alla conferenza stampa, il giorno prima della partenza, con il suo ketch di 12 metri d’acciaio, per il giro del mondo in solitario senza scalo. L’anno dopo, mentre era in testa alla regata, abbandonò la regata denunciando l’ipocrisia del mondo moderno nel quale non voleva più
vivere. Infatti si rifugiò negli atolli della Polinesia.

LO SPIRITO DEL ’68
Pochi mesi prima, nel maggio del 1968, senza che Moitessier lo potesse sapere – la sua barca non aveva alcun strumento di comunicazione – gli studenti francesi avevano occupato l’università parigina della Sorbona, esprimendo lo stesso malessere descritto dal navigatore. In quell’anno si posero le basi della società attuale. Una società meno classista e ipocrita, dai costumi più liberi, dove le donne hanno pari dignità degli uomini, dove la guerra non viene più vista come un evento ineluttabile della storia.

Era proprio una società con questi valori che avrebbe voluto Moitessier. Ma nel ’68 non era così. La sua contestazione lo spinse quindi al gesto clamoroso di abbandonare il Giro del Mondo, poco prima della vittoria che gli avrebbe fruttato il premio di 5.000 sterline, facendo rotta verso Tahiti, rifugio dall’odiato mondo occidentale.

1968

Porto di Sestri Levante (Genova), primavera 1968. Il 3° classe RORC Lunic ormeggiato alla boa, come si usava quasi sempre allora in Italia. Quasi tutte le barche cabinate di allora erano ancora realizzate in legno, costruite in unico esemplare. Le barche in vetroresina erano pochissime e di ridotte dimensioni.

Una pagina del portolano “Navigare Lungocosta”, a quel tempo vera bibbia del diportista

LA NASCITA DELLA “NAUTICA POPOLARE”
Ma in quel 1968, che rivoluzionò la nostra società, di cui ricorre il quarantesimo anniversario, si verificò anche un’altra rivoluzione. Proprio in quell’anno nacque la nautica popolare. Il merito non è del vento di cambiamento espresso da Moitessier e dagli studenti francesi. Bisogna ringraziare un materiale, la vetroresina, e un uomo, Michel Dufour. Ma prima, è opportuno ricordare cosa fosse, nel 1968, il mondo della nautica. Nulla che vedere con quello odierno.

Le barche cabinate erano ancora quasi tutte di legno ed erano dei pezzi unici, una diversa dall’altra. Solo i gommoni e le piccole barche aperte erano costruite in serie e in vetroresina. In pratica, l’industria nautica non esisteva, i cantieri erano piccole imprese artigianali. Le barche costavano, di conseguenza, molto ed erano privilegio di pochi. Non c’era un cantiere che si potesse definire “industriale”. Eppure l’avvento della vetroresina come materiale di costruzione aveva risolto il problema della serialità, che il legno non poteva offrire.

LA BARCA SIMBOLO: L’ARPEGE
Bisognava ripensare il modo di costruire uno scafo, così da ottimizzare i tempi di lavorazione e quindi abbattere i costi. Il francese Michel Dufour aveva il vantaggio di essere un progettista nautico oltreché costruttore. Le sue barche se le progettava e se le costruiva. Unendo queste due specificità, Dufour riuscì a organizzare il lavoro del suo cantiere secondo criteri di organizzazione industriale. E progettò secondo questi parametri, sino al più piccolo particolare, la prima, vera, barca della nautica moderna, l’Arpège.

Questo sloop di poco più di nove metri era più comodo, veloce, marino, esteticamente innovativo di tutto quello che si era mai visto. Soprattutto richiedeva poca manutenzione e costava poco. Arpège ebbe la sua consacrazione, dopo una prima serie sperimentale, proprio nel 1968 e fu la seconda rivoluzione di quell’anno. La barca ebbe un successo inimmaginabile. Venne prodotta in 1500 esemplari, venduti in tutto il mondo, sino al 1976. è un record che resiste ancor oggi. Arpège e Dufour divennero il simbolo della nautica per tutti, quella che si poteva permettere una fascia di popolazione sino ad allora esclusa.

Da quel 1968 milioni di appassionati si sono potuti avvicinare alla vela, allora considerato uno sport elitario. E si sono potuti permettere una barca con cui andare in crociera. è un’altra rivoluzione, meno conosciuta, che ci ha portato quell’anno. Importante per la nostra società, per la nautica, per la vela.

APPROFONDIMENTO: L’ARPEGE
L’Arpège è il simbolo della barca moderna, entrò in produzione effettiva nel 1968, dopo la presentazione dei primi esemplari al Salone di Parigi del 1967. E’ la prima che può essere definita barca di grande serie. La vera rivoluzione di questo nove metri è il metodo di costruzione, ideato dal suo designer e costruttore, Michel Dufour. Arpège infatti non solo era costruito interamente in vetroresina, ma fu la prima barca con il controstampo integrale, sempre in vetroresina.

Questo permise di avere delle disposizioni interne più semplici, razionali, ampie rispetto a tutte le barche allora presenti sul mercato. In più, questo nove metri era molto più solido e rigido, con una manutenzione estremamente semplificata. Le caratteristiche dell’Arpège sono: lunghezza ft 9,25 m; larghezza max 3,00 m; dislocamento 3300 kg; zavorra 1750 kg; pescaggio 1,35/1,50 m; sup. velica 48,50 mq. In Italia c’è un associazione di amatori e proprietari, Associazione Mitico Arpège, www.arpege.it

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