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Riscaldamento a bordo? Ecco come si monta

Come ottenere il massimo dal vostro riscaldatore ad aria? Vi spieghiamo con la consulenza di un esperto il suo montaggio ideale, fornendo anche un esempio pratico di installazione a bordo di un 33 piedi

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La stagione fredda è arrivata e se volete utilizzare la barca per brevi crociere, o temete che l’umidità possa fare danni a bordo, una buona soluzione è quella di dotarsi di un riscaldatore ad aria.
Pesano poco, sono efficienti, attingono direttamente dal gasolio del serbatoio della vostra barca e presentano consumi di energia che non richiedono (a meno che non desideriate riscaldare ambienti molto estesi) l’installazione di un banco di batterie supplementare. Abbiamo seguito Alberto Verzeletti, Responsabile Tecnico di Eberspächer, nell’installazione di un modello Airtronic D3 a bordo di un Bavaria 33 Cruiser (vi mostriamo lo schema di funzionamento, in dettaglio, qui sotto) presso il cantiere M3 Servizi Nautici di Andora (Savona). Ricavando i giusti consigli per far sì che, qualora decidiate di affidarvi a un sistema di riscaldamento della barca, conosciate l’argomento di cui si sta parlando evitando errori comuni e grossolani che possono danneggiare irreparabilmente il riscaldatore.

PER AVERE UN GIUSTO PREVENTIVO
“Il nostro compito” – esordisce Verzeletti – “è quello di stabilire in base al layout fornitoci dell’imbarcazione, tutto il materiale occorrente per l’applicazione ipotizzando un percorso di distribuzione aria che dovrà essere verificato dal nostro centro di assistenza autorizzato che effettuerà l’installazione, quindi una valutazione sul passaggio dei tubi, sul posizionamento del riscaldatore, del serbatoio combustibile e via dicendo”. Quindi siate precisi: spesso i disegni forniti dal cantiere della vostra barca non tengono conto di tante modifiche effettuate sullo scafo (soprattutto occhio se avete acquistato una barca usata).

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DOVE METTO IL RISCALDATORE?
Solitamente, un riscaldatore ad aria trova la sua sistemazione in un gavone di poppa, data la sua compattezza (il D3, ad esempio, pesa 4,5 kg e si monta facilmente su una staffa di acciaio inox avvitata alla vetroresina): “È importante” – spiega Verzeletti – “che l’aria che verrà poi riscaldata dal dispositivo non provenga dal gavone in cui è sistemato, in modo da evitare cattivi odori o la diffusione sottocoperta di sostanze nocive (ad esempio, quante volte accade, in un gavone, che una tanica di carburante perda): quindi dovrete far sì che la presa d’aria sia all’esterno o, al limite, in un locale interno della barca. La prima opzione è di gran lunga preferibile perché consente al riscaldatore di avviare anche un’azione deumidificante. Il riscaldatore necessita, per la combustione, dell’aspirazione di ossigeno: questo viene prelevato attraverso un tubo dedicato direttamente nel gavone stesso. Il tubo di scarico, in acciaio inox, dovrà essere ben protetto da un materiale isolante per evitare che le alte temperature possano danneggiare le parti della barca a suo stretto contatto”.

IL PERCORSO OTTIMALE
BOAT ICE1Dato che il riscaldatore sviluppa un flusso d’aria calda sulla base della sua potenza, il percorso del tubo sottocoperta dovrà essere studiato tenendo conto di alcuni importanti fattori: “Il primo è squisitamente fisico: più il percorso del tubo sarà breve, maggiore sarà l’efficienza dell’impianto. Circuiti troppo articolati ed estesi si tradurranno, soprattutto verso la fine del percorso, in una contropressione che impedirà all’aria calda di uscire dalle ultime bocchette predisposte. A questo proposito va privilegiata la linearità: le curve della tubatura dovranno essere molto ampie. Ogni deviazione forzata ad angoli acuti rischia di provocare una contropressione e il conseguente surriscaldamento del dispositivo. Nel caso in cui dovessimo procedere a una restrizione del tubo, poi, questa non dovrà essere arbitraria, perché equivarrebbe a restringere la bocca d’uscita del riscaldatore stesso, provocando il surriscaldamento. Bisognerà intervenire con una giunzione a “Y” sdoppiando il tubo in due rami dalle sezioni minori (ad esempio, un 90 mm si ramifica in due tubi da 75), di cui almeno una termina con una bocchetta. Attenzione a non esagerare con le bocchette: troppe uscite causeranno l’inefficienza di quelle a fine corsa. Si rischia magari di non riuscire a riscaldare la cabina di prua perché si è privilegiato un bagno, una zona che, essendo poco utilizzata, non ha bisogno di tanto calore. Non dimenticate infine che tutti i componenti che sviluppano calore (tubi di scarico, aria calda) dovranno essere tenuti lontani da cavi elettrici”. Per maggiori info, cliccate qui

1 Comment on Riscaldamento a bordo? Ecco come si monta

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