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Vivere in barca senza essere ricchi si può. La stra-ordinaria storia di Stephanie

Stephanie e Louis hanno deciso di vivere a bordo di un 28 piedi, ma conducono una vita normale, con un lavoro in ufficio: non è impossibile, basta volerlo

wanderlustStephanie Dawn ha 25 anni. Neozelandese, da quattro anni vive a bordo di un otto metri e mezzo (un Davidson 28 dal nome Thumbsucker, ovvero “succhiatore di pollice”), col fidanzato Louis. Un’altra coppia che decide di mollare tutto e “scappare” dalla vita di tutti i giorni? No, assolutamente. E’ proprio questo il bello della storia di Stephanie. La loro barca è ormeggiata nel porto di Auckland (a proposito, è la più piccola di tutto il marina) ed entrambi continuano ad andare in ufficio durante il giorno e a navigare quando vogliono… senza nemmeno dover preparare la sacca!

Schermata 2016-04-26 alle 10.53.38MOTORSAILER? NO GRAZIE
A chi chiede loro perché abbiano scelto di vivere a bordo di un otto metri e mezzo, Stephanie risponde che al momento dell’acquisto la decisione è stata influenzata dal fatto che entrambi non avessero grande esperienza in fatto di navigazione, ma soprattutto pochi soldi.A dire il vero ci era caduto l’occhio su un motorsailer di 35 piedi“, confessa, “che ci avrebbe consentito una vita di bordo più comoda. L’avevamo desiderato, avevamo lasciato persino un deposito del 15%. Poi l’acquisto è saltato per problemi dovuti all’assicurazione della barca. Eravamo affranti, anni e anni di risparmi si stavano rivelando inutili? Allora abbiamo deciso di dare un’occhiata al mercato delle barche sotto i 32 piedi: non avevamo mai considerato l’ipotesi di vivere a bordo di una barca più piccola. Quando abbiamo letto l’annuncio online di Thumbsucker siamo rimasti subito stupiti dallo spazio che offriva sottocoperta nonostante le dimensioni! Siamo andati ad Auckland per vederla, siamo saliti a bordo e in cinque minuti abbiamo capito che era la barca che faceva per noi”. Tanto più che, a posteriori, “un motorsailer sarebbe stato molto meno ‘marino’ di Thumbsucker e non avremmo imparato ad andare a vela come adesso sappiamo fare“.

Schermata 2016-04-26 alle 10.53.26TANTI LAVORI E “OLIO DI GOMITO”
Stephanie e Louis, abbiamo già detto, hanno un lavoro full-time: “Ma il nostro tempo libero è interamente dedicato a Thumbsucker. Se non stiamo navigando di sera o nei weekend potete trovarci a carteggiare/verniciare/installare/aggiornare qualcosa. I primi anni li abbiamo dedicati a finire di pagarla, poi abbiamo concentrato i nostri sforzi sul miglioramento della vita di bordo”. I due hanno messo mano dappertutto: hanno ripiombato tubature e serbatoi, installato le luci a LED, applicato l’antiscivolo in coperta, riverniciato lo scafo, montato nuovi candelieri, carteggiato dove c’era da carteggiare, sostituito il letto originale in cabina con un materasso in lattice (“La miglior scelta che abbiamo fatto!“, dice Stephanie), cucito lenzuola. Questo oltre ai normali lavori di manutenzione, come antivegetativa, sostituzione delle manovre correnti, controlli vari. “Attualmente non abbiamo ancora un frigo in quadrato, e stiamo pensando a una nuova configurazione della cucina che ci consenta di preparare buoni piatti e non solo sandwich!“.

Schermata 2016-04-26 alle 10.53.49CIAO CIAO AFFITTO!
I vantaggi di fare della barca la propria casa sono tanti: “La libertà di possedere una casa propria, di vederla crescere grazie ai propri lavori, niente coinquilini, né padroni di casa, né ipoteche e problemi vari“. Ma non solo: “Navighiamo molto di più di quanto faremmo se avessimo una casa sulla terraferma. Immagino verrebbe sempre fuori qualche ragione per non andare in barca. Vivere a bordo significa essere sempre pronti a mollare gli ormeggi: durante l’estate, non perdiamo neanche tempo in lunghi trasbordi. Abbiamo già tutto ciò che ci serve a bordo! Un altro vantaggio è che viviamo in centro città pagando un prezzo ridotto rispetto a quello di un affitto! Vicino a noi ci sono appartamenti che costano milioni di dollari. Condividiamo con loro la splendida vista e la comodità di una posizione agevole, in più spesso vengono a visitarci pinguini, delfini e balene (che è fiochissimo). Infine, dato che la Nuova Zelanda è soggetta a terremoti, ci sentiamo sicuri in acqua!“.

Schermata 2016-04-26 alle 10.54.43I CASINI DEL VIVERE A BORDO
Certo, ci manca una casa normale“, prosegue Stephanie con grande onestà intellettuale, “ogni volta che pensiamo di dover condividere con le centinaia di persone che frequentano il porto servizi, docce e lavanderia. Ci sono state serate in cui ho dovuto riportare a “casa” sacche colme di attrezzatura sotto piogge battenti e tempeste con vento a 70 nodi, con la certezza che non avrei chiuso occhio tutta la notte. In quelle situazioni ho invidiato i miei amici e la mia famiglia, al calduccio sotto le coperte. A volte la nostalgia è nelle piccole cose: come mi manca bere del buon vino in un bicchiere di vetro e non in una tazza di plastica…“.

Schermata 2016-04-26 alle 10.53.01LA VELA E’ LIBERTA’
Ma ogni sacrificio è ripagato. “Per migliaia di anni la navigazione ha determinato lo sviluppo della civiltà. Quando navigo“, conclude Stephanie, “mi sento connessa alla Storia. Percorro gli stessi mari, utilizzo gli stessi venti, mi riparo negli stessi posti che ospitarono James Cook nel ‘700. La vela è stata un elemento di liberazione dell’umanità. Quella che da cavernicoli ci ha trasformato in esploratori. Questo è la vela. La vela è libertà“.

Le foto sono tratte dal profilo Instagram di Stephanie.

 

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