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Come la barca a vela si fa sempre più “a motore”: parola di Umberto Felci

Navigare o stare fermi? Sembra un po’ una domanda amletica. Perché oggi un armatore si compra una barca a vela? Per navigare o per stare fermo in rada o in porto?
Durante la seconda conferenza dedicata all’Italian Yacht design e che si è tenuta presso il Politecnico di Milano Umberto Felci ha parlato di questo tema portando in primo piano la sua esperienza di progettista che lavora per uno dei più grandi cantieri di serie del mondo, la Dufour Yachts. Così comincia il suo intervento:

“Io ho sempre apprezzato la barca come oggetto per viaggiare per navigare, ma oggi non ci sono più i velisti di una volta, il mondo sta cambiando e sta cambiando la richiesta del mercato. Cambia quello che chiedono i cantieri e quello che chiedono i clienti privati. Se prima l’aspetto velico era alla base del progetto, ora questo valore si sta un po’ perdendo”.  Un percorso a volte faticoso per chi viene come Umberto Felci dal mondo delle regate per cui la barca a vela è essenzialmente un mezzo tecnico con il quale navigare il più velocemente possibile.

DUFOUR 63 EXCLUSIVE: UN ESEMPIO DELLA NUOVA FILOSOFIA DEL MERCATO
Il Dufour 63 Exclusive, progettato dallo studio di Umberto Felci, è un buon esempio per mostrare quello che è cambiato nella concezione di un’imbarcazione a vela. Un 63 piedi che nasce per fare crociera dove sono stati introdotti degli elementi che fino a qualche tempo fa si usavano solo sulle barche a motore. Non a caso i primi tre armatori che hanno comprato questa imbarcazione sono appassionati anche di barche a motore. Quello della trasmigrazione dal motore alla vela è infatti un tema molto importante che apre ai cantieri l’acquisizione di nuovi clienti. Grande attenzione è stata posta sulla vivibilità degli spazi esterni, cosa insolita per una barca a vela dove lo sforzo è sempre quello di avere una coperta molto pulita: sono state introdotte funzioni nuove per rendere la barca più vivibile in rada, perché l’esterno della barca è dedicato oggi non solo alla navigazione ma anche allo stare fermi. 
Il pozzetto diventa così molto più ampio, arretrando tantissimo le colonnine del timone per incrementare le spazio vivibile.

E’ stato introdotto un letto centrale multifunzione, che permette di essere utilizzato come piccolo tavolino per colazioni o aperitivi o come vero e proprio lettino prendisole. Anche questo dettaglio è abbastanza insolito per una barca a vela, intanto è scomodo in virata perché per passare da una parte all’altra bisogna girargli attorno, ma rappresenta un elemento di vivibilità in più rispetto a una barca a vela standard. Stesso discorso vale per il barbecue di poppa.

A poppa troviamo anche tre gradini per scendere comodamente sulla plancetta estremamente ampia; la passerella che è stata posizionata in modo da creare una grande possibilità di comunicazione, l’idea è quella di passare direttamente senza superare gradini dalla passerella al pozzetto e poi dal pozzetto al ponte grazie a un piccolo gradino superabile senza gesti acrobatici.

Tutto questo dimostra come oggi il mercato della crociera voglia una barca a vela più semplice, meno da puristi della nautica. Una volta il pozzetto doveva essere alto 50-60 cm, oggi questa filosofia non esiste più, perché è richiesto lo spazio sottocoperta da dedicare alle cabine.
Sempre rimanendo in tema di comodità a bordo, sono state introdotte delle specie di chaise longue che quando si abbattono diventano parte del ponte.

Altro “pezzetto” che è stato introdotto è l’hard top rigido, che esteticamente è sicuramente meglio dei classici tendalini che si afflosciano e che offre diverse possibilità: può infatti essere aperto o chiuso completamente da pareti rigide laterali che permettono di creare una sorta di seconda dinette esterna, poiché è anche possibile installare un impianto di riscaldamento.

Anche internamente è stato fatto un vero lavoro di fino per proporre al mercato diversi layout, ben sette, a partire da una versione armatoriale con solo due cabine doppie, passando a una con una cabina a pullman per l’equipaggio, una tipica tre cabine e tre bagni con il marinaio a prua, fino a una versione charter con dieci posti letto più il marinaio a prua. Questo vuol dire che gli interni stanno diventando importantissimi, soprattutto per un cantiere, perché la parte sottocoperta della barca fa l’80% della vendita. Lo stile degli interni è sempre più domestico con librerie, divani con imbottitura che scendono fino al pagliolo, le sedie libere di muoversi, frigoriferi a larghezza novanta centimetri, tutti dettagli decisamente poco marini.

 

 

4 Comments on Come la barca a vela si fa sempre più “a motore”: parola di Umberto Felci

  1. Felci ha il problema di vivere del suo mestiere e deve vendere il prodotto che oggi è richiesto dal mercato.
    Purtroppo il mercato odierno è fatto da sprovveduti che comprano cassueruole arredate e galleggianti, dopo aver letto le recensioni su internet o sui giornali.
    Non condivido, ne comprerei mai una barca di questo genere.
    Purtroppo le alternative sono barche mediocri, costruite artigianalmente e/o in piccola serie e quindi carissime, rapidamente obsolescenti e altrettanto rapidamente deprezzate.
    C’è tanta ignoranza in giro, che fa mercato e questo purtroppo fa comodo ai più.
    Con buona pace di Felci che resta sempre un fior di progettista.

  2. Quest’anno nel Saronico mi ha beccato una imprevista e imprevedibile buriana con punte a 57kn. Beh, sul mio vecchio Triton 48 non ho certo rimpianto la chaise longue o il barbecue, murata alta e pozzetto chiuso, è stata una tosta ma sicura cavalcata.

  3. Beh, per queste grandi comodità ci sono già i catamarani, irraggiungibili se vai a vela con la famiglia o con gli amici, soprattutto per crociere di 2 settimane.

  4. La barca deve andare a vela bene ed in sicurezza, per questo è determinante il disegno della carena,se c’è altro in più può andare,ma non sacrifichiamo niente alla validità del mezzo; questo è il compito del bravo progettista.

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