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Luigi Carpaneda: “Sono un uomo perbene, un po’ matto”. Un libro racconta la sua storia

Il primo sportivo in Italia a vincere due mondiali in due discipline diverse, fioretto e vela. Luigi Carpaneda è una pietra miliare della storia della vela italiana

Vincenzo Onorato e Luigi Carpaneda a bordo di Mascalzone Latino

“Sono un uomo perbene, un po’ matto”.  Così diceva Luigi Carpaneda parlando di se stesso. Una dichiarazione che leggiamo nella prefazione del libro della  scrittrice-velista milanese Francesca Prina che racconta con “Botta dritta” la storia di Luigi Carpaneda, l’uomo dalle mille sfide: il primo sportivo in Italia a vincere due mondiali in due discipline diverse, fioretto e vela.  (Il libro sarà presentato a Milano martedì 28 novembre alle 18.30 in Area Pergolesi). 

Tante le vittorie nella vela: da quella di Botta Dritta, prima barca italiana a vincere la Three Quarter Ton Cup del 1983, il mondiale disputato a Trieste, al Veteran Boat Rally di Porto Cervo e le Régates Royales a Cannes nel 1995, al Campionato italiano a Sanremo. Ma soprattutto il titolo mondiale nella categoria Barche d’epoca a Cowes nel 1998. Due sono stati i suoi grandi amori, la scherma prima e la vela poi. Il comune denominatore? La “botta dritta”, il colpo di fioretto a lui più naturale, un misto di rapidità, decisione e prontezza di riflessi, grazie al quale ha mietuto successi in tutto il mondo, e che ha dato il nome alla sua serie di barche vincenti. 

Ma Luigi Carpaneda ha vinto anche due medaglie olimpiche nella scherma. È stato campione olimpico del fioretto a squadre ai Giochi del 1956 (con Edoardo Mangiarotti, Manlio Di Rosa, Giancarlo Bergamini, Antonio Spallino e Vittorio Lucarelli) e argento quattro anni dopo, a Roma. Il suo palmares schermistico vanta anche il titolo mondiale a squadre nel fioretto maschile nell’edizione di Roma del 1955 ed il bronzo a squadre a Parigi nel 1957. 

LUIGI CARPANEDA, L’AMORE PER LA VELA E PER LE SUE BARCHE

Botta Dritta 3

Il suo Botta Dritta 3 (il nome della barca deriva proprio dalla sua specialità in una particolare tecnica del Fioretto), con Dani De Grassi al timone, ha vinto la Three Quarter Ton Cup del 1983, uno dei titoli mondiali delle classi IOR (International Offhore Rule, il sistema di stazza della vela d’altura in quegli anni). Progettato da Fontana-Maletto-Navone e costruita dal cantiere di Alfio Peraboni con coperta in kevlar e cadorite, il Botta Dritta 3 fu sicuramente la sua imbarcazione più famosa sui campi di regata. Ma l’amore per la vela era iniziato molto prima, negli anni Sessanta e coincideva con l’amore per il mare della Sardegna, quello dell’Arcipelago della Maddalena e per la barca di famiglia, il Botta Dritta V, un 43 piedi di Ron Holland costruito in lamellare da Gallinari e dai particolarissimi interni in legno. Questa imbarcazione è ancora oggi ormeggiata a Palau a ammirata per le sue linee perfette.

 

Botta Dritta 5

Ma andiamo con ordine: il primo Botta Dritta che ha visto la luce nel 1978 era un 3/4 tonner di Andrea Vallicelli, costruito in lamellare dal cantiere Gallinari, il primo in Italia a realizzare scafi in lamellare, con fogli di legno incollati, costruiti su forma anziché su false ordinate e con la coperta a listelli di teak.

Due anni dopo è il momento del Botta Dritta 2, l’obiettivo di Carpaneda è la One Ton Cup che si svolgerà a Napoli. Si affida alla matita di Ron Holland che disegna il primo esemplare di Polaris One Tonner Special (OT37), una barca dalla struttura a sandwich in balsa con supporto strutturale interno a croce d’acciaio per garantire rigidità e leggerezza con la quale si seleziona per la OTC ma viene buttato fuori per problemi di stazza. 

Ma è solo questione di tempo, perché sarà con la terza barca, il Botta Dritta 3 che, come abbiamo visto vincerà il mondiale del 1983 a Trieste. Luigi è da questo momento il primo italiano Campione del mondo in due sport diversi. 

Nel 1985 inizia l’avventura dell’Admiral’s Cup: è stato presidente della Commissione Altomare della Federvela, periodo nel quale per la prima volta l’Italia ha conquistato questa mitica regata. 

Botta Dritta 4

Il 1990 è l’anno di German Frers, a cui viene commissionata una piccola barca per club, per regatare tra amici: si tratta del Botta Dritta VI; tuttavia la fine degli anni Ottanta segnano anche l’inizio di una nuova passione dell’Ingegner Carpaneda che non resiste al fascino delle vecchie signore del mare e acquista Dan, un 6 metri Stazza internazionale costruito nel 1931 che sottopone a un meticoloso restauro: nel 1997 vincerà a Cannes il Campionato del Mondo. Dopo Dan è il momento di un 5.50 Stazza Internazionale dal nome Dalgra III e costruito nel 1957: un’altra barca veloce e vincente che trionfa a nel 1995 alla Veteran Boat Really di Porto Cervo e alle Regates Royales di Cannes e nel 1998 vince a Cowes il Campionato del Mondo nella categoria Barche d’Epoca.
L’ultima avventura nella vela è con Mascalzone Latino: l’ultimo tassello è la Coppa America: Vincenzo Onorato lo invita a far parte della spedizione di Mascalzone Latino in veste di Presidente onorario del Consorzio.
Un uomo dalla tante vite… tutte insieme.

2 Comments on Luigi Carpaneda: “Sono un uomo perbene, un po’ matto”. Un libro racconta la sua storia

  1. un grande, lui e la moglie, non citata nell’ articolo sopra ma sempre presente e attiva in barca e nel suo equipaggio. Il signor Carpaneda a cavallo degli anni 90- inizio 2000 partecipava (ben figurando) sempre anche al campionato Italiano Dinghy 12′ in Liguria. Invecchiare così è una figata.

  2. Fabrizio Viola // dicembre 1, 2017 at 7:11 am // Rispondi

    Ho avuto il piacere e l’onore di conoscerli in acqua ed ospite alla Maddalena, due esempi da imitare.
    Luigi era bresciano di nascita come me.
    Ci mancherà sempre, un caro abbraccio a Marina.
    Fabrizio Viola

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