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Come imparare a condurre un maxi in 9 giorni e vincere la Barcolana: il “dietro le quinte” di Spirit of Portopiccolo

Furio Benussi ci racconta la corsa contro il tempo per arrivare a vincere la Barcolana con Spirit of Portopiccolo, appena 9 giorni per scoprire i segreti della barca e condurla alla vittoria

Ha vinto la Barcolana dei record, l’edizione 2017 con 2101 iscritti, stiamo parlando ovviamente del Maxi Spirit of Porto Piccolo, condotto dai fratelli Benussi. Un 86 piedi che ha dato quasi l’idea di “dominare” la regata grazie alle sue performance nelle condizioni di vento medio di questa Barcolana 2017. In realtà non tutti sanno che la vittoria della regata dei record è stata tutt’altro che scontata, dietro il successo di Spirit of Porto Piccolo c’è infatti una sfida sportiva che è partita come una vera e propria corsa contro il tempo. In pochi sanno infatti che l’equipaggio ha avuto solo 9 giorni per conoscere e imparare a condurre questa barca che, come vi racconteremo nell’intervista che segue a Furio Benussi, è tutt’altro che semplice da spingere fino al 100% date alcune caratteristiche tecniche molto particolari come il timone di prua e non solo. Vi portiamo quindi “dietro le quinte della vittoria”, ripercorrendo con Furio Benussi le settimane che hanno preceduto la Barcolana 2017.

Furio e Gabriele Benussi

Come è nata l’idea di prendere una barca come questa per provare a vincere la Barcolana?

Stavo dietro a questa barca da due anni, si tratta dell’ex Morning Glory, uno dei maxi più veloci tutt’ora in circolazione. Cercavamo una barca per fare le regate in Alto Adriatico e partecipare ad alcune classiche dell’altura e ho sempre avuto un debole per Morning Glory anche perché sapevo che era stata poco usata e generalmente ben tenuta. Inizialmente volevamo solo charterizzarla, ma non era fattibile, quindi è iniziata una trattativa durata ben due anni che abbiamo chiuso solo il 18 settembre di quest’anno a Marsiglia e il 19 eravamo già pronti per partire.

Perché proprio questo 86 piedi?

Si tratta di un tipo di barche che erano state concepite come monotipi. Il progetto è di Reichel Pugh, sono barche che hanno fatto i record alla Transpac, Morning Glory ha vinto la Middle Sea Race e a bordo ci ha navigato anche uno come Russel Coutts. Noi come equipaggio eravamo già abituati a regatare sugli 80 piedi e quindi sapevamo cosa aspettarci anche se non è stato semplice.

Quali sono le caratteristiche tecniche di Spirit of Piccolo che vi hanno reso la vita difficile nella preparazione?

La barca ha due timoni, perfettamente uguali, uno a poppa e uno a prua. Quello classico di poppa lavora sui frenelli, quello di prua invece è idraulico e ha una funzione particolare. Può essere usato come trim tab di bolina per migliorare gli angoli oppure può servire per aumentare la manovrabilità nelle fasi di pre partenza dove serve potere far ruotare la barca in spazi molto ristretti con agilità. In poppa invece va mantenuto perfettamente in asse, escluso, per evitare di aumentare la resistenza idrodinamica. Di bolina però trovare l’angolo giusto nelle varie condizioni è tutt’altro che semplice e questa è una caratteristica sicuramente complessa, occorre provare, sperimentare, studiare, fino a trovare per ogni condizione l’assetto giusto. Per il resto la barca ha un sistema idraulico con circuiti molto elaborati e questo è stato un altro dei punti caldi della nostra preparazione portata avanti in pochissimi giorni. Se non conosci l’idraulica una barca come questa resta molto ostica.

Il timone di prua di Spirit of Portopiccolo

Raccontaci di questa corsa contro il tempo

Il comandante della barca ci ha fornito i rudimenti, ma noi sapevamo poco o nulla sulla conduzione e su tutte le sua particolarità. La barca è arrivata il 29 ottobre alle 7 di mattina, alle 12 eravamo già in regata alla Porto Piccolo Maxi e subito dopo abbiamo partecipato al Trofeo Bernetti con 30 nodi di bora. Ovviamente in queste prime uscite era impossibile avere il controllo su tutto, soprattutto sul timone di prua il cui funzionamento esatto spesso ci sfuggiva, è stato quindi obbligatorio essere molto prudenti. Oltre al timone di prua il grande ostacolo è stato quello dell’idraulica. Non riuscivamo a contattare l’elettronico che aveva progettato i circuiti quindi, con il tempo limite dell’8 ottobre data in cui avremmo partecipato alla Barcolana, abbiamo iniziato a “tradurre” i sistemi idraulici per farli nostri e comprenderne il funzionamento, una vera corsa contro il tempo. Abbiamo apportato delle modifiche dove ritenevamo opportuno, in pratica abbiamo “riscritto” una parte dei sistemi, è stata un’operazione fondamentale per potere usare materialmente la barca a modo nostro. E’ stato un lavoro veramente difficile ma ci ha permesso di arrivare alla Barcolana competitivi.

NEL VENTRE DI SPIRIT OF PORTOPICCOLO

E alla fine eravate sulla linea di partenza..

Si alla fine è arrivata la Barcolana. Devo dire che secondo me siamo arrivati alla regata all’80% delle performance, per vincere serviva quindi un equipaggio al 100% e così è stato. Abbiamo fatto delle scelte ragionate, abbiamo imbarcato solo le vele che conoscevamo meglio e che eravamo riusciti a provare, poi abbiamo deciso di avere cinque persone in più a bordo che potevano servire in caso di vento forte dato che ancora non conoscevamo al meglio ogni dettaglio. Sugli angoli aperti eravamo un pelo più pesanti, ma in manovra avere persone in più è stato importante. Abbiamo tenuto il motore sempre acceso, come è consentito, per potere alimentare i sistemi idraulici della barca. Fra l’altro questo 86 piedi ha un sistema particolare: si può usare il motore come semplice generatore, l’elica e l’asse rientrano a scomparsa nello scafo. Non abbiamo avuto nessun problema tecnico ed è arrivata una bellissima vittoria.

Quali sono i prossimi programmi della barca?

I programmi per il 2018 sono in corso di valutazione, abbiamo previsto anche di charterizzare la barca per alcuni eventi. Come team vorremmo partecipare ad alcune classiche dell’altura anche in Tirreno e abbiamo nel mirino la 151 Miglia, la Giraglia, la Palermo-Montecarlo e magari anche la Middle Sea Race. Prima però, ovviamente, le classiche adriatiche e su tutte la Barcolana numero 50 alla quale non possiamo assolutamente mancare.

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