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Francesca Clapcich dall’Atlantico: “Quanto è dura la Volvo Ocean Race, ma ne vale la pena”

La triestina Francesca Clapcich racconta della vita nelle dure e bagnate condizioni vissute a bordo dei Volvo Ocean 65,

On board Turn the Tide on Plastic. Photo by Sam Greenfield/Volvo Ocean Race. 06 November, 2017

Grandi velocità, battaglia di strambate, poi traiettorie a contornare l’anticiclone e ancora velocità. La Volvo Ocean Race entra nel vivo con una delle tappe più lunghe e interessanti, quella da Lisbona a Cape Town (LEGGI QUI). La fase iniziale, la discesa al largo del Portogallo, è stata caratterizzata da un intenso flusso di nordest, anche oltre i 25 nodi, che ha messo a dura prova barche ed equipaggi con condizioni bagnatissime e medie di percorrenza superiori alle 400 miglia nelle 24 ore.

LA STRAORZA DI Scallywag

In queste condizioni i VO65 si dimostrano delle barche toste, resistenti ed affidabili, anche se non esplosive dal punto di vista delle performance. La vita a bordo resta comunque molto dura, soprattutto nella fase di strambate frequenti: a ogni cambio di mura tutta l’attrezzatura, le vele, la cambusa, e i pesi di bordo, vanno spostati per ottimizzare l’assetto della barca. Un lavoro sfiancante, reso ancora più difficile dall’ambiente angusto all’interno dei monotipi oceanici.

A raccontarcelo è, direttamente da bordo di Turn the Tide on Plastic, la triestina Francesca Clapcich, una dei due italiani impegnati nel giro del mondo, l’altro è Alberto Bolzan su Team Brunel.

“Stacking”, un’espressione che deve suonare agli equipaggi come una condanna, a ogni cambio di mura. Quintali di materiale da spostare per consentire alla barca di navigare nel migliore assetto possibile in base alle condizioni.

Francesca Clapcich alla scotta randa di Turn the Tide on Plastic

Tanto vento di bolina? Tutto sopravvento da metà barca verso poppa. Poco vento in poppa? Spostare tutti i pesi verso prua. Tanto vento al lasco stretto? Tutto all’estrema poppa sopravvento. E via così, miglio dopo miglio, onda dopo onda.

Nel frattempo la flotta sta approcciando, in un Aliseo non più intenso ma comunque costante, l’Arcipelago di Capo Verde, navigando mure a sinistra in circa 15 nodi di vento. A tenere la testa della tappa è momentaneamente Dongfeng Racing di Charles Caudelier, tallonato a 7 miglia di distanza dagli spagnoli di Mapfre. Seguono Vestas, Team Akzo Nobel, Team Brunel e Team Sung Hung Kai. Mentre scriviamo non è nota la posizione di Turn the Tide on Plastic, in quanto l’equipaggio di Dee Caffari ha attivato la modalità “Stealth”, il bonus che ogni team può giocarsi durante la tappa per effettuare eventuali opzioni tattiche senza essere visto dagli avversari.

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