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Tesoro, mi si è allungata la barca! Il fenomeno del momento è la delfiniera

Le barche di ultima generazione montano tutte la delfiniera: scopriamo i vantaggi di questo “naso” e come fare a installarlo se non lo avete


Mentre passavamo in rassegna le novità degli ultimi anni, ci è caduto l’occhio sulle prue delle barche varate di recente, scoprendo l’esistenza di un vero e proprio ‘fenomeno delfiniera’
. “La tendenza di tutti i cantieri”, ci racconta Silvano Botti di Settemari, uno dei concessionari italiani Dufour, “è ormai quella di offrire la barca già dotata di delfiniera”. Nel caso dei modelli Dufour, dove rimane opzionale (in vetroresina) fino al 412 ma dal 460 in su è già di serie, il fissaggio avviene con due dadi nel musone di prua e una ritenuta imbullonata direttamente nella landa a cui è attaccato lo strallo nel dritto di prua.

LE RAGIONI DEL SUCCESSO
Le ragioni sono molteplici: “In primis perché le prue sono sempre più verticali, se non inverse”, prosegue Botti. “Utilizzando una delfiniera che integri il musone dell’ancora questa non correrà il rischio di sbattere sul dritto di prua. Poi perché, eliminando l’utilizzo di un tradizionale bompresso, potrete murare un asimmetrico montato su un frullone (è previsto un paranco che vi permette di regolare l’altezza del punto di mura direttamente dalla coperta) e una vela tipo Code 0, aprirlo e chiuderlo a vostro piacimento e lasciarlo murato anche quando non lo utilizzate perché avendo il punto di mura ‘fuori’ dalla barca non darà fastidio a fiocchi e genoa”. Un altro vantaggio ce lo spiega Bert Mauri (titolare dell’omonima azienda riminese specializzata nelle lavorazioni in composito): “Montando sulla delfiniera un gennaker il punto di mura è molto più avanti e la strambata diventa più comoda e agevole”. Senza contare che si sposta verso prua il centro velico e, a parità di dimensioni della vela, si riduce l’area di inefficienza in prossimità della balumina laddove andandosi a sovrapporre alla randa, specialmente con vento leggero, si determina la perdita del flusso lamellare riducendo di conseguenza il rendimento. Infine, nel caso di ormeggi di prua, il prolungamento vi avvantaggerà nella discesa a terra. Addirittura molti cantieri nordici (primo fra tutti Najad) prevedono anche la scaletta da montare sulla delfiniera (ad ogni modo si reperiscono facilmente anche da noi questi modelli, come potete vedere nel nostro focus su “cosa si trova sul mercato” al link sottostante).

MERCATO – A CHI RIVOLGERSI PER FARSI LA DELFINIERA

E SE LA VOLESSI IN RETROFIT?
Ma a un armatore che dispone di una barca un po’ più datata, conviene montare una delfiniera in retrofit? Certo che sì, per tutti i motivi elencati sopra. E anche perché, racconta Paolo Zanchi di Gold Service Rigging di Casemurate (Ravenna), “i piani velici degli ultimi anni prevedono fiocchi piccolini a prua, hanno tutti grossi problemi di resa nelle andature portanti, per cui anche in crociera negli ultimi anni è stato dato largo spazio alle vele tipo Code 0 per venti leggeri e gennaker per le portanti, con relativo frullino. Inoltre integrando il musone dell’ancora nella delfiniera potrete montare le ancore più recenti e performanti, tipo Rocna o Mantus (quelle con l’archetto, per intenderci), che invece sarebbero più problematiche in una configurazione con il bompresso tradizionale”.

L’INSTALLAZIONE E’ SEMPLICE
Il montaggio è davvero semplice, sia per la classica delfiniera da crociera in inox magari con listellatura in legno calpestabile che per quella più “corsaiola” in alluminio o carbonio. Zanchi e il suo corregionale Mauri lo assicurano: “Nella maggior parte dei casi”, spiega Mauri, abituato ad operare con prodotti ‘custom’, “a noi basta che il cliente ci fornisca l’impronta della prua, previa disinstallazione del musone (bastano anche 2/3 mm in vetroresina, possiamo anche farlo noi in cantiere) e gli consegniamo il prodotto finito pronto all’installazione. Sarà lo stesso armatore a provvedere al montaggio. Per risparmiare peso, potrà anche togliere le listarelle di metallo a protezione del dritto di prua una volta che l’ancora sarà alloggiata sulla delfiniera e quindi non rischierà più di danneggiarlo”. Zanchi invece può contare su “delfiniere standard, che però si aprono a compasso e si adattano a ogni genere di prua, basta seguire le istruzioni allegate. Basta imbullonare la delfiniera allo scafo e montato il tirante rigido per caricare lo sforzo sul dritto di prua, installando una staffa con un golfare”. I prezzi, indicativi, vanno dai 600 euro per un prodotto base standard (installazione esclusa) fino a 6.000 euro per una delfiniera custom in composito (includendo la manodopera).

PER NON COMBINARE PASTICCI
“Se la vostra barca presenta linee classiche, con pulpiti molto sporgenti (magari con tanto di predellino)”, raccomanda Zanchi, “dovrete verificare che la caduta del frullone o del gennaker abbia una sporgenza tale da uscire fuori dal pulpito. Questo vale ovviamente anche per i bompressi. Forse vi converrà, in questo caso, dotarvi di pulpiti aperti. Molto spesso l’installazione di una delfiniera va di pari passo con questa modifica”. Verissimo: la delfiniera ha di fatto determinato, anche nelle barche di serie, la soluzione dei pulpiti di prua aperti, in modo tale da lasciare spazio al circuito di apertura/chiusura dell’avvolgitore e per non causare intralci qualora si debba intervenire sulla mura dell’asimmetrico. “Diventa scomodo averlo chiuso”, spiega Mauri, “per sporgenze superiori al metro: in questo caso potreste comunque applicare in coperta un golfare o un ‘padeye’ per utilizzare un ‘retriever’, in modo tale da poter armare la vela in coperta e con una cimetta tirarla verso il punto di mura. Anche per ragioni di sicurezza”. Bert Mauri pone l’accento poi su una questione burocratica che può riservare brutte sorprese se sottovalutata: “Guardandomi in giro, io vedo delfiniere che sembrano “incollati” allo scafo, e non si capisce che si tratta in realtà di un appendice mobile (anche una buona delfiniera dovrebbe poter essere amovibile), potenzialmente smontabile. Cercate sempre di tenere almeno un paio di bulloni a vista, per non avere problemi con l’immatricolazione (se è una parte fissa va dichiarata e diventa tutto più complicato). Ad esempio la delfiniera in composito che abbiamo realizzato per il Grand Soleil 43 (con sole funzioni di bompresso) è imbullonata a vista in tre punti e l’armatore, volendo la può facilmente rimuovere”. Zanchi ha infine un consiglio per i regatanti: “Delfiniera e bompresso vengono considerati allo stesso modo dal rating ORC, sono considerati un appendice al pari del tangone. Generalmente si comincia a pagare tantissimo qualora l’appendice superi il 10% della lunghezza della barca, quindi, salvo eccezioni, è meglio non sforare”.

E IL CARO VECCHIO BOMPRESSO?
Quando invece conviene montare un semplice bompresso? “Non ci sono controindicazioni alla delfiniera”, prosegue Zanchi, “se non per il fatto che in molti porti il prezzo di ormeggio viene calcolato sulla lunghezza fuori tutto, appendici incluse, per cui una soluzione retraibile si traduce in un risparmio. Inoltre, banalmente, dovrete tenere conto della maggiore sporgenza in manovra”. Sulle barche da regata di dimensioni contenute infine il bompresso è ancora la migliore soluzione, in termini di manovrabilità e soprattutto di leggerezza. Retraibile all’interno dello scafo oppure in coperta? “L’unica criticità nei modelli retraibili a incasso si verifica quando hai necessità di sporgenze diverse (come un code 0 che necessita di circa 40 cm di sporgenza e un gennaker, che va dai 70 agli 80 cm su una barca di medie dimensioni). I nostri bompressi da coperta hanno la particolarità di essere installati davanti al gavone dell’ancora, grazie a un astuccio che ci permette, anche quando il gavone dell’ancora va molto a prua (e quindi c’è pochissimo spazio per fissare il classico anello da bompresso), di portare l’anello fuori dalla barca e avere sporgenze sufficienti”. La scelta del diametro del tubolare si dovrà basare sul dislocamento dell’imbarcazione, sulla superficie velica, sulla sporgenza desiderata e sul suo utilizzo: se lo userete per murare un frullone i carichi saranno diversi rispetto a un gennaker.

LA STORIA SI RIPETE
Fino ad ora abbiamo cercato di sviscerare l’argomento bompressi e delfiniere dal punto di vista tecnico, ma queste soluzioni dimostrano che la storia, anche in ambito nautico, è ciclica e prima o poi ciò che era caduto nel dimenticatoio torna ad essere attuale. I bompressi e le delfiniere (quest’ultime nella loro accezione originaria, ovvero, come è scritto sul Dizionario della Vela di Carla Notarbartolo Malingri e Paolo Chighizola, “reti poste sotto il bompresso per raggiungerne in sicurezza l’estremità”) affondano le loro radici negli albori della navigazione oceanica, con i primi grandi velieri: “Basta dare un’occhiata alle caravelle di Colombo”, spiega Paolo Maccione, giornalista esperto di barche d’epoca, “per renderci conto che erano già dotate di bompresso. Quest’ultimo era un albero di prua molto inclinato (anche di 30/45°), sotto al quale veniva armata su un pennone perpendicolare una vela quadra detta di civada. La parte del bompresso che era incassata nella barca (la cosiddetta “miccia”) era appoggiata sulla serpe o serpa, ovvero il luogo in cui l’equipaggio soddisfaceva i propri bisogni corporali”.

All’inizio del 1800, le vele quadre sottostanti al bompresso non furono più utilizzate e al pennone di civada fu destinata la funzione di dare la giusta angolazione alle manovre fisse di ritenuta laterale dell’albero di bompresso. Intanto però sul bompresso venivano murate diverse vele di prua, quali fiocchi e controfiocchi. L’utilizzo del bompresso è andato avanti fino a quando il mondo delle competizioni veliche si è trasformato da terreno per pochissimi eletti a fenomeno quasi “popolare”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale i sistemi di stazza internazionali penalizzavano i bompressi troppo lunghi: d’altronde, le barche cominciarono ad essere progettate con lunghi slanci prodieri, rendendo di fatto inutile un’appendice. La vela da portanti era una e una sola, lo spinnaker. Sarà poi con la comparsa, intorno alla metà degli anni ’80, di gennaker e asimmetrici (molto più comodi in crociera e, se ben portati, competitivi anche in regata) che ritorneranno a farsi vedere i bompressi retraibili. Infine, vista la recente tendenza progettuale che prevede slanci nulli se non prue inverse, bompressi e soprattutto delfiniere per la crociera sono diventati indispensabili, per evitare che l’ancora picchi sul dritto di prua.

IL PAESE PIU’ “BOMPRESSOSO”
Ma, come ci fa notare Maccione, “in realtà il bompresso non è mai scomparso dai nostri mari. Basti pensare alla Turchia, con i suoi caicchi, tutt’ora utilizzati come imbarcazioni da charter. Fateci caso, sono tutti dotati di bompresso: credo che la Turchia possa essere tranquillamente definita il paese che presenta la più alta concentrazione di bompressi!”.

Eugenio Ruocco

1 Comment on Tesoro, mi si è allungata la barca! Il fenomeno del momento è la delfiniera

  1. Marco Brunetti // febbraio 16, 2017 at 6:54 pm // Rispondi

    Grazie, bell’articolo. Sono da poco armatore di un Dufour 38 Classic e sto valutando le varie opzioni code 0/gennaker delfiniera/bompresso.
    Gradirei ulteriori contatti7info

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