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ESCLUSIVO Velisti uccisi in Croazia, la verità raccontata dal figlio

Il figlio dei coniugi rimasti uccisi nel 2011 mentre erano in barca a vela in Croazia, investiti dal motoscafo guidato a 26 nodi dal magnate Tomislav Horvatinčić, ci racconta tutta la verità sull'incidente. Per il quale l'imprenditore è stato assolto con formula piena

croazia
“Non è stato un caso fortuito ad uccidere i miei genitori ma l’imperizia di un arrogante del mare
La notizia sull’assoluzione del magnate croato Tomislav Horvatinčić, che nell’agosto 2011 ha ucciso in Croazia i velisti padovani Francesco Salpietro (60) e Marinelda Patella (60) dopo aver centrato la loro barca a vela (il Grand Soleil 39 Santa Pazienza) in motoscafo, ha fatto il giro del web. A tal punto da spingere il figlio dei coniugi, Federico, a scriverci chiedendo di pubblicare la sua versione dei fatti. “Perché l’errore giudiziario non è solo nel risultato finale e dunque nella assoluzione piena per l’imputato ma nello svolgimento stesso di tutto il processo”, ci ha raccontato.

Federico Salpietro, il figlio delle vittime

Quella di Federico è una lettera precisa, lucida, dettagliata e in alcuni punti toccante (in un passaggio, ad esempio, si legge “I miei genitori si trovavano in quell’esatto punto e le due enormi eliche del motoscafo che giravano all’impazzata hanno colpito e dilaniato i miei genitori che, apparentemente, sono morti sul colpo”). Che mette in guardia chi si reca in Croazia ed incorre, suo malgrado, in situazioni che coinvolgono il suo sistema giudiziario.

LA TESTIMONIANZA DI FEDERICO SALPIETRO

LA DINAMICA DELLA TRAGEDIA:

-Incidente avvenuto il 16 Agosto 2011 al largo di Primosten /Sebenico (Croazia).

-I miei genitori navigavano a 4 nodi, mio padre era un navigatore esperto, proprietario di molte barche in passato tra cui il Samurai, un Buchanan in mogano costruito da Apollonio a Trieste nel ’68, un’ Alpa Maica, un Comet 111 e uno Show 34. Era da più di 30 anni che navigava in Croazia e in Grecia.

Il motoscafo di Tomislav Horvatincic a 26,4 nodi (molto probabilmente, anche se stanno insabbiando, entro i 300 metri dalla costa dove il limite è 5 nodi).

Le rotte erano quasi congiungenti con un angolo di scostamento tra le prue di 11,4 gradi. Papà veniva incontro al motoscafo leggermente da destra (aveva la precedenza), cosa confermata da Horvatincic per tutto il processo. In sostanza, se la barca viene da destra bisogna lasciarle la precedenza facendo qualsiasi manovra. Se le rotte sono congiungenti, entrambe le barche devono virare a destra. Horvatincic , pur avendo dichiarato di aver notato la barca a 400 metri da lui sulla destra, non si è spostato di un centimetro.

-Papà, vedendo che l’altra imbarcazione non si spostava e che le rotte erano quasi convergenti, anche se lui arrivava incontro al motoscafo leggermente da destra, secondo la legge del codice internazionale della navigazione, ha virato decisamente a destra, cosa che il motoscafo non ha fatto impattando e scavalcando tutta la parte posteriore della barca a vela dal lato sinistro al lato destro. I miei genitori si trovavano in quell’esatto punto e le due enormi eliche del motoscafo che giravano all’impazzata hanno colpito e dilaniato i miei genitori che, apparentemente, sono morti sul colpo.

Horvatincic ha proseguito la sua corsa e si è arenato su un isolotto di fronte iniziando a fare telefonate agli avvocati ed ai collaboratori stretti.

La prova di tutti i movimenti delle imbarcazioni è fornita dal tracciato radar della capitaneria croata di Spalato che monitora tutta la costa adriatica di competenza.

Un cittadino tedesco che passava di la con il suo motoscafo ha udito (ma non visto) il tremendo botto ed ha chiamato il soccorso marittimo (SEA HELP) ed è salito sulla barca a vela spegnendo il motore (la barca girava in cerchio all’impazzata , mezza squarciata e con l’albero spezzato a metà) e gettando l’ancora (fondamentale per il rilievo della posizione al momento dello scontro , peraltro). Poi si è diretto verso il motoscafo di Horvatincic e l’ha caricato a bordo per portarlo a vedere la barca a vela distrutta. Al tedesco Horvatincic ha menzionato l’autopilota inserito e niente altro, pare si trovasse in stato di shock per essersi reso conto di aver causato un incidente grave.

Subito dopo l’incidente sono usciti dei comunicati stampa in cui gli impiegati di Horvatincic (costruttore immobiliare molto grosso e noto) comunicavano come il motoscafo avesse avuto dei problemi ai comandi e nonostante Horvatincic si fosse sbracciato per fare segnale alla barca a vela di spostarsi, l’impatto fosse avvenuto comunque. Horvatincic ha negato successivamente di aver dettato questo comunicato ai suoi collaboratori

Horvatincic nelle indagini preliminari ha fatto uno schizzo dell’incidente e ha dichiarato alla polizia che i comandi non funzionavano (entrambe le cose non sono state prese in considerazione durante il processo perché fatte in assenza del suo avvocato!).

Horvatincic al processo in Croazia

PROCESSO PENALE DI PRIMO GRADO IN CROAZIA:

Il processo penale è iniziato nel Maggio 2012 presso il Tribunale di Sebenico. A dirigere il processo è la giudice Maja Supe. E’ lo stato croato tramite il pubblico ministero che fa causa ad Horvatincic per condotta irresponsabile ed duplice omicidio. La nostra famiglia è parte civile ma non ha rilevanza durante il processo (il nostro avvocato, croato, può fare arringhe ma non determinanti e non può chiamare testimoni eventuali etc…Gli avvocati italiani, amici di famiglia, ed il sottoscritto sono presenti ma come spettatori).

Ad un certo punto del processo, Horvatincic ha iniziato a fornire documentazione medica attestante il suo debole stato di salute a causa dello stress e di precedenti problemi fisici iniziati negli anni ’90. Tutto ciò per arrivare alla conclusione che purtroppo l’incidente era avvenuto perché era stato colto da sincope vasovagale improvvisa. Si era risvegliato un secondo prima dell’impatto e sorreggendosi sui comandi non ha potuto far nulla fino ad impatto avvenuto. Sostanzialmente la sua tesi è che non sia stato in grado di intendere e volere.

Durante i tre anni di processo (2012-fine 2015) la giudice è stata ricusata due volte dal pubblico ministero (ovvero ne è stata chiesta la sostituzione) per mancanza di imparzialità dimostrata durante i dibattimenti e durante le deposizioni dei testimoni (quelli dell’imputato venivano lasciati parlare ed interrogati a dovere, i nostri trattati come secondari o nemmeno convocati. Inoltre rispetto alle testimonianze fornite nelle indagini preliminari i testimoni oculari hanno completamente cambiato deposizione). Nonostante il grave atto di ricusazione, la giudice è stata sempre riconfermata dal presidente del Tribunale.

Il primo grado di giudizio si è concluso dopo circa 20 udienze nel Novembre 2015 con sentenza che condannava l’imputato Tomislav Horvatincic a 1 anno e 8 mesi di carcere tuttavia non scontati per concessione di una condizionale di 30 mesi.

La colpa imputata è di negligenza e comportamento scorretto per non aver effettuato nessuna manovra sebbene, anche a 400 metri di distanza, Horvatincic aveva visto sopraggiungere un’imbarcazione che veniva da destra e per aver adottato una velocità pericolosa in quel tratto di mare abitualmente trafficato in Agosto. Inoltre un’aggravante era stata l’improntitudine nel mettersi alla guida nonostante i disturbi fisici e lo stress di cui soffriva da molto.

Le attenuanti prese in considerazione  per la determinazione di una pena così leggera da parte del tribunale di Sebenico sono state:

  • “Il cordoglio dell’imputato e il suo rapportarsi al grave fatto e alle conseguenze”
  • “la sua prontezza ad indennizzare la famiglia delle vittime” (assolutamente non provabile dato che non ha mai offerto nulla ne lui personalmente, ne la sua assicurazione)
  • “il fatto che dal casellario penale risulti incensurato” (certamente, perché i processi per aver causato altre due vittime alla guida di un auto, una uccisa nel 1980 ed una nel 1989, sono stati insabbiati e poi caduti in prescrizione. Ed anche perché le 30 denunce per guida pericolosa degli ultimi anni non sporcano la fedina penale).
  • “che la sua salute è gravemente compromessa”
  • che la patente non gli è stata revocata in quanto l’imputato aveva già scontato la sospensione per 2 anni da Settembre 2011 a Settembre 2013 (2 anni).

E’ stato presentato un appello a tale sentenza, sia dal Pubblico Ministero che ha richiesto una sanzione più dura che dagli avvocati dell’imputato che hanno sostenuto non vi fosse responsabilità per  via della sincope.

-Il Tribunale d’appello di Zara (non quello di Spalato che doveva essere competente ma apparentemente era oberato di lavoro) ha richiesto prima di prendere in considerazione tale appello, che venisse fatta chiarezza sulle dichiarazioni dell’imputato in merito alla ipotetica sincope citata. In attesa di tali chiarificazioni, il tribunale di Zara ha ANNULLATO la sentenza di primo grado.

Il Santa Pazienza distrutto

PROCESSO PENALE DI 1 GRADO – BIS IN CROAZIA

La causa è ritornata nel 2016 a Sebenico, dalla stessa giudice Maja Supe, la stessa che l’aveva ritenuto colpevole un anno prima.

Dopo numerose udienze nel corso del 2016 e 2017 in cui sono stati ascoltati solo periti medici e psichiatrici che hanno ribadito quanto affermato durante il primo grado, ovvero che la sincope non si può escludere né confermare per sua natura e perché loro non erano a bordo dell’imbarcazione.

Senza ulteriori determinanti prove, dunque la nuova sentenza, completamente opposta alla prima, è stata emessa il 13 Ottobre 2017: la colpa non può essere confermata al di la di ogni ragionevole dubbio e dunque la sincope può essere avvenuta.  Tradotto, dove non sono arrivati i medici, è arrivato il Giudice a decidere.

GRAVI MENZOGNE E IRREGOLARITA’:

– Horvatincic ha fatto uno schizzo dell’incidente e ha dichiarato inizialmente alla Polizia che aveva fatto di tutto per evitare l’impatto ma che i comandi non funzionavano e che addirittura si era sbracciato per avvisare la barca a vela (ma non era svenuto?!?).

Ha dichiarato in Tribunale ed ai giornalisti che mi ha provato concretamente e più volte ad offrire del denaro. Questo ovviamente non l’ha potuto provare perché assolutamente non è vero.

Ha dichiarato, sempre in Tribunale, che non ci ha mai chiesto denaro quando c’è un documento ufficiale in cui chiede a me e mia sorella più di 214.000 € per i danni alla sua imbarcazione.

La testimonianza di Anica Diliber, la compagna di Horvatincic e testimone oculare è decisamente contraddittoria. Nelle udienze preliminari ha dichiarato che lei era seduta guardando poppa al sedile del passeggero e ad un certo punto ha visto Horvatincic sul posto di guida che ha battuto più colpi sulla console di comando per aver successivamente udito lo schianto. Poi ha  dichiarato in un’altra udienza di averlo visto con la testa reclinata in avanti, e di non essere sicura che stesse cercando i comandi ma che forse si stava solo appoggiando.

Le 25 udienze (!!!!!) degli ultimi 5 anni sono state disarmanti, per quanto riguarda la lunghezza, gli orari (venivamo dall’Italia e le fissavano tutte alle 09.00 di mattina cosicché noi dall’Italia dovevamo arrivare la sera prima) e le modalità. Moltissime domande e risposte irrilevanti sono state tenute in considerazione per allungare i tempi, così come la giudice si è data malata per mesi tra un’udienza e l’altra senza comunicare la successiva data se non all’ultimo.

Il Santa Pazienza sequestrato in Croazia

La barca mi è stata sequestrata e dissequestrata con una notifica estremente tardiva (circa 4 mesi dopo il dissequestro) e durante la permanenza a secco presso la Marina Kremik di Primosten, sono stati rubati strumenti ed effetti personali. Si trova tuttora a Primosten e il direttore della Darsena nel 2012 mi aveva chiesto circa 15.000 € per distruggerla e smaltirne i rifiuti. Poi non si è più fatto vivo.

Gli oggetti rinvenuti sul fondale, determinanti per risalire alla posizione rispetto alla costa (se venisse confermato che Horvatincic era a meno di 300 metri sarebbe totalmente colpevole data la velocità che teneva di 26,4 nodi rispetto al limite per legge di 5 nodi) non mi sono mai stati restituiti (ancora e catena e fuoribordo del tender).

Il perito individuato dal Pubblico Ministero che aveva fatto uno studio sulla dinamica dell’incidente e sulla vicinanza alla costa da parte del motoscafo, il Capitano Peso, non è stato accolto a testimoniare.

Francesco Salpietro con il piccolo Federico in barca: “Papà era un marinaio esperto ed aveva iniziato a navigare in Croazia, Sicilia ed in Grecia su uno Swan 41 di amici (lo Jadran), per poi, una volta trasferitosi in Veneto, acquistare uno Jouet 9,20, un Comet 111 (Penelope), il Samurai (un progetto di Buchanan costruito in mogano da Apollonio a Trieste nel 68) , un’Alpa Maica (Haute Claire VI), uno Show 34 (Nausicaa) ed infine il Grand Soleil 39 Santa Pazienza. La cosa che più mi ferisce è che penso fosse la persona più attenta alla sicurezza in mare che io abbia mai conosciuto. Tutte le sue barche avevano rande con 3 mani di terzaroli , dotazioni di sicurezza in doppia copia, ancore, catene e vele da tempesta di rispetto. Nulla era mai lasciato al caso. Usava fino al 2011 le carte nautiche ed il carteggio , oltre ai gps e plotter cartografici. Era una delle cose che mi ha tramandato per essere sempre sicuro di non affidarmi troppo all’elettronica”.

In questa vicenda, vi sono molti altri aspetti critici e che vi assicuro fanno venire la pelle d’oca ma ve li risparmio. Mettete in guardia chi frequenta la Croazia, che io ho sempre amato (ci sono stato anche le ultime due estati in barca, superando tutti i miei limiti e pre-concetti collegati all’incidente) ma che adesso mi fa veramente paura.

Per quanto riguarda ulteriori commenti da parte mia, posso dire che rimango ferito nell’appurare una tale omertà e cattiveria, non solo dal colpevole e dai suoi più stretti collaboratori ma anche dalla magistratura e dalle Istituzioni, anche da quelle italiane che dovrebbero tutelare i propri cittadini all’estero (non sono stato contattato né dal ministro della giustizia croato, ne dall’ambasciatore italiano).

Ho intenzione di chiedere nuovamente ed ufficialmente il supporto delle istituzioni Italiane ed europee perché uno scandalo così non lo posso accettare. Non è stato un caso fortuito ad uccidere i miei genitori ma l’imperizia di un arrogante del mare.

Federico Salpietro

N.B.: Ma ci sarà mai la possibilità che la sentenza venga ribaltata e Horvatincic ritenuto colpevole? “La partita è molto difficile perché è lo stato croato che fa causa all’imprenditore”, spiega Salpietro. “Potenzialmente vi potrà essere un secondo ed ultimo grado di appello ma sarà il pubblico ministero che dovrà decidere se fare appello“.

 

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14 Comments on ESCLUSIVO Velisti uccisi in Croazia, la verità raccontata dal figlio

  1. Federico, voglio esprimere un sincero cordoglio per la morte dei tuoi genitori, il tuo racconto dei fatti è lucido e preciso, putroppo come spesso accade agli italiani che si trovano all’estero e sono coinvolti in fatti gravi, trovano il nostro stato assente e latitante, penso che una posizione forte del nostro ministro degli esteri, avrebbe avuto nel processo un risultato diverso. Spero che questa tua possa attivare il nostro governo e magari la magistratura per rivedere tutto il processo.

    • Una di queste volte mi vergogna dove sono nato e ministerio di giustizia da toglere quanto e corotta mi didpiace

    • Esprimo cordoglio e vicinanza a Federico e famiglia da un velista che da 14 anni va in Croazia praticamente tutte le estati, e consoce bene il marina KREMIK e Primosten, con episodi alterni di simpatia e antipatia verso i locali. Certo sarebbe auspicabile un maggiore impegno del ns governo in questi casi, ma sembra che ciò sia possibile solo se ti chiami magari “Reggeni” e quindi qualora fossi vicino alla classe politica che gestisce questo paese da decenni.

  2. Un consiglio per quel che può valere, rivolgiti direttamente alla corte europea che in Italia siamo messi peggio che in Croazia.

  3. in Croazia non abbiamo parole e proviamo vergogna.Abbiamo una corruzione indescrivibile.Il popolo croato tifa per Voi,tenete duro e non mollate.Sinceri saluti ,Daniele.

  4. Incredibile che finisca cosi..

  5. un evento così va oltre ogni possibile indecenza umana.

  6. Se si trattasse dei miei genitori mi farei giustizia da solo…

  7. Caro Federico, la rabbia in me nel leggere il toccante articola non ha misura.Io stesso ho smesso di andare in croazia un po’ perche’ non accetto e non cedo al ricatto del pedaggio per navigare nelle loro acque territoriali, ma sopratutto per essere rimasto in avaria e vedere meccanici e marinai del porto fermi in banchina ad aspettarmi per spennarmi 7.000 euro per un danno effettivo di soli 500 euro. Ad aiutarmi la sola fortuna di minacciare di chiamare un camion per far venire a prendere il mio 27 piedi a motore mi ha fatto risparmiare 5000 euro e comunque doverne sborsare 2000.
    Tornando al fatto imprtante, non sono tanto meravigliato del comportamento delle autorita’ croate ma sono scandalizzato e ormai senza speranze per le autorita’ italiane che da come descrivi, non hanno fatto nulla per difenderti/ difenderci.
    Il punto e’ proprio questo Caro Federico e cari lettori noi all’estero al contrario di altri paesi siamo poco tutelati e difesi come dovremmo dalle nostre autorita’ e questo e’ il fatto grave e sconsolante e hai tutta la mia comprensione per l’assurda esperienza che ci racconti. Non so se ti puo’ essere d’aiuto c’e’ una associazione seria dove ti permette di lanciare una petizione.Prova a verificare. Il sito e’ il seguente: https://www.avaaz.org/page/it/about/ Ti posso assicurare che il movimento e’molto incisivo e serio.(io sono iscritto alla mailing list e ricevo molte petizioni che spesso firmo).concludo dicendoti di non mollare.La foto dove sei con tuo padre in barca e’ meravigliosamente toccante, quindi tocca te ora navigare alla ricerca della giustizia.Tieni duro e complimenti.

  8. Da anni navighiamo in Mediterraneo con una barca simile alla vostra. Sentire la vostra terribile storia purtroppo conferma la sensazione che ho sempre avuto navigando nel Mediterraneo, cioè che accanto a tanti appassionati che veleggiano pronti a dare una mano a chi è in difficoltà, esiste una moltitudine di persone che il mare, il rispetto delle persone e della natura non sa neanche lontanamente cosa siano.Si sentono in diritto di fare quello che vogliono, passarti a 20 metri alzando onde da tempesta senza sapere quello che fanno. Sembra di essere nei film di Vanzina, con i peggiori personaggi. Io quest’estate ho disalberato. Mi si è avvicinato un grosso cabinato a motore chiedendomi se avessi problemi con il motore, neanche capendo che il problema era l’albero che tuttavia si vedeva emergere dall’acqua accanto alla barca.
    Molti altri aneddoti di piccoli-grossi sopprusi si potrebbero raccontare e credo che ogni velista ne ha.Dove è la cultura della navigazione? chi da la patente nautica a questi personaggi? molti sembrano credere di guidare un’auto sportiva in autostrada. Sembra che i soldi comandino tutto, anche tra le onde. Vince lalegge del più grosso.
    So che è poco ma avete tutta la mia solidarietà
    Un abbraccio

  9. Non mi sorprende. Il nazionalismo croato prevarica ogni espressione etica, se poi sei italiano…

  10. Se gli italiani non andassero più in Croazia, secondo me si darebbero una regolata. Ma purtroppo c’è chi se ne frega. C’è la Grecia, molto meglio.

  11. Concordo con il lettore Paolo.Dovremmo non anbdare piu’ in croazia.Non ne abbiamo bisogno.Abbiamo posti piu’ sicuri e belli di loro con quelle isolette brulle. E il nostro latitante governo, (all’epoca di Monti ne e’ stato un promotore…..) dovrebbe mettere una tassa speciale ai soli croati che vogliono entrare in Italia ma non solo in barca ma anche in Auto o a piedi,nella stessa identica modalita’ che hanno loro nei confronti di chi ci va in barca.
    Ma stiamo scherzando?? ci facciamo mettere i piedi in testa da questi!!
    Nel nostro piccolo ,circa 10 famiglie, in croazia non andiamo piu’ da circa 5 anni e sinceramente dopo questo racconto ne passeranno altrettanti.!!

  12. enisio colledani // novembre 12, 2017 at 2:13 pm // Rispondi

    Caro Federico,
    non ci sono parole per esprimere quello che è successo ai tuoi poveri genitori, io mi trovavo per lavoro su una barca a vela nella marina dove è stata rimorchiata “Santa Pazienza” ed è stato veramente terribile quando ho riconosciuto la barca vista in precedenza a S.Giorgio di Nogaro.
    Ergastolo come minimo della pena, sarebbe stato un esempio per tutte le innumerevoli volte che questi pirati ci sfiorano a 30 nodi con il pilota automatico inserito!!!! a noi per fortuna ci è andata sempre bene. Non sono in sintonia col dire di disertare la Croazia, di follie ne ho viste anche in Grecia come in Sardegna ecc ecc, sono le leggi e chi giudica che sarebbero da rivedere.
    Un abbraccio e non mollare siamo tutti con Te
    Enisio

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