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Otto mesi all’inferno: si accendono le telecamere, parte la Volvo Ocean Race

Sette team, due italiani in regata, 11 tappe, 45.000 miglia, la Volvo Ocean Race per otto mesi ci racconterà le storie dei suoi uomini. Un’edizione che ha nel suo menù molto più Oceano del Sud rispetto alle ultime, un vero ritorno al passato

Leg Zero, a bordo di MAPFRE. Photo by Jen Edney/Volvo Ocean Race.

Il futuro è ancora da definire, ma il presente della Volvo Ocean Race è il giro del mondo che sta per partire, start il 22 ottobre per la prima tappa Alicante-Lisbona: sette team, il globo da circumnavigare in 11 tappe per una regata che dura otto mesi, con partenza da Alicante e il consueto arrivo a Goteborg e poi a L’Aia.

In mezzo le storie dei sette equipaggi che 24 ore su 24 spingono al limite, e anche oltre, i Volvo Ocean 65, attraversando alcuni dei mari meno ospitali della terra alternati a tappe su percorsi insoliti e carichi di insidie. Sette team: Team Brunel, Dongfeng, Mapfre, Vestas 11th Hour Racing, team Akzo Nobel, Turn the Tide on Plastic e Sun Hung Kai Scallywag. Tra di loro due italiani, Francesca Clapcich e Alberto Bolzan, che regatano rispettivamente con Turn the Tide on Plastic della skipper Dee Caffari e con Team Brunel guidato da Bouwe Bekking, oltre all’argentino “molto italiano” Maciel Cicchetti compagno di Bolzan su Brunel.

Leg Zero, on board Brunel. Photo by James Blake/Volvo Ocean Race.

Il giro del mondo in equipaggio, giunto alla sua tredicesima edizione, ha riacceso le telecamere del “Grande Fratello” oceanico: onde che spazzano il pozzetto, gli uomini e le donne degli equipaggi con le facce tirate, i rumori del carbonio in risonanza dentro quelle scatole infernali che sono i monotipi oceanici, gli ingredienti per una nuova puntata della saga sono quelli della grande vela. Eppure non tutto è rose e fiori: il futuro in particolare è ancora da decidere.

La Volvo Ocean Race che verrà ha infatti subito una momentanea battuta d’arresto: l’edizione prevista nel 2019-2020 slitterà a data ancora da destinarsi, serve più tempo per mettere a punto il nuovo formato della regata e lo sviluppo delle nuove barche, il super Volvo 60 foil. Nell’attesa il meglio dei velisti olimpici, di quelli oceanici o specializzati sui monotipi si daranno battaglia in queste undici tappe.

Qualche nome? Basta citare il neozelandese Peter Burling, plurimedagliato olimpionico di 49er e timoniere vincitore dell’America’s Cup che ha rafforzato Team Brunel, o il suo “socio” kiwi Blair Tuke nelle file di Mapfre, o ancora la ragazza prodigio Martine Grael, anche lei oro olimpico in 49er nonché figlia di quel Torben che la Volvo Ocean Race la conosce bene per averla vinta. E poi ancora l’olimpionico e veterano della Volvo Xabier Fernandez o la campionessa spagnola Támara Echegoyen. Il top della vela professionistica internazionale è a bordo della Volvo Ocean Race e c’è da scommetterci che sarà battaglia fino all’ultimo miglio.

Gli Italiani in regata

Alberto Bolzan. photo Rich Edwards/Volvo Ocean Race

Alberto Bolzan: 36 anni da Gorizia, uno dei top velisti italiani tra monotipi e altura, è alla sua seconda Volvo. A bordo di Brunel ha ruoli di responsabilità: potrà timonare durante le In port Race, sarà capo turno e trimmer nelle tappe offshore.

Francesc calpcich. Photo by Jeremie Lecaudey/Volvo Ocean Race.

Francesca Clapcich: triestina, 29 anni, è al suo esordio in Oceano dopo due olimpiadi in Laser e 49er FX. Nelle dure condizioni dei Volvo Ocean 65 sarà a suo agio grazie alla grandissima forza fisica che la contraddistingue, ma anche la tecnica sviluppata sulle classi olimpiche sarà fondamentale come bagaglio d’esperienza.

Il percorso

Il percorso rispetto al passato è tornato ad avere molto più Sud: antipasto di 700 miglia da Alicante a Lisbona, dopo la seconda tappa per Cape Town sarà la volta del primo grande salto alle basse latitudini verso Melbourne, 6500 miglia. La tappa più lunga sarà però la 7, Auckland-Itajai, 7500 miglia via Capo Horn. La più breve lo sprint di 100 miglia tra Hong Kong e Guangzhou, leg 5.  Dopo la risalita verso l’Asia, come detto si scenderà ancora a sud verso Auckland e poi ancora grande sud verso Itajai via Capo Horn, prima di ricominciare la risalita atlantica ed approcciare il ritorno in Europa durante la tarda primavera del 2018. In totale saranno 45 mila le miglia teoriche del giro del mondo.

I Team

Team Brunel/ Bouwe Bekking

Bouwe Bekking

Puntano a vincere, senza compromessi. E’ uno dei team, bandiera olandese, più esperti e talentuosi, tornano dopo l’ottima partecipazione dell’ultima edizione e hanno dimostrato di essere competitivi anche inserendo giovani di assoluto talento.

A 54 anni lo skipper Bouwe Bekking è uno dei veterani che si prepara alla sua ottava partecipazione. Vincerla è l’ “ossessione” della sua carriera avendo sfiorato il trionfo con diversi podi.

Dongfeng Race / Charles Caudrelier

Charles Caudrelier

Con gli innesti di Jérémie Beyou e Carolijn Brouwer sale nettamente il coefficiente d’esperienza a bordo del team a bandiera cinese.

Se nel 2014 era un equipaggio giovane che da outsider si è giocato la vittoria finale, Dongfeng parte nel novero dei favoriti e punta in alto. Charles Caudelier sa come vincerla, lo ha fatto con Groupama nel 2012, è alla sua terza partecipazione e ha già dimostrato di avere tutte le competenze per guidare il team.

Turn the Tide on Plastic / Dee Caffari

Dee Caffari

Uno dei team, bandiera nazioni unite, più giovani in regata Nonostante ciò hanno le carte e il talento per fare dei buoni risultati. Forse non da subito, ma lungo la regata possono piazzare la zampata giusta ed essere competitivi.

A guidarli la britannica Dee caffari, veterana delle regate oceanicche: è alla seconda volvo ma vanta anche un Vendée Globe, il Global Challenge e la Barcelona World Race. Trovare continuità sarà l’obbiettivo.

 

Vestas / Charlie Enright

Charlie Enright

Parte del vecchio equipaggio di Vestas con l’innesto di alcuni giovani, bandiera americano/danese. Forse manca la stella a bordo ma è un team che sa come trovare la continuità di prestazioni, fondamentale in una regata così lunga dove non contano solo le singole performance.

Charlie Enright è alla seconda Volvo, paga in termini di esperienza oceanica rispetto ai colleghi ma con Alvimedica aveva già dimostrato di essere all’altezza del ruolo.

Mapfre / Xabier Fernandez

Xabier Fernandez

Qualsiasi risultato sotto la vittoria non è da considerarsi obbiettivo centrato. Mapfre, Spagna, è uno dei grandi incompiuti dell’ultima Volvo e torna in campo per la rivincita.

Le stelle, il talento e l’esperienza non mancano e c’è da aspettarsi una partenza forte sin dalle prime tappe. Xabier Fernandez è una garanzia, è alla sua quinta Volvo dopo avere vinto due medaglie olimpiche. Per la prima volta senza Iker Martínez ma non sembra un problema.

Akzo Nobel / Brad Jackson

Brad Jackson

A sette giorni dallo start viene “sbarcato” lo skipper Simon Tienpont, per non precisate violazioni contrattuali, con tanto di accuse reciproche tra managment e skipper. Gli uomini di punta restano il kiwi Brad Jackson che guiderà l’equipaggio, sette Volvo, e il brasiliano Joca Signorini, quattro partecipazioni. Un team, bandiera olandese, condito anche da qualche “stellina” come Martine Grael. Difficile fare pronostici dopo il terremoto dello skipper che potrebbe in parte avere sconvolto gli equilibri del team. L’Oceano darà la sentenza.

Sun Hung Kai / David Witt

David Witt

Uno degli ultimi team, bandiera Honk Kong, ad avviare la campagna, ha puntato su diversi membri d’equipaggio che conoscono già la regata, e la barca, per potere avere vita più facile. Sulla carta partono un passo indietro agli altri ma è lecito vederli competitivi quando la regata entrerà nel vivo.

David Witt torna alla Volvo dopo la lontana apparizione del 1997-1998 ma è uno skipper con grande esperienza di vela offshore.

Le barche

Leg Zero, Around the Island Race. Photo by Ainhoa Sanchez

I Volvo Ocean 65 (20 metri) non si sono rivelati esattamente delle macchine da guerra sotto il profilo delle performance ma sono dei monotipi robusti, ben costruiti, affidabili e comunque veloci per affrontare un giro del mondo. Hanno perso il confronto a distanza con i più evoluti IMOCA 60 foil, ma rappresentano comunque un banco di prova estremamente impegnativo per gli equipaggi. Sono barche molto fisiche, bagnate come si conviene a un open oceanico e in grado comunque di garantire medie di percorrenza intorno alle 500 miglia nelle 24 ore quando navigano nelle condizioni ideali e sono spinti al 100% del loro potenziale.

Un momento di vita a bordo sui VO 65

Vivere per otto mesi su un 65 piedi simile non è esattamente una vacanza. L’interno è un inferno: una scatola di carbonio caldissima all’equatore e freddissima nei mari del Sud, che andrà continuamente in risonanza a ogni accelerazione della barca o a ogni scotta che verrà regolata su un winch. Abituarsi a dormire nei primi giorni sarà quasi un’impresa, il resto non sarà facile: umidità diffusa, spazi angusti, riposare in base all’assetto dei pesi più funzionale per la barca e continui spostamenti di attrezzatura da sopravvento a sottovento, da prua a poppa. Proprio per questo la Volvo Ocean Race non è una regata per tutti.

Mauro Giuffrè

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