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DIBATTITO Meglio una barca “old style” o contemporanea?

Ma davvero una barca vecchia è più sicura rispetto a una di ultima generazione? La nostra opinione e quella di Luca Bassani: siete d'accordo?

barcaMeglio una barca vecchio stile o una di ultima generazione? La discussione impazza in banchina da tempo immemore e adesso si è propagata anche sul web: anche noi vogliamo dare un contributo con due pareri. Il primo, più “da diportista-fruitore”, è quello del direttore del Giornale della Vela Luca Oriani, a cui fa eco quello più “tecnico” di Luca Bassani, presidente di Wally e “padre” della filosofia easy-sailing.

Siete d’accordo con loro o vi schierate in favore della tradizione? Fateci sapere come la pensate.

L’OPINIONE DI LUCA ORIANI
Ecco cosa scrive Oriani sul GdV di Ottobre: “Quest’estate ho passato una serata piacevole disquisendo con amici velisti su uno dei temi più discussi da chi va in barca a vela: qual è la barca migliore per navigare con cattivo tempo? La maggior parte degli appassionati è convinta che una barca ‘vecchio stile’ sia sicuramente preferibile a quelle attuali.

Con quella carena con importante immersione, entrate di prua profonde e sottili, dislocamento pesante, costruzione classica in vetroresina ad alti spessori, un bell’albero di diametro generoso, la poppa chiusa da sicurezza anche a velisti provetti, crea la convinzione che sia la soluzione ideale per stare sicuri e comodi, poco bagnati in pozzetto in caso di maltempo e in navigazione con onda di prua. Quante volte ho sentito dire: “Con le barche “vecchio stile” che passaggio morbido sull’onda, niente acqua in coperta!”.

Mi permetto di dissentire da questa visione. Uso questi piccoli esempi di buon senso per schierarmi a favore dell’evoluzione della progettazione che non solo migliora le prestazioni ma anche la sicurezza e la piacevolezza di navigazione. Secondo voi una barca che invece di tagliare le onde come le barche di vecchia generazione, passa sopra le onde come quelle di oggi non riduce gli sforzi sullo scafo regalando maggiore sicurezza e comfort? E che cosa dire degli sforzi sulle attrezzature che si riducono grazie alla maggiore leggerezza delle barche di oggi?”.

L’OPINIONE DI LUCA BASSANI
Di come i nuovi materiali abbiano rivoluzionato il mondo del diporto lo racconta Luca Bassani, sul numero 7 di Top Yacht Design: “Addirittura le grandissime barche da crociera si stanno finalmente trasformando, grazie alle nuove tecnologie, da goffi motorsailer ad agili yacht a vela. Gli scafi in carbonio, la falegnameria in composito, le attrezzature in titanio, le vele in laminato di carbonio, le scotte e le drizze in Dyneema, hanno nel complesso rivoluzionato il sistema barca aumentando nel contempo il comfort e la manovrabilità.

Fino a 30 anni fa uno yacht a vela che avesse un rapporto superficie velica / dislocamento uguale a 5 (5 m2 per tonnellata) era considerata una barca a vela potente e capace di vincere le regate. Oggi abbiamo barche da crociera che si permettono di avere un rapporto uguale o addirittura superiore a 10, manovrabili da una frazione dell’equipaggio necessario in passato. La velocità massima di bolina è aumentata del 20% a parità di lunghezza al galleggiamento. La velocità al lasco raddoppiata. Il vento minimo necessario per muovere dignitosamente un gigante di 40 metri a vela è passato da 15 a 5 nodi! Tutto questo si trasforma in divertimento e quindi in un mercato più grande e più soddisfatto”.

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11 Comments on DIBATTITO Meglio una barca “old style” o contemporanea?

  1. quello che manca nel parere di Bassani, è come si comportano con mare grosso queste barche supermoderni. Una soluzione intermedia per il diportista crocierista regatante di circolo è una soluzione intermedia .

    • Barche? Con quelle linee di prua piatte, che battono l’onda che ti rintrona la testa? Senza linee d’acqua, che basta un pinnone ed un suppostone in fondo?
      Saranno anche leggere (e quindi anche le attrezzature lo saranno) ma avete mai provato a bolinare contro mare (vero) per 20 ore? Con quelle forme di prua?

  2. Non sono d’accordo con l’esposizione di Luca Oriani in quanto non entra nel merito della differenza tra passo che tende a fendere il moto ondoso, rispetto ad uno che lo asseconda, ovvero gli naviga sopra. Infatti ritengo molto più stressante per scafo, attrezzatura ed equipaggio, l’effetto “montagne russe” , pensate alle accelerazioni e decelerazioni dovute a beccheggio e rollio di albero e attrezzature su onde consistenti e formate, rispetto a una traiettoria più regolare e meno sali-scendi, garantita da uno scafo dislocante. Sarà certamente più lento, ma molto più stabile e quindi sicuro e confortevole.

  3. mi dispiace, ma sbagli… studia un po’ di teoria di stabilità dinamica e di teoria di manovrabilità e vedrai che beccheggio e rollio sono moti più stressanti rispetto al sussulto.

  4. la barca di ieri era più orientata alla bolina , fatta per uomini di acciaio come le drizze, la regata famosa era il Fastnet. Adesso le barche sono più per vacanzieri in bermuda,amano il lasco e le esilaranti velocità, la regata mito è la Vendee. Il mondo degli uomini cambia, geografia e meteo meno.Col mare rotto e il vento in prua “Stormy Weather”va ancora bene,se poggi fino al lasco va bene anche il Kon Tiki. Anche Colombo, alle Canarie, inferì le vele quadre.

  5. Le barche costano e la vetroresina pure, meglio quindi leggere e piatte che se ne vendono di più se non si sale con i costi di produzione. Se poi il cliente ha da spendere gli optionals, se vogliamo dirla all’inglese, non mancano ed ecco tutti accontentati. Gli unici scontenti sono i produttori delle eliche di prua……non sanno dove infilare il tubo talmente sono diventate piatte a prua le barche.

  6. gianfrancesco costantini // ottobre 6, 2017 at 11:18 am // Rispondi

    Infatti abbiamo tutti barche di 40 metri. Ridicolo e ridicola anche la discussione (neanche più in banchina si fanno discussioni così)

  7. E’ chiaro che se chiedi ad un direttore di giornale che guadagna con la pubblicità dei cantieri e al costruttore di enormi barche a vela non potranno che risponderti così. E’ come chiedere a Marchionne se è più affidabile la nuova o la vecchia 500! E’ altrettanto chiaro che i nuovi materiali da coperta siano più resistenti dei vecchi. Ma nulla esclude che si possano utilizzare le cime in dyneema anche sulle vecchie barche. Sembra che non abbiano mai affrontato una burrasca con un ferro da stiro di adesso. Solo la forma della prua, fatta per aumentare la linea di galleggiamento e quindi la velocità dovrebbe dirla lunga. Se per migliaia di anni le prue dei grandi navigatori sono state oblique, un motivo ci sarà stato, no? Ed era proprio quello di fendere l’onda, non di beccheggiarci sopra! E delle opere morte altissime che quando ti prende un’onda di fianco, invece di passarti sopra, ti schiaffeggia violentemente, facendo inclinare la barca e sottoponendo a stress albero e manovre? Ma ddaiiiii…

  8. Marco Pellanda // ottobre 6, 2017 at 12:21 pm // Rispondi

    Nel 1958 un “marinaio” (stipendiato a bordo) di Camogli usava dire “a meza nave caminano anche le zsuche”.
    E le planate, a quei tempi, erano soltante quelle dei motoscafi!
    Marco Pellanda – Venezia 6 ott 2017

  9. Dovete vedere come navigano, durante la stagione invernale,
    le barche “old style”, nel mar baltico allorché quelle poche contemporanee esistenti giacciono all’ormeggio. Poi ne riparliamo.

  10. Here is a better comparison the offshore behavior of old designs and new designs. The conclusion is the same but it is much better explained:
    http://blog.aureus-yacht.com/light-vs-heavy-displacement-monohulls-offshore-sailing/

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