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Gli italiani alla Transat Jacques Vabre: quei bravi ragazzi di Bona e Fantini

Aspettando la Transat Jacques Vabre vi raccontiamo le storie degli italiani che si preparano alla mitica transatlantica: la nostra prima puntata parte da Lorient, alla scoperta del cantiere di Alberto Bona e Andrea Fantini dove sta ri-prendendo forma il Class 40 Enel Green Power

Andrea Fantini e Alberto Bona

A Lorient, in Bretagna, il cielo in certi giorni è di un azzurro accecante e in altri è grigio e piove. Forse è un po’ così che si sente un navigatore oceanico che sta lavorando al suo progetto sportivo: certi giorni tutto splende, altri un po’ meno e il cielo bretone è la metafora perfetta. Alberto Bona e Andrea Fantini a Lorient si sono trasferiti quest’estate, non appena finita la qualifica ufficiale per la Transat Jacques Vabre, la transoceanica in doppio che partirà il 5 novembre da Le Havre, Francia, con destinazione Salvador de Bahia, Brasile, per un totale di 4350 miglia. Li sono stati raggiunti da alcuni amici, come Tommaso Stella: pochi soldi, tanto lavoro da fare e la tipica corsa contro il tempo. Tutti a sporcarsi le mani e la sera a condividere l’appartamento, “Perché dato che stiamo navigando poco dividere la casa è un buon modo per conoscersi“. Correranno sul Class 4o Enel Green Power e saranno uno degli equipaggi italiani in regata.

Il Giornale della Vela, aspettando la partenza Transat Jacques Vabre, vi racconterà la loro storia e quella degli altri italiani in regata , Giancarlo Pedote tra gli IMOCA 60 e Pietro Luciani-Massimo Juris tra i Class 40. 

Il nostro racconto come dicevamo parte da Lorient, da un cantiere, ma in realtà la storia comincia molto prima, con una telefonata di Giovanni Soldini ad Andrea Fantini: “Andrea tu hai lo sponsor, Alberto ha la barca, mettetevi insieme”. Perché Giovanni Soldini? Perché il class 40 su cui ha iniziato a navigare Alberto Bona nel 2017 è proprio quello che vinse la Transat Jacques Vabre nel 2007, l’ex Telecom Italia, con Giovanni Soldini e Pietro D’Alì. Ma non solo: Giovanni Soldini conosce molto bene anche Andrea Fantini per averci navigato insieme sul VOR 70 Maserati, il “matrimonio” quindi è di quelli assolutamente da fare.

Li abbiamo raggiunti telefonicamente nel loro “covo” bretone, tra una modifica ai ballast e il montaggio della chiglia, mentre sono nel pieno della preparazione della barca: assetti da migliorare, ballast da spostare, un nuovo albero, vele nuove in arrivo, una chiglia più performante, per trasformare una barca all’avanguardia nel 2007 in un Class 40 ancora competitivo. “Chiamaci a pranzo” mi chiede Andrea, “Così ci fermiamo un attimo, ma su skype è difficile perché non abbiamo un buon wi-fi“, sorride. Diluvia, ma nonostante tutto le voci dei due ragazzi arrivano fresche, cariche di ottimismo.

COME NASCE UN PROGETTO SPORTIVO

– Oggi siete insieme in cantiere a preparare la barca, ma cosa facevano Andrea Fantini e Alberto Bona prima di lanciarsi insieme in quest’impresa sportiva?

Alberto Bona: Ho recuperato la barca di Giovanni a La Rochelle a ottobre dello scorso anno, finita l’esperienza Mini l’obbiettivo era iniziare a navigare in Mediterraneo con un Class 40 e puntare a fare la Transat Jacques Vabre. Ho trovato uno sponsor che  mi aiutava, Alfa Group che sarà ancora con noi, ma non bastava, un progetto Class 40 costa comunque molto e la barca in questione, quella di Giovanni, era un po’ un salto nel vuoto perché comunque i lavori da fare erano molti per rimetterla in pista. Prima di pensare alle performance occorreva mettere in sicurezza il tutto, fare un check-up completo dell’attrezzatura, già il trasferimento fino a Genova è stato una bella scommessa ma è andato tutto bene. 

Andrea Fantini: Sceso da Maserati praticamente ho trascorso la maggior parte del tempo a cercare sponsor per il mio progetto oceanico e ho avuto poco tempo per navigare. Poi c’è stato l’incontro con Enel che ci ha creduto e non è una cosa semplice perché occorre veicolare il mondo della vela oceanica tramite la visione di una multinazionale. Mi ha chiamato Giovanni Soldini per parlarmi di Alberto, lui ci ha messo in contatto e poi abbiamo alcune conoscenze in comune come Tommaso Stella (già compagno di Andrea Fantini alla Transat Jacques Vabre del 2011 ndr) e Andrea Iacopini. Abbiamo iniziato a navigare insieme per la Giraglia 2017 e poi non ci siamo fermati, trasferimento fino a Malaga e poi qualifica della Transat e trasferimento definitivo a Lorient per mettere su il cantiere. A modo nostro siamo un team, ci aiutano gli amici, si lavora tanto, come in una grande famiglia.

– Che regata è la Transat Jacques Vabre e che possibilità vi date?

Alberto Bona: Tra le transatlantiche è la più lunga, quindi oltre alla performance della barca entra in gioco anche la sua affidabilità. Le condizioni che si possono incontrare sono molto varie e non si navigherà solo al lasco. Ci saranno le depressioni in uscita dalla Manica, ci sarà da bolinare, poi gli Alisei fino all’equatore, le sue calme, e poi ancora bolina larga nell’aliseo di sudest. I Class 40 si sono evoluti molto e ormai, con le dovute differenze, sono quasi un’IMOCA 60 in piccolo ed è una barca che ha visto negli ultimi tempi impegnati i migliori progettisti in circolazione. Il nostro obbiettivo è quello di fare bene, ci sono 7-8 barche che sulla carta partono un passo avanti perché sono di ultima generazione, metterne alcune dietro sarebbe molto bello. Per noi italiani è più difficile, siamo sempre alla rincorsa, mentre i nostri avversari da due anni escono insieme con gli allenatori noi facciamo più fatica e siamo ancora in cantiere a poche settimane dalla partenza. Vogliamo essere gli outsider della flotta, conosciamo la strada, stiamo preparando bene la barca, avremo delle belle vele, ci crediamo in un buon risultato perché questo Class 40 quando è uscito era una barca molto avanti e noi la stiamo aggiornando bene. Con le modifiche che stiamo facendo contiamo di essere veloci e colmare almeno in parte il gap che ci separa dai primi.

LE FOTO DEL CANTIERE A LORIENT

– Quanto è difficile per dei navigatori italiani mettere su un simile progetto

Andrea Fantini: Se vuoi trovare gli sponsor in Italia devi rinunciare in parte a navigare e dedicarti a pieno alla ricerca dei fondi. Non è tanto un problema di risorse delle aziende ma più un fatto culturale. In Italia si investe negli sport di squadra, qui in Francia i bambini da piccoli vanno a vedere i movimenti delle maree o la partenza di una Mini Transat o di un giro del mondo, le prospettive sono diverse. In Italia non basta offrire a uno sponsor il semplice ritorno mediatico della regata, ma il progetto deve essere più articolato anche con molti eventi collaterali e non solo finalizzati all’obbiettivo agonistico. 

DIETRO LE QUINTE DELLA SFIDA OCEANICA

Che barca sarà Enel Green Power?

Andrea Fantini: Il senso del progetto è avere una barca 100% eco powered, verranno montati vari sistemi di generatori e per l’anno prossimo l’obbiettivo è di dotarla anche di un motore elettrico. Per la TJV avremo tutta una batteria di pannelli solari nuovi e un nuovo idrogeneratore, già così siamo in condizione di non accendere quasi mai il motore per ricaricare l’energia di bordo. In più invieremo giornalmente a Enel dei dati con il dettaglio dell’energia prodotta così da sviluppare delle analisi precise.

– Che sogno hanno nel cassetto Alberto Bona e Andrea Fantini?

Alberto Bona: Ride – ndr – Voglio avere un pezzo di terra per fare l’agricoltore. Difficile da dire, molto dipende dalle occasioni che si presentano e adesso abbiamo avuto questa. Certo vorrei fare il Vendée Globe, se nel frattempo non inventano una regata più abbordabile, ma non certo il Golden Globe con il sestante, quello no. Oggi però fare un progetto con un’IMOCA competitivo è quasi proibitivo.

Andrea Fantini: Certo il sogno di tutti è quello, il giro del mondo, ma è un’impresa così grande anche solo essere alla partenza che fa quasi paura a nominarlo dato quanto è difficile, ma sognare non costa nulla.

– Che velista è Andrea Fantini?

Alberto Bona: Con lui mi trovo benissimo nonostante ci conosciamo da poco. Era rischioso perché era necessario che andassimo d’accordo. Abbiamo navigato poco insieme e ci stiamo scoprendo in questo cammino, ma lui ha navigato tanto anche con professionisti e ha ben chiaro come funziona il gioco. Un difetto? Non gli piacciono le uova, a me molto invece, ma lo sto convertendo a poco a poco.

– Che velista è Alberto Bona?

Andrea Fantini: Da un punto di vista umano è fantastico, vivere in casa insieme ti fa scoprire tante cose e consente di conoscersi bene. In barca è iper preparato, porta con se l’esperienza, e si nota molto, di un velista che ha seguito in prima persona i suoi progetti e ha la testa per curare i programmi e tutti i particolari. 

andreafantiniracing.com

alberto-bona.com

enelgreenpower.com

Mauro Giuffrè

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