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Coppa America: “Sarà un 75 piedi che sposterà in avanti i limiti della tecnica e della tecnologia”, parola di Dalton

La Prada Cup inizierà ad Auckland nel gennaio 2021, la Coppa America a marzo, attese regate anche in Italia: dove? Cagliari e Palermo le prime indiziate

Grant Dalton, Steve Mair – Commodoro RNZLYS – Agostino Randazzo – CVS – Patrizio Bertelli

Avremo una barca molto performante che sarà veloce e potente. Stiamo spostando in avanti i limiti della tecnica e della tecnologia; questo metterà alla prova i progettisti, i cantieri e i velisti. Esattamente ciò che la Coppa America rappresenta.”. Così disse Grant Dalton. La nuova Coppa prende forma, senza inganni, trasparente, passo dopo passo. A poco più di tre mesi dall’edizione delle Bermuda che ha visto trionfare Emirates Team New Zealand ecco annunciato il Protocollo per l’edizione numero 36.

Partiamo dalla prima notizia, la barca: la misura è ufficiale, 75 piedi. Sarà un monoscafo ultraperformante, a dislocamento leggerissimo e tecnologico, come ha confermato lo stesso Dalton nell’incipit che vi abbiamo proposto, ma i dettagli tecnici saranno forniti più avanti: il 30 novembre 2017, quando ne verrà data un’anticipazione, ed entro il 31 marzo 2018, data ultima per rendere pubblica la regola di stazza. Insomma il dilemma foil o non foil non è sciolto anche se sembra ormai poco rilevante, in ogni caso sarà una Coppa America ad altissima velocità, niente a che vedere con quello che si è visto con i vecchi ACC di San Diego, Auckland e Valencia. L’equipaggio ipotizzato è di 10-12 velisti. Al vaglio l’ipotesi di alcuni elementi one design (l’albero è il primo indiziato), ma nell’ambito di una piattaforma che lascerà ampia fantasia ai disegnatori e ai velisti. Come ha sottolineato lo stesso Dalton “La Coppa non è mai stata un gioco al risparmio e difficilmente questa lo sarà”.

La formula delle regate torna al match race più classico: 4 minuti di prestart e partenza di bolina, così da riassaporare il sapore dei vecchi duelli, sia pur a velocità probabilmente triplicate rispetto a quello a cui eravamo abituati.

L’altra grande novità riguarda il ruolo di Prada. Louis Vuitton esce di scena, la selezione sfidanti prenderà quindi il nome di Prada Cup e la Coppa America vera e propria verrà denominata The XXXVI America’s Cup presented by Prada. Un doppio colpo di Patrizio Bertelli, che rilancia la sfida sportiva ma al tempo stesso punta forte sullo storico marchio.

La Prada Cup inizierà ad Auckland nel gennaio del 2021 e l’intero evento, incluso l’AC match, si concluderà entro marzo. Sono attese della tappe di avvicinamento, le AC World Series, che certamente faranno tappa in Italia. Dove? Cagliari è la location indiziata dato che Luna Rossa l’ha confermata come base per il proprio team, ma attenzione anche a Palermo (Sede del Circolo della Vela Sicilia che ha lanciato la sfida di Luna Rossa) e Napoli nel caso in cui dovesse concretizzarsi la sfida di Mascalzone Latino.

E Luna Rossa? Si attendono maggiori dettagli sulla composizione del team. Il punto certo è Max Sirena, che sarà la guida del sailing team e il probabile skipper: “Luna Rossa è la mia famiglia, adesso è il momento di provare a vincere la Coppa”, lo storico membro del “silver bullet” parla già da leader. Oltre alla “candidatura” di Torben Grael (LEGGI QUI), tra le figure chiave potrebbe esserci il palermitano Francesco Bruni, ma Bertelli non ha nascosto la voglia di inserire anche nuove generazioni di velisti.

REGOLE GENERALI

  • Ogni concorrente potrà costruire due barche i cui scafi devono essere laminati nel paese di origine del team. La prima barca potrà essere varata solo dopo il 31 marzo 2019 e la seconda dopo il 1 febbraio 2020.
  • La laminazione dello scafo dovrà essere eseguita nel paese di appartenenza dello Yacht Club che lancia la sfida
  • Il Regolamento prevede che le due barche di un team non possano navigare insieme, fatta eccezione per il Defender che, non partecipando alla PRADA CUP, potrà allenarsi con entrambi gli scafi durante le regate di selezione dei Challenger.
  • Particolare accento è stato posto sulle regole della nazionalità dell’equipaggio a bordo durante le regate: un minimo del 20% o tre membri dell’equipaggio dovranno essere cittadini del paese dello Yacht Club sfidante e il resto dell’equipaggio dovrà essere effettivamente presente nel paese che lancia la sfida per un minimo di 380 giorni nei due anni inclusi tra il 1 settembre 2018 al 31 agosto 2020.

REGOLE E INTENTI RIGUARDANTI LA BARCA

  • Le imbarcazioni saranno monoscafi di 75’ ad alte prestazioni e saranno definite
    dalla Regola di Classe AC75;
  •  La Regola di Classe AC75 sarà pubblicata il 31 Marzo 2018;
  • Un primo schema della Classe sarà pubblicato il 30 novembre 2017;
  • L’Appendice 1 del Protocollo sintetizza gli obiettivi che la Regola di Classe AC75 si
    propone di conseguire:
  • Imbarcazioni adatte alle regate di match racing e alla competizione
    ravvicinata;
  •  Promuovere il progresso e lo sviluppo tecnologico per consentire
    all’America’s Cup di continuare a essere il punto di riferimento della
    progettazione velica e il più importante evento velico a livello mondiale;
  • Assicurare che la classe sia appropriata per lo sviluppo delle competizioni
    veliche e crei un legame con la comunità dei velisti;
  • Imbarcazione impegnativa, che premi e metta in risalto l’abilità
    dell’equipaggio;
  • Competitività ad alto livello in un ampio spettro di condizioni di vento;
  • Comportare una posizione sicura per l’ospite a bordo;
  • Includere requisiti pratici per varo, alaggio e trasporto;

E’ QUESTA LA STRADA GIUSTA?

A questo punto poniamoci una domanda: questa è la strada giusta per il futuro della Coppa che deve rappresentare una delle massime espressioni dello sport velico? La risposta è ancora aperta e, inutile nasconderlo, tutto dipenderà dalle barche. Per restare al passo con i tempi è fondamentale che gli intenti di Grant Dalton diventino realtà, sbagliare la barca o avere un mezzo “comune” sarebbe un clamoroso autogoal per l’evento. L’abbandono dei catamarani in stile astronave viene salutata con favore dalla maggioranza della comunità velica internazionale perché si sente l’esigenza di una regata più comprensibile, meno esasperata, più vicina ai velisti comuni e non agli ultraprofessionisti. Ma non si può nascondere però che i foiling cat hanno rivoluzionato la stessa concezione dell’andare a vela, aprendo scenari prima inimmaginabili.

Per l’Italia si aprono scenari molto interessanti, con un potenziale indotto che potrebbe coinvolgere tutto il mondo della vela: velisti, giovani, cantieri, città e professionisti di vario genere. Se oltre a Luna Rossa dovesse concretizzarsi un’ulteriore sfida italiana , l’eco degli antichi fasti tornerebbe forte nelle case degli italiani. Il sogno è appena cominciato?

Mauro Giuffrè

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