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I sei cavalieri che sfidano i francesi: gli italiani all’assalto della Mini Transat

Sei "guerriri" pronti a battagliare contro i cugini francesi in una delle regate oceaniche più dure che ci sia: barca mini, fatica grande, ecco le gioie, i dolori e le speranze dei sei skipper italiani in gara

Barca Mini, fatica grande, questa è la Transat 650, la regata che rappresenta la porta d’ingresso nel mondo della grande vela oceanica (LEGGI QUI CHE VITA DI INFERNO A BORDO DI UN MINI). L’edizione 2017, la ventunesima, con 81 iscritti, parte l’ 1 ottobre da La Rochelle (Francia) per fare tappa a Las Palmas (Canarie), dopo 1350 miglia, circa una settimana di mare. La seconda tratta di 2700 miglia, quella decisiva ai fini della vittoria finale, ha come traguardo Le Marin in Martinica, per un totale di poco più di 4000 miglia di percorso. Anche quest’anno l’Italia, come da tradizione delle ultime edizioni, schiera una nutrita squadra di ministi che partecipano con ambizioni e obiettivi differenti. 

Dai più agguerriti Andrea Fornaro (Sideral), Ambrogio Beccaria (Ambeco) e Andrea Pendibene (Marina Militare), a chi partecipa con lo scopo principale di esserci e arrivare fino in fondo, come Emanuele Grassi (Penelope), Matteo Rusticali (Spot), Luca Sabiu (Jolly Roger). La vittoria della regata viene assegnata con la somma dei tempi delle due tappe, la classifica come sempre è divisa tra prototipi e barche di serie. Le regole sono chiare e abbastanza severe: niente plotter cartografico, niente satellitare, gli skipper ricevono la classifica – quante miglia mancano all’arrivo per ognuno dei partecipanti, non la posizione degli avversari – una volta al giorno dalla nave appoggio che segue la regata (sempre se riescono a sentirla via VHF), per il resto possono contare solo su se stessi e sulle loro capacità di marinai e regatanti. Una serie di regole che rendono la vita degli skipper ancora più dura e complessa, perché oltre alla difficoltà di navigare su una barca piccola e angusta (sei metri e mezzo), ai problemi legati al meteo atlantico o a eventuali problemi tecnici, i ministi devono fare i conti con il logorio psicologico reso più acuto dalla solitudine.

Una cosa è partecipare ad una regata in solitario durante la quale conosci la posizione, la velocità e l’avanzamento degli avversari, o quanto meno ne ricevi frequenti aggiornamenti che possono spingerti psicologicamente a lottare e andare avanti. Altro è regatare praticamente al buio, ricevendo solo una volta al giorno le miglia che mancano al traguardo per i vari concorrenti e non la loro collocazione sullo scacchiere dell’Oceano. Una differenza sottile ma decisiva, una particolarità quella di non conoscere la posizione degli avversari unica nel panorama delle regate oceaniche, uno scoglio forse ancora più grande rispetto alla complessità della conduzione della barca.

GLI ITALIANI ALLA MINI TRANSAT

Ambrogio Beccaria

25 anni, da Milano. Si sta dimostrando uno dei migliori skipper tra quelli in possesso di barche non di ultima generazione. Il suo Pogo 2 è rodato ed è stato preparato bene, con ottimi risultati nelle ultime regate ufficiali. Non può tenere il ritmo dei primi, ma ha dichiarato chiaramente di non essere interessato alla classifica dei Pogo 2 ma di volere provare a restare a ridosso dei primi dieci posti. Sarebbe comunque un grande risultato.

 

Andrea Fornaro

40 anni, da Roma, è alla sua seconda Transat dopo l’esperienza tra i Serie nel 2015. Aveva iniziato la sua preparazione per quest’edizione con un Serie Ofcet nuovo ma, resosi conto dell’impossibilità di completare la qualifica dato l’alto numero di iscritti, ha virato su un prototipo. Si tratta di un progetto di Bertrand del 2017: la barca ha mostrato di essere competitiva. Vederlo a ridosso dei primissimi potrebbe essere qualcosa di concreto.

Andrea Pendibene

36 anni da Viareggio (Lucca), alla terza Transat, è il minista italiano più esperto. Ha avuto più tempo per prepararsi rispetto all’edizione 2015. Corre su un Pogo 3, barca di ultima generazione, si è allenato a lungo con i ministi della base di Barcellona ma forse gli è mancata un po’ l’ultima parte di preparazione nelle regate in acque francesi. Può fare bene e ha l’esperienza per farlo, anche se tenere il ritmo dei primissimi non sarà facile.

 

Emanuele Grassi

36 anni da Lanuvio (Roma), attivo nella classe Mini dal 2013, è alla sua prima Mini Transat. Ha acquistato la barca che fu di Susanne Beyer, un Pogo 2 che ha già fatto la Transat ed è stato aiutato dall’amica skipper nella preparazione. Ha svolto l’avvicinamento alla regata in Mediterraneo, potrebbe soffrire il passaggio in Oceano e il ritmo degli avversari più esperti ma ha dimostrato nel circuito italiano di avere delle buone carte da giocare.

Luca Sabiu

42 anni, da Milano, la Transat è per lui un sogno inseguito a lungo che finalmente si corona. Aveva già avviato una campagna non riuscendola a completare per motivi organizzativi e di budget, nell’edizione 2017 sarà sulla linea di partenza. Si è definito più un navigatore che un regatante, ma dal 2013 ad oggi ha ottenuto anche ottimi risultati nel circuito italiano. Vuole arrivare in fondo, senza stress e godendosela. Il suo spirito è quello dei grandi sognatori.

Matteo Rusticali

35 anni da Savio (Ravenna), è alla sua prima Transat ed è una faccia relativamente nuova del panorama Mini italiano. Ha scelto un prototipo del 1991, la sua 444 non avrà le performance dei modelli recenti ma è una barca semplice ed affidabile, che può consentire un battesimo atlantico a Rusticali senza troppo stress e complicazioni tecniche. Il suo obbiettivo realistico è arrivare in Martinica tenendo delle buone medie, la sfida non è impossibile.

I FAVORITI DELLA MINI TRANSAT

Ian Lipinski, uno dei grandi favoriti della vigilia

Gli italiani se la vedono con il top della vela francese che schiera i suoi migliori “ministi”, alcuni dei quali partono decisamente favoriti sulla carta. Tra i prototipi i più quotati: Quantim Vlamynck con il mini volante Arkema 3, Simon Koster con Eight Cube e soprattutto Ian Lipinski con Griffon.fr già vincitore nel 2015 tra i serie.

Andrea Fornaro con il suo Sideral ha scelto una barca più semplice, meno estrema, forse sulla carta meno perforante dei prototipi di punta, ma che gli può dare più certezze e gli ha dato la possibilità di avere una preparazione semplice. Può essere uno degli outsider.

Matteo Rusticali, anche lui tra i proto, si affida a un progetto di vecchia generazione con l’obbiettivo di andare fino in fondo. Più difficile il pronostico tra i Mini di serie, dove il folto gruppo dei Pogo 3 si presenta compatto.

27 anni bretone da Auray, ha stupito tutti nella fase di preparazione con risultati di rilievo e la vittoria della Transgascogne. Regata su un Pogo 3 di ultima generazione griffato TBS, sarà lei la prima donna a vincere la Mini Transat?

Da tenere d’occhio la “terribile” Clarisse Cremer, vincitrice dell’ultima prova ufficiale prima della Mini, la Trans Gascogne, ma anche Pierre Chedeville, Germain Kerleveo e Yannick Le Clech potrebbero dire la loro. Su un Pogo 3 anche il nostro Andrea Pendibene su Pegaso della Marina Militare che si candida a una buona Transat.

Mauro Giuffrè

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