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La storia di Umberto Marzotto, il rampollo giramondo (in barca a vela) – Prima Puntata

A bordo di un Koopmans 57 Umberto Marzotto, rampollo di una delle dinastie industriali più importanti d'Italia, è al suo secondo giro del mondo. Vi raccontiamo la storia del ragazzo che dell'azienda di famiglia proprio non ne volle sapere, e si dedicò anima e corpo alle sue passioni: musica, poesia e vela

marzottoGuardate che per attraversare l’Oceano il pedaggio non lo si paga coi soldi; “La mia sarà pure una superbarca, questo mi rende meno marinaio? Negli ultimi tre anni ho fatto 20.000 miglia, voi?”; “Perché ho la bandiera inglese? Non certo per pagare meno tasse: mia madre è scozzese, sono cittadino britannico!”; e ancora: “Navigo da quando sono un bambino, vivo in barca da 15 anni, ho fatto due giri del mondo. Sarei un figlio di papà?”. Risponde per le rime, Umberto Enrico Libero Marzotto, figlio del conte Pietro, erede di una delle famiglie industriali più importanti d’Italia. Risponde a tutti quelli che su Facebook, a seguito di un articolo su di lui pubblicato dal nostro giornale, lo accusano di avere “le spalle coperte” aggiungendo che, con un cognome (e un patrimonio) così, sarebbero capaci tutti di fare quello che sta facendo.

SINCERAMENTE: LO FARESTE ANCHE VOI?

Ovvero, il secondo giro del mondo in barca (il primo lo completò addirittura in solitario). Per favore, siate onesti con voi stessi: davvero avreste fatto lo stesso, se aveste avuto i soldi? Vi sarebbe piaciuto trovarvi, come è capitato a lui, nel gelo dello stretto di Magellano, o in balia dei tifoni nella traversata durata 38 giorni dall’Australia al Sudafrica? Se è vero che di trovarti in certe situazioni non te lo ordina il dottore, va detto che senza un’adeguata preparazione non ti verrebbe neanche in mente di provarci.

Umberto e la sua allora compagna Ann (oggi divenuta sua moglie) a bordo del “Magic” nel 1988

Nella sua vita, Umberto, musicista per professione e marinaio per scelta di vita, ha macinato centinaia di miglia a vela. Lontano dai riflettori, forse anche per fuggire alla notorietà (in senso negativo) che lo travolse verso la fine degli anni ’80: prima per una canzone presentata a San Remo 1987, “Conta Chi Canta”, che non ottenne il successo sperato, poi per la sua vita al limite, fatta di corse in macchina, belle donne, cocaina (con tanto di galera): mentre la famiglia lo voleva a capo delle aziende, lui si è sempre sentito musicista e poeta, senza pretese “manageriali”. Così è andato dietro a Fabrizio De André, Vasco Rossi, Fernanda Pivano, Eduardo De Filippo, Alberto Moravia, tutti suoi amici. Ma il gossip, a noi, interessa poco. Umberto Marzotto, nato il 5 settembre 1962, sposato, due figli, è un velista giramondo esperto. E come ogni giramondo, ha un sacco di storie da raccontare. “Con gli altri giornalisti non ci parlo, ho appena detto di no a Maurizio Belpietro, ma di vela parlo volentieri”, mi scrive su Facebook fornendo il suo contatto Whatsapp, “ma sono in Polinesia, chiamami quando da voi è notte che qui la differenza è di 12 ore”.

Il Koopmans 57 di Umberto Marzotto

LA STORIA DI UMBERTO MARZOTTO

Attendo la tarda serata, mi munisco di caffé e compongo il numero: “Ciao Eugé, un abbraccio da Tahiti”, la voce rilassata di chi ha trovato la pace con se stesso. Sono arrivato qui dopo aver navigato per 8.600 miglia negli ultimi due mesi, sul mio Koopmans 57 Elpis (17,40 m di lunghezza e 4,92 m di larghezza) con mia moglie Ann. Una barca splendida, l’ultimo mio amore”. Perché di “amori”, Umberto, ne ha avuti tanti: “Fin da bambino ho navigato: a sei anni già frequentavo la scuola di vela Tito Nordio al Marina di Hannibal, a Monfalcone. All’epoca, ti capitava di incontrare Tino Straulino ogni mattina che passeggiava per i moli. Essendo per metà britannico, poi, ho potuto frequentare varie scuole nautiche inglesi: non ero neanche un ragazzetto che già sapevo portare una barca da solo”.

Il giovanissimo Umberto a bordo di un Alpa Tris all’inizio degli anni ’70

C’è una bella foto che Marzotto ha pubblicato su Facebook che lo vede impegnato, giovanissimo, solitario, a bordo di una Alpa Tris: “Una barca splendida e duttile: potevi andarci a vela, a remi e a motore, con un piccolo fuoribordo. Nella foto avrò avuto otto anni”.

DA SOLO, SU UN DRAGONE, DA VENEZIA A KALAMATA

A 17 anni riceve in dono dalla famiglia un dragone (8,90 metri a chiglia lunga, classe olimpica dal 1948 al 1972), forse il più bel regalo che potessero fargli:Non appena terminai il quarto anno di superiori, approfittai della pausa estiva e salpai, in solitario da Venezia, verso quella che allora era ancora la Jugoslavia e la costeggiai verso sud. Saltai le coste albanesi, all’epoca una meta difficile per la dittatura di Enver Hoxha, attraversai nuovamente l’Adriatico arrivando a Bari, e da lì, compiendo una nuova traversata, raggiunsi la Grecia e arrivai fino in Peloponneso, a Kalamata, per poi tornare indietro”. A spanne, 2.000 miglia. Da solo. Roba da matti: quando a 17 anni i ragazzi pensano soltanto a divertirsi, Umberto Marzotto è a zonzo per i mari da solo, su una barca non cabinata:Guarda che io mi divertivo, mi è sempre piaciuta la vita spartana di mare. Ero piccolo, magro, irrequieto. Avevo un piccolo fornello da gas per cucinare che avevo modificato perché potesse fungere da lampada, una piccola pentola a pressione con la quale preparavo la ‘sbobba’, e una sacca per lo spi che mi faceva da cuscino. Io stavo benissimo così”. Torna a casa dopo tre mesi, giusto in tempo per la scuola. La sua famiglia era in ansia totale, anche perché all’epoca non esistevano certo i cellulari: Per punirmi mi sequestrarono il dragone”, ricorda Umberto con un sorriso.

Umberto (a destra) negli anni ’80. A sinistra l’amico Dario Amadei, dietro il fido Vasif Khan

IO, AIUTATO DAI CURDI

A 18 anni, finito il liceo (“dell’Università non ne volevo sapere”), una breve parentesi da “motorista” con uno splendido Chris Craft del 1955, poi acquista un’Alpa 11.50 di Sparkman & Stephens:Con Nefertiti, questo il nome della barca, ho girato tutto il Mediterraneo, sono arrivato perfino in Libano”. E giù altre miglia. Nel suo peregrinare, a Marmaris, in Turchia, si innamora di una barca semiaffondata e decide che deve averla a tutti i costi: è un 55 piedi del 1936 di David Hillyard, il Wind Sweep. E’ il 1983: “Si vedeva subito che era una barca di razza: poppa a canoa, alberi in spruce, candelieri e attrezzatura di coperta in bronzo. La acquistai per un tozzo di pane, la tirai fuori dall’acqua e la misi su un piazzale. Adesso non mi restava che darmi da fare per riportarla all’antico splendore. Un lavoro immane”.

Da soli, restaurare una barca antica è un lavoro lunghissimo. Ma, recita l’adagio, chi trova un amico trova un tesoro: “Una sera, passando davanti alla stazione di polizia di Marmaris, vidi un ragazzo legato e appeso a un palo, a testa in giù. Era disperato, capii che era un curdo e, conoscendo l’odio dei turchi di questo popolo, che sarebbe andato incontro a un triste destino. Lo liberai con il mio coltellino e il ragazzo, che scoprii chiamarsi Vasif Khan, mi giurò riconoscenza a vita. Per sdebitarsi, mi aiutò (di nascosto, come un clandestino) nel restauro di Wind Sweep. E non solo, chiamò tre suoi cugini a darmi una mano. In otto mesi la barca era pronta, salpai e portai con me Vasif, che è rimasto al mio fianco in Italia fino al 1994, anno in cui ha deciso di tornare in Turchia. Grandissimo ragazzo”….

CONTINUA…

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