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In Atlantico senza autopilota è un casino! Il viaggio di Erika e Stefano / 2

Cominciano i "casini" in Atlantico per Erika e Stefano, i nostri giramondo che sognavano di attraversare l'Oceano: il timone fa i capricci e loro...

Vi stiamo raccontando, in tre puntate, la prima volta in Atlantico di Erika e Stefano, due “drogati” di vela che hanno mollato tutto per lanciarsi nel giro del mondo, con calma, a bordo dell’Ala S&S 36/38 Alexa. Alla fine della prima puntata, li avevamo lasciati subito poco dopo la partenza da Capo Verde in direzione Martinica…

IN ATLANTICO SENZA PILOTA AUTOMATICO?

…il secondo giorno il vento inizia a calare, tangoniamo il Genoa, qualche piccolo groppo ma niente pioggia, le previsioni dal giorno successivo danno un aumento, il telefono satellitare accesso dalle 17 UTC alle 20 UTC quando “trilla” ci mette allegria, che siano i messaggi con notizie sul meteo da Beppe, il nostro esperto amico navigatore, ma soprattutto quando è la famiglia a chiamare. Come vorrei anche loro potessero provare l’emozione di questa immensità insieme a noi, vorrei la vedessero con i loro occhi, vorrei sentire i loro abbracci.

Stefano, il mio compagno, è chef di cucina nella vita, ma in navigazione non ama cucinare, e benché avessimo detto che un giorno a ciascuno ci saremmo occupati della cucina e del lavaggio piatti, la sua presenza ai fornelli latita abbastanza, e quindi mi ci dedico io, neanche troppo di malavoglia! Purtroppo per lui però, io sono celiaca, e così per la traversata si subirà la pasta senza glutine, farne due diverse sarebbe uno spreco di acqua e gas! Il menu di oggi prevede fusilli con cimate e ricotta salata (in realtà sarebbe il formaggio tipico di Cabo Verde, di capra, che abbiamo lasciato essiccare e stagionare al sole, con un risultato stupefacente, a saperlo ne avremmo comprato molto di più!), una piccola reminiscenza delle mie origini mezze pugliesi!

SEMPRE PIU’ CALDO
Le temperature aumentano drasticamente ogni giorno sempre di più, la notte siamo passati dalla cerata ad una maglietta a maniche lunghe ma leggera (che poi diventerà a maniche corte gli ultimi 3 giorni di navigazione), di solito io faccio il primo turno, che inizia intorno alle 21.30/22.00 e finisce 00.30/01.00 , a volte riusciamo a tirare un pò più tardi guardando un film, ma una volta calato il sole è difficile restare svegli a lungo. In questo modo, in due, facciamo in totale 2 turni e non risulta troppo pesante (sempre che svegliandosi Stefano non sia colpito da allucinazioni, a volte sembra non ricordarsi bene dove siamo, se non fosse che so benissimo che interrompere il suo sonno sia pericoloso, inizierei a preoccuparmi, vorrei girare dei video dei suoi risvegli più traumatici!), solo il primo turno per me è lungo perché di giorno non riesco a dormire, pertanto arrivo all’1 di notte completamente in versione zombie.

Giorno 5 – La media di miglia quotidiane è scesa intorno ai 110/115, il mare è cambiato e si rolla parecchio, andatura con genoa tangonato e ridotto, la noia inizia a farsi sentire, ringrazio i cargo che rallegrano le mie giornate, e l’AIS che mi permette di vederli, identificarli e di conseguenza chiamarli, fondamentalmente per fare due chiacchiere e poi per assicurarci che non ci passino sopra; il mare è grande, penserete voi, ma in realtà tutti quelli passati erano a meno di mezzo miglio di distanza. Pensavo che al nostro arrivo in terra avrei letto un articolo di giornale con il titolo “Cargo in oceano Atlantico molestati da marinaia annoiata e chiacchierona!”, invece forse faceva piacere anche a loro chiacchierare di tanto in tanto…con una donna! Si offrivano sempre loro per primi di darci il meteo, ci raccontavano la loro rotta, chiedevano notizie sulla nostra e ci auguravano la buona notte! Ne abbiamo incontrati 15 in 18 giorni, non male !

Premetto che sorvolerò sull’argomento “pesca e pesci”, perché non ne abbiamo preso uno, a tirare il nostro amo solo tanti insopportabili sargassi!

COMINCIANO I “CASINI”
Giorno 6 – Forse colpevoli di esserci lamentati della noia, in concomitanza con l’aumentare del vento, passiamo una notte insonne a causa di un problema tecnico,
risolvibile ma non di poco conto: uno dei frenelli della ruota del timone sta cedendo, si è completamente consumato in uno dei punti che toccano la puleggia, oltre al timore di restare senza ruota del timone, e di conseguenza di dover usare il timone di emergenza con i conseguenti disagi per una barca così pesante in oceano, e con questa onda, abbiamo il timore di sovraccaricare il lavoro del pilota automatico, che per funzionare bene deve avere o i frenelli in tensione o deve lavorare in modo indipendente, staccandoli entrambi dal circuito. Grazie al cielo, pensiamo, abbiamo comunque il timone a vento, e in ogni caso il frenello non è ancora del tutto perso, anche se difficilmente reggerà ancora tutte queste miglia, che tradotte in giorni sono ancora almeno 12.

STEFANO COME MCGYVER
Messi alla cappa, con onde di 4 metri, Stefano fa una Mcgyverata, un accrocchio, un bricolage
, come meglio vogliate chiamarla, una sorta di saldatura momentanea per fortificare la parte sfilacciata del frenello, e intanto pensiamo ai vari piani in caso di rottura completa, uno di questi comprende la sostituzione per intero del frenello con una cima.

Cerchiamo di usare l’automatico il meno possibile, ma anche di timonare il meno possibile, per evitare che il frenello sforzi, ma abbiamo appurato che il timone a vento (completamente indipendente) con queste onde non tiene la rotta come dovrebbe, ci rallenta e ci fa perdere miglia, inoltre non sappiamo se a causa della ridotta tensione del frenello, anche l’automatico inizia a dare qualche segno di imprecisione; inizia a scemare l’entusiasmo dell’esperienza, e la tensione prende il suo posto.

Ripartiamo dopo quasi 8 ore di lavoro, il morale non è al massimo, siamo stremati dalle condizioni in cui abbiamo dovuto fare la sistemazione, e dall’ansia di ritrovarci a rimontare con la barra di emergenza fino in Martinique. In ultimo, da questo momento in poi, il nostro letto resterà inutilizzabile, perché tutto il sistema frenelli e automatico si trova nei gavoni sotto il letto, e perché la barra di rispetto ci passa proprio in mezzo rendendo impossibile la sistemazione dei materassi. Montiamo cosi, un accampamento in dinette, perché la cabina di prua è ad uso stiva!

PENSARE POSITIVO…
Ci impegniamo a pensare positivo, per ora il problema è sotto controllo,
in caso anticiperemo l’arrivo fermandoci a Barbados. Il vento aumenta, sopratutto di notte, si viaggia bene tra i 6 e i 7 nodi, sarebbe una buona media che ci permetterebbe di arrivare in 10 giorni, ma abbiamo già le previsioni che danno calma piatta in arrivo! Da casa i nostri amici e famigliari ci sostengono, arrivano storie di gente conosciuta che senza timoneria ha affrontato di tutto, e va bene, ci rincuora, anche se insomma nel nostro sogno, tutto andava liscio, e l’unica preoccupazione doveva essere cosa mettere in tavola, anche perché abbiamo controllato e ricontrollato tutto, fino allo sfinimento, e come questo frenello si sia consumato tanto velocemente per noi ancora oggi è un mistero. Comunque, abbiamo sempre il timone a vento, e l’automatico, nella peggiore delle ipotesi ci lasciamo trasportare fino in Brasile, no? Il nostro timone a vento però ha un progetto tutto suo, se lo perdiamo di vista tende a dirigersi più a latitudini vicine a New York o all’Alaska…. Di questo passo i turni di notte diventano stancanti, regolare ogni 5 minuti il timone a vento è quasi come timonare…ma la nostra amata barca ha ancora qualche sorpresa in serbo per noi…

FINE DELLA SECONDA PUNTATA

CHI SONO ERICA E STEFANO
Erika Storelli e Stefano Mandrioli
 avevano un sogno e lo stanno realizzando: il giro del mondo in totale tranquillità. “Siamo partiti 4 anni fa da Finale Ligure”, ci aveva raccontato Erika, biellese, 36 anni (Stefano ne ha 40 ed è di Pieve di Cento, nel bolognese), “con la nostra Alexa, un Alpa S&S 36/38 del 1976 con il progetto di fare il giro del mondo in tutta calma. Intanto ci siamo fermati a lavorare alle Baleari e poi alle Canarie, da dove siamo ripartiti per attraversare l’ Atlantico. In molti ci chiedono come viviamo, che lavoro facciamo: Stefano è chef di cucina, e io parlando 5 lingue mi adatto e riesco sempre a trovare un lavoro: in aeroporto, in negozio come commessa, in ristoranti, dove sono stata comunque anche direttrice per anni. Fino ad ora abbiamo avuto molta fortuna”. Dalle Canarie, poi, i due si sono spostati a Capo Verde (da lì ci avevano mandato una guida utilissima per tutti voi che volete far tappa in quel paradiso), adesso ci hanno contattato dai Caraibi. L’oceano Atlantico è alle spalle, finalmente. Negli ultimi tempi era diventata la loro “ossessione”! Vi stiamo presentando, in tre puntate il loro racconto.

QUI IL LINK ALLA PRIMA PUNTATA

Potete seguire le avventure di Erika e Stefano sulla loro pagina Facebook BARCHETTALOVE

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