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Potrebbe essere lui il Peter Burling Italiano? L’intervista a Francesco Marrai

Un inizio di quadriennio col botto per Francesco Marrai, il cui talento sembra definitivamente sbocciato. Lui dice di pensare solo alle olimpiadi, ma c'è una Luna che sta sorgendo

L’esultanza di Francesco Marrai dopo la vittoria di Kiel

Ha cominciato il nuovo quadriennio olimpico alla grande, andando subito fortissimo in Coppa del Mondo: oro a Palma, argento a Hyères, oro a Kiel, risultati che si aggiungono al titolo italiano ottenuto ad Ostia a marzo. Francesco Marrai, laserista di 24 anni da Livorno, è sicuramente uno degli esponenti di punta della vela azzurra giovane che emerge a livello internazionale.

Il suo obbiettivo è ovviamente Tokyo 2020 dopo l’esperienza del dodicesimo posto a Rio, ma a seguito del ritorno di Luna Rossa in Coppa America ci piace immaginarlo nel toto nomi che a breve inizierà per l’equipaggio di Team Prada. Il paragone con Peter Burling non ci sembra forzato: Francesco ha due anni in meno del fenomeno kiwi, ma come lui viene dalle classi olimpiche e come Burling ha fatto la Youth America’s Cup nel 2013 (vinta proprio dai neozelandesi). In questi anni in cui è emerso sul difficile palcoscenico della vela olimpica ha dimostrato serietà nel lavoro e dedizione, oltre che un talento importante che regata dopo regata diventa sempre più forte: insomma Francesco Marrai potrebbe essere veramente il futuro della vela italiana sia in ottica olimpica che in quella della Coppa, o almeno così la pensiamo noi.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per complimentarci della vittoria di Kiel, scoprire cosa c’è dietro questo inizio di quadriennio scintillante, e conoscere il suo parere a proposito della Coppa America.

Ciao Francesco, come stai?

Bene, non c’è male. Sono rientrato da Kiel e adesso sono a Cagliari per ricominciare gli allenamenti, sono appena tornato da un defaticante in bicicletta (quando lo chiamiamo sono le 21.40 ndr)

Non si può non notare che il tuo inizio di quadriennio si è contraddistinto per una cosa che forse in passato ti è mancata: la costanza di risultati e rendimento. Cosa c’è dietro quest’evoluzione?

Da Gennaio ho cambiato metodo di allenamento, ho iniziato a fare una preparazione autonoma, ovviamente concordata con la Federazione. Questo mi consente di fare un lavoro più mirato sulle mie esigenze, con un allenatore (Enrico Strazzera) ed un gruppo di persone che mi seguono passo per passo. Sono molto contento di questa scelta, anche perché i risultati stanno arrivando e la Federazione mi appoggia e mi da tranquillità.

In quale aspetto ti senti di dover migliorare maggiormente?

Praticamente siamo ripartiti ad analizzare da capo tutto, e stiamo dando grande importanza ai dettagli. Stiamo lavorando molto sul livello tecnico ma anche e soprattutto su quello mentale. Fondamentale non accontentarsi mai e curare sempre di più i dettagli. A kiel l’oro l’ho vinto per un metro, è stata una grande soddisfazione che conferma che la strada è quella giusta.

Con che spirito e obbiettivi stai affrontando questo quadriennio?

L’obbiettivo è abbastanza scontato: prima qualificarsi all’olimpiade e poi pensare a prendere una medaglia a Tokyo. Ovviamente bisogna andare passo per passo: l’Olimpiade è solo l’ultimo scalino, prima vengono Europei, Mondiali, Coppa del Mondo, si passa da questi prima di andare all’Olimpiade e sono tappe fondamentali per il cammino di crescita verso la regata olimpica.

Hai mai pensato di cambiare classe?

Si è capitato, di pensare al Finn o al cat, ma voglio darmi ancora un’occasione sul Laser. Ho deciso di restare nella mia classe perché il Laser è una barca dove è difficile vincere presto. Se noti, la media di età dei timonieri vincenti è piuttosto alta, spesso sui 28-30 anni, su questa barca serve molta esperienza. Sulla carta è una barca tecnicamente forse più facile di altre, ma il livello della flotta è altissimo, vincere non è semplice e ci vuole tempo e tanto lavoro.

Hai seguito la Coppa?

Certo, io con la Coppa ci sono cresciuto (Il padre di Francesco è un membro storico del Team Luna Rossa ndr)

Che idea ti sei fatto della regata e delle barche?

Beh io sono cresciuto nell’era dei monoscafi, logicamente ognuno ha le sue preferenze ma va tenuto conto che la vela sta cambiando, poi come sempre sono i velisti a fare andare le barche e sta a loro adattarsi. La cosa che più mi ha impressionato in questa Coppa è stato il coraggio dei kiwi: si sono messi in discussione, hanno rinnovato l’80% del team, prendendo quasi tutti velisti della classi olimpiche e soprattutto molto giovani. Questa è stata una scelta vincente, a bordo c’erano ragazzi che avevano fame, che volevano vincere e sapevano come farcela.

Spithill-Burling, timoniere da Coppa contro classi olimpiche, che effetto ti ha fatto il confronto?

Sappiamo tutti che i velisti olimpici sono molto completi. Non è una sorpresa vedere Spithill in crisi, lui è uno specialista del match race ma con questi catamarani non possiamo parlare di match race classico, è qualcosa di diverso: la partenza è al traverso, il bordeggio è differente, anche per questo secondo me Spithill è andato in difficoltà.

Se arrivasse la chiamata di Luna Rossa che faresti?

Come ti dicevo la Coppa io la vivo in famiglia da tempo. Sono felicissimo che Luna Rossa sia tornata, però il mio primo obbiettivo sono le Olimpiadi, poi se dovesse arrivare la chiamata di un team italiano vedremo. Olimpiadi e Coppa si possono conciliare, lo abbiamo visto anche con Peter Burling che ha fatto contemporaneamente entrambe le preparazioni.

Mauro Giuffrè 

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