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PROVATA. A bordo di XO Racer con Pietro D’Alì, FOTO e VIDEO

Le sensazioni sono quelle "selvagge" di una deriva: la barca reagisce ad ogni variazione di peso o di intensità del vento. Non appena viene issato il gennaker è il momento di allacciare le cinture

XO Racer in navigazione sotto gennaker. Foto Martina Orsini

A volte il nostro lavoro di giornalisti ci porta troppo spesso a navigare su barche grandi, le cosiddette barche d’altura, ed è così che i nostri “sensi velici”  finiscono per abituarsi ai movimenti compassati di queste imbarcazioni. Per questo motivo, e per tornare un po’ alla realtà, al VELAFestival di Santa Margherita Ligure abbiamo colto al volo l’occasione di provare l’XO Racer, la barca disegnata da Paolo Bua e costruita da XO Sailers SA, con base a Bienne in Svizzera. Un piccolo Open di 6,40 mt in grado di dare emozioni forti e grande adrenalina.

XO Racer in azione durante la VELACup 2017. Foto James Robinson Taylor

Della barca conoscevamo già molto, essendo stata apprezzata dalla stampa straniera e francese in particolare, ed avendo il Giornale della Vela inserito Paolo Bua tra i finalisti del Velista dell’Anno 2017. A ciò vanno aggiunte le numerose vittorie alla Barcolana, per tutti questi motivi eravamo molto curiosi di saltare a bordo e provarla. In barca con noi un ospite d’eccezione, Pietro D’Alì, senza alcun dubbio uno dei migliori, e più completi, velisti italiani.

La prima sensazione, ancora ormeggiati in banchina, è stata quella che stavamo cercando: sentirsi su una deriva. Spostare il proprio peso di qualche centimetro e sentire subito la barca reagire è un piacere “selvaggio” che solo le derive possono dare.

A bordo di XO Racer durante il nostro test. Foto Giuffrè Giornale della Vela

Usciti fuori dal porto abbiamo trovato condizioni abbastanza critiche per la prova della barca. Pochissimo vento ed onda residua. L’XO Racer lo potete immaginare, a grandi linee, come un Tp 52 in miniatura: una barca quindi con volumi anteriori piuttosto fini ma con un baglio massimo (2,5 mt) pronunciato ed arretrato. La scelta progettuale è quella di dare una buona stabilità di forma alla barca, che torna molto utile quando il vento sale. La larghezza garantisce una barca potente ma gestibile alle andature portanti. Con pochissimo, praticamente nullo, vento ed onda, ed un dislocamento di appena 450 kg, è normale che la barca fatichi a trovare la sua inerzia.

Come ci ha spiegato Paolo Bua: “La superficie bagnata di XO Racer è ridotta al minimo possibile: le appendici sono ad alto allungamento e corda ridottissima, e l’opera viva sotto lo spigolo ha sezioni ellittiche e larghezza al galleggiamento minima (è il motivo per cui cammina così bene anche con poca aria, testimoniata in regata da due vittorie alla barcolana in bonaccia, oltre alle tre vittorie con aria), la stabilità viene dalla larghezza importante dell’opera morta e dal centro di gravità molto basso”

Pietro Dalì al timone di XO Racer. Foto Martina Orsini

Non appena la brezza si è stesa sopra i 4-5 nodi l’XO Racer si è acceso, proprio come farebbe una derive: accelerando su ogni minimo refolo e regalandoci subito quel po’ di sbandamento che ti costringe a stare seduto sul bordo per migliorare l’assetto. Le velocità si avvicinano molto a quelle del vento, ed in generale la barca anche di bolina (che non è la sua andatura preferita) si è dimostrata molto svelta e reattiva.

Il vero divertimento però è arrivato quando abbiamo issato il gennaker. Complice un aumento dell’aria intorno agli 8 nodi abbiamo trovato subito le sensazioni giuste: basta pompare leggermente la scotta del gennaker di 50 mq armato in testa d’albero per sentire scivolare la barca sull’acqua come farebbe un sasso piatto, saltando da un’ondina all’altra. La planata inizia già il suo accenno anche in condizioni di vento così leggero, con la scia che inizia a staccarsi e il timone sempre efficiente e sensibile.

PIETRO D’ALI’ RACCONTA XO RACER

L’attrezzatura di coperta ci è sembrata sufficientemente dimensionata e soprattutto è buona l’ergonomia e l’organizzazione del layout. Tutte le drizze e le manovre sono rinviate sugli strozzatori a piede d’albero, ben studiati gli angoli di tiro che non hanno evidenziato attriti o forzature.

L’albero in carbonio è sorretto da un doppio ordine di crocette acquartierate dalla larghezza importante, non sono presenti volanti o patarazzo. Un fatto che di per se semplifica di molto la gestione della barca ma al tempo stesso è consigliabile regolare con attenzione e calma l’albero.

La costruzione è in sandwich vetro/epossidica in infusione, rigida e leggera. Sui 450 kh di peso totale, 180 sono concentrati in zavorra.

  • Lunghezza fuori tutto 6,45 m
  • Baglio massimo 2,5 m
  • Dislocamento 450 kg di cui 180 kg di zavorra
  • 8/10 con randa square top 22 m2
  • fiocco 11 m2
  • code zero 20 m2
  •  spi asimmetrico in testa di 50 m2

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Mauro Giuffrè

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