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Ecco cosa è successo nella tragedia a Rimini. La dinamica dell’incidente mortale

Un Bavaria 50, il “Dipiù”, si è schiantato sulla scogliera del porto di Rimini: quattro i morti. Come è potuto accadere? Ecco la nostra ricostruzione


Rimini – Un Bavaria 50, il “Dipiù”, si è schiantato sulla scogliera del porto di Rimini dopo aver perso la chiglia ed essersi ribaltato
: delle sei persone che erano a bordo (cinque uomini e una donna, tutti del veronese), quattro hanno perso la vita. Come è potuto accadere? Ecco la nostra ricostruzione. L’illustrazione – puramente indicativa – in apertura è dell’artista Luca Tagliafico: http://lucatagliaficoillustrator.tumblr.com/

LA PARTENZA
Il Bavaria 50 Dipiù, dell’armatore veronese Alessandro Fabbri, salpa nella mattinata del 18 aprile da Marina di Ravenna, in direzione Trapani. Nonostante i consigli di un amico, che li mette in guardia sulla bora che sta salendo, l’equipaggio molla gli ormeggi. Fuori c’è molta onda e vento forte.

riminiIntorno alle 13 le condizioni sono diventate davvero proibitive, la bora soffia con raffiche fino a 45 nodi, il mare, a causa dei bassi fondali che caratterizzano la costa adriatica, è sempre più minaccioso. L’equipaggio contatta via radio l’ormeggiatore del porto Marina di Rimini annunciando l’arrivo.

QUALCOSA VA STORTO
Verso le 16, il Dipiù giunge a ridosso dell’ingresso del porto di Rimini. Le vele sono giù, e sta procedendo a motore. Qui, qualcosa va storto. L’entrobordo si blocca, probabilmente una morchia nel serbatoio. In queste condizioni la mente si annebbia, è difficile ragionare con lucidità. Ci prova l’armatore, che tenta di issare la tormentina per manovrare, mentre la corrente trascina velocemente la barca verso la scogliera del porticciolo.


La barca è in balia delle onde, con sbalzi di anche due-tre metri.
Una volta che è abbastanza vicina alla riva, e il fondale è basso, la chiglia sbatte contro il fondo, e purtroppo questo accade mentre la barca è inclinata, causandone il distacco (se il colpo fosse avvenuto a barca piatta, al limite la chiglia sarebbe rientrata per compressione).

LA TRAGEDIA
Con la barca senza chiglia, ribaltarsi, in una situazione di onda alta e corta, è un attimo.

E così il Dipiù scuffia, finendo contro la scogliera. Tutti i membri dell’equipaggio finiscono in mare, la prima è la figlia dell’armatore. In questi casi, uno può aver giustamente indossato il giubbotto autogonfiabile e restare a galla, ma il problema è riuscire a respirare: con un vento così forte, l’acqua nebulizza, è come essere sott’acqua.

Un uomo, Luca Nicolis, 40 anni, viene subito recuperato sulla barriera di rocce, a pochi metri dalla carcassa capovolta della barca (l’altro superstite ha 69 anni e si chiama Carlo Calvelli). Per gli altri, purtroppo, nulla da fare. Un cadavere viene individuato subito, è quello di Enrico Martinelli (68), mentre la mattina del 19 vengono ritrovati i corpi dei tre dispersi, due uomini (l’armatore Alessandro Fabbri, 66 anni, sua figlia Alessia, 38 ed Ernesto Salin, 64). Due incastrati nella scogliera, uno trascinato dalla corrente all’altezza di uno stabilimento balneare. Nulla da fare per l’armatore Alessandro Fabbri e la figlia Alessia, fidanzata del Nicolis. Intanto, la Procura di Rimini ha aperto un fascicolo d’inchiesta contro ignoti per fare luce sul tragico naufragio.

(le foto a corredo dell’articolo sono comparse sul Resto del Carlino e sono del fotografo Migliorini)

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