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Salire sull’albero in sicurezza e senza farsi male: i consigli del rigger professionista

Ripercorriamo assieme al rigger Fabio Moncalli tutti gli step necessari a una salita (e discesa) sull’albero in totale sicurezza

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La recente tragedia di Bethany Smith, la diciottenne caduta dall’ albero di un 60 metri e morta pressoché sul colpo (purtroppo si tratta solo dell’ultimo episodio di una lunga lista: anche nel 2009 a Genova l’esperto rigger Giuliano Gallo morì a seguito di una caduta), ha riportato alla ribalta un tema mai troppo approfondito: la salita in totale sicurezza sull’ albero.

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Fabio Moncalli di NDT Rigging

Siete sicuri di mettere in atto tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo i rischi di incidenti? Abbiamo contattato Fabio Moncalli di NDT Rigging (uno degli attrezzisti di fiducia di G&G Rigging), “quarant’anni d’età e da venti sugli alberi”, come si autodefinisce, per ripercorrere tutti gli step necessari a una salita (e discesa) sull’ albero senza farsi male.

Lasciamo stare il tanto discusso obbligo del patentino per i lavori in quota previsto dal Decreto legislativo 81/08 per chi sale sugli alberi per conto terzi (un obbligo esclusivamente italiano), visto che un armatore è libero di esplorare la testa d’albero da solo, sotto la sua responsabilità. Quello che a noi importa è il come si deve salire.

SALIRE IN SICUREZZA PER NON FARSI MALE

“Innanzitutto per salire (e scendere) sull’ albero in sicurezza”, esordisce Moncalli, “è necessario avere una certa consapevolezza di ciò che andrete a fare. Attrezzatevi al meglio con imbrago, fune di sicurezza e un sistema anticaduta. Ancora prima, non dimenticate di controllate lo stato di usura delle drizze”.

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L’attrezzatura completa del rigger: fune di sicurezza, sistema anticaduta, imbrago, moschettoni da alpinismo e caschetto

LA FUNE DI SICUREZZA
La fune di sicurezza andrà fissata sull’albero prima di iniziare i lavori, issandola con una drizza. A questa poi dovrete collegare un sistema anticaduta (ne parliamo dopo) che viene connesso all’imbrago. Quindi vi serviranno due drizze: una viene utilizzata per issare la persona, l’altra per issare la fune di sicurezza. Attenzione, quest’ultima è una drizza, ma una fune semistatica da alpinismo, che deve soddisfare determinati requisiti. Dovrà essere elastica (meglio non di spectra, ma di poliestere), per ammortizzare in caso di caduta. Il carico di rottura deve essere di 2.200/2.300 kg”.

IMBRAGO
“E’ bene operare un controllo periodico di tutte le cuciture dell’imbrago, che deve essere di buona qualità. Non deve essere il classico imbrago da prodiere, quello con il gancio alla vita per intenderci, ma deve disporre anche di cinghie su schiena e petto.

Perché in caso di caduta o di qualsiasi malore che faccia perdere i sensi il corpo rimane bilanciato, dritto e non capovolto. Il seggiolino con tavoletta classico (il bansigo, che non è a norma per chi sale sugli alberi a livello professionale), mi sento di consigliarlo come accessorio in più (oltre all’imbrago), se dovete operare a lungo in quota e volete stare più comodi”.

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Come si fa il nodo a otto in stile alpinistico (fonte caivoghera.it)

PUNTO DI ATTACCO
Per quanto riguarda i punti di attacco, “i moschettoni sono quelli classici da alpinismo, in leghe d’acciaio con la triplice sicurezza (gancetto più doppia ghiera svitabile). Anche questi devono soddisfare certi requisiti (22-23 kN). Per i nodi, io consiglio quello a “otto” in stile alpinistico, perché non si può aprire anche se è lasco (a differenza della gassa): va fatto sulla drizza che vi porterà su (un poco prima del moschettone, che dovrà essere comunque agganciato all’imbrago) e sul punto dove andrete ad attaccare la fune di sicurezza sulla drizza: in questo caso, è meglio realizzare l’otto anche sulla drizza e nell’asola annodare la fune: sconsiglio caldamente riutilizzare come punto di attacco il grillo o moschettone della drizza”.   

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Un dispositivo anticaduta

IL SISTEMA ANTICADUTA
“Infine non dovete dimenticare il sistema anticaduta, una sorta di fascetta che assorbe l’urto, è una rotella che scorre sulla fune di sicurezza e che se aumenta improvvisamente la velocità di discesa si blocca (se molla la drizza, non si cade)”.

ATTREZZATURA
Se si sale sull’albero, ovviamente, è per effettuare dei lavori, quindi dovrete portarvi gli attrezzi giusti con la precisa cognizione di ciò che andrete a fare. “Io generalmente tendo sempre a legare la borsa (marsupio o sacchetta) con l’attrezzatura che mi porto su (che deve essere ne più né meno di quella che realmente mi servirà). Non vorrei mai che mi cadesse qualcosa, danneggiasse la barca e ancora peggio, facesse male a qualcuno. Nell’area sottostante all’albero, banale dirlo, non deve sostare nessuno!”.

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LA SALITA

Arriviamo alla salita sull’albero vera e propria: “Attenzione, se avete un winch elettrico: per evitare di cozzare contro qualsiasi sporgenza dell’albero e infortunarsi, indossate sempre un caschetto protettivo. Personalmente, quando salgo, se sono su alberi piccoli, rimango vicino all’albero: non salgo come un ‘sacco appeso’ ovviamente, ma cerco sempre di puntare i piedi, come se stessi salendo su una parete.

Avendo l’accortezza di stare con il corpo il più possibile ‘perpendicolare’ all’albero. Su alberi più alti, meglio scendere giù e salire sul sartiame laterale, è un’ulteriore sicurezza perché si dispone di un maggior numero di appigli”. La discesa è più difficile della salita: in quest’ultimo caso si va incontro agli ostacoli, scendendo è più difficile raggirarli, specialmente in punti come gli attacchi delle crocette.

Quando raggiungete il punto desiderato, ad ogni modo, vi consiglio di agganciarvi con una cimetta di sicurezza: se venisse un malore a chi sta al winch, avrete la sicurezza di non cadere. Qualora doveste intervenire sullo strallo, legatevi bene a quest’ultimo con uno stroppo in dyneema un po’ lasco (in modo tale che possiate lavorare con comodo), onde evitare il cosiddetto ‘effetto pendolo’ e andare a sbattere sull’albero.

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I segnali del rigger: il pollice in su significa “fammi salire ancora”, il pugno chiuso indica la richiesta di fermarsi, il palmo aperto significa “fila la drizza e fammi scendere”

IL REFERENTE AL WINCH
“Molto importante, anzi, fondamentale, è disporre di un buon referente al winch.

Sarebbe meglio essere muniti di un sistema di radiocuffie, in modo tale da poter dialogare comodamente anche in condizioni di vento forte o altri rumori (come in aree portuali trafficate). L’uomo al winch deve essere una persona di cui vi fidate ciecamente e deve conoscere i segnali tipici del rigger: pugno, vuol dire STOP, se giri il dito, vuol dire SALIRE, apri la mano, SCENDERE. Bisogna essere una squadra.

Un’altra indicazione cruciale per chi sta al verricello: mentre si sale, non mettete la drizza sul self-tailing se avete il winch elettrico, ma tenetela sempre tra le mani. Nella malaugurata ipotesi che il winch si incantasse (può succedere)  chi è in testa d’albero rischia di continuare a salire senza poter intervenire e qualora ciò avvenisse il rischio di infortunio è alto. Chi manovra al vince deve essere sempre pronti a lascare in caso di necessità”.

Ora che abbiamo capito il “come” si sale sull’albero, non ci resta che domandarci il “perché”.

COSA CONTROLLARE SULL’ ALBERO
Spiega Moncalli: “Si parte dal rig check. Partendo dalla base, controllate bene (soprattutto per un albero in carbonio) che le piastre siano ben posizionate e che i tie rod (tiranti d’acciaio da contrasto in coperta) siano in buone condizioni. Verificate periodicamente, soprattutto prima di utilizzare la barca a lungo (come in una crociera estiva), i tornichetti delle sartie in coperta, gli attacchi degli stralli e del paterazzo”.

Saliamo un po’ più su: “Controllare le crocette, gli attacchi all’ albero e al sartiame delle crocette, anche in questo caso i tornichetti. Verificate poi che le coppiglie siano in buono stato o i grani siano stretti. Non deve esserci niente di allentato (spesso questo è causato dalle vibrazioni in navigazione).

Anche le pulegge (e i loro perni) andranno esaminate scrupolosamente (devono girare bene), e lo stesso va fatto per le viti di blocco e le coppiglie. Verificate anche che non sussistano ostacoli nella canaletta della randa. In testa, dovrete controllare lo stato delle varie antenne, strumenti del vento, luci di navigazione.

IL SARTIAME
Il sartiame è importantissimo, i controlli su di esso devono essere scrupolosi e periodici, sarebbe bene tenere in considerazione la sostituzione delle sartie secondo i tempi consigliati dai produttori (indicativamente 15-18 anni per i sartiami in fune, 8-10 per i sartiami in tondino). Per i sartiami in carbonio e in PBO bisogna controllare attentamente che non ci siano lesioni nella calza. A mio avviso non è cosa sbagliata l’opzione di disalberare periodicamente, ogni 3-4 anni.

alberoI LAVORI SULL’ ALBERO

Sempre meglio rivolgersi a un rigger professionista per i lavori più impegnativi quali “quelli sul sartiame e quelli relativi al cambio d’uso della barca, da regata a crociera e viceversa, come la sostituzione del più regatistico strallo con tuff luff con quello dotato di avvolgitore e via dicendo, la sostituzione di pulegge, lazy jack, l’utilizzo di messaggeri per le drizze bloccate”.

Se doveste operare dei fori sull’ albero? “Dipende molto dal diametro del foro. Se si tratta di un foro piccolo (come quello dei lazy jack) lo si fa tranquillamente e in quota, ma se dovete effettuare fori ‘strutturali’, come quelli per installare il perno di una puleggia, o un ‘ricavo’ per una vela tipo code zero o una trinchetta, è sempre meglio consultarsi con chi ha progettato l’albero”.

Quello che potrete fare da soli è “mettere le protezioni sulle crocette con i vari nastri protettivi; proteggere con il nastro al teflon le parti soggette a strisciamento delle scotte e delle drizze, oppure apporre in alto una protezione sulle verticali per evitare che le drizze dello spi, girando dietro, striscino e taglino il sartiame”.

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