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“Abbandonati a noi stessi e senza soldi”: lo sfogo del campione di 470

“Basta 470, siamo stufi di dipendere dai nostri genitori”. L’intervista/sfogo con Jas Farneti (che assieme al timoniere Simon Sivitz Kosuta ha deciso di interrompere la carriera olimpica 470, dopo sei medaglie tra Europei e Mondiali)

jas farnetiUn bronzo europeo assoluto 470, un oro e un bronzo al Mondiale Juniores, un oro e due bronzi agli europei Juniores. “Ma ora basta, molliamo il colpo. Non abbiamo i soldi per continuare”. A parlare è lo sconsolato Jas Farneti che, a 26 anni, ha deciso di appendere il trapezio al chiodo. O meglio, ha dovuto farlo, per motivi di budget. Stessa sorte è toccata al suo timoniere e amico di sempre Simon Sivitz Kosuta, che ha preferito non parlare con noi.

jas farneti

Jas Farneti (a sinistra) e Simon Sivitz Kosuta

Una notizia, questa, che è passata pressoché inosservata, anche dalla stampa specializzata, ma che ben fotografa lo stato della nostra vela olimpica. Una vela in cui anche un equipaggio fortissimo, che ha ottenuto indubbi risultati a livello internazionale, può “perdere” tutto, non certo per proprie colpe.

Lo scorso anno, subito dopo la medaglia conquistata all’Europeo dalla coppia triestina su uno dei doppi dal più alto livello agonistico del mondo (dove si sono formati grandissimi campioni della vela: i fratelli Chieffi, Ivaldi, Montefusco, Luis Doreste, Hugo Rocha, Paul Foerster etc…) il Direttore Tecnico Michele Marchesini aveva dichiarato su di loro: “Passano da un quadriennio al successivo con una prestazione eccezionale e il 470 italiano può guardare al futuro sorridendo, attraverso gli occhi pieni di gioia di questi due atleti giovani e serissimi”.

Alla fine, poi, non c’è stato tanto da ridere. Abbiamo chiesto a Jas Farneti di raccontarci come è maturata la loro decisione di abbandonare la carriera olimpica.

LA NOSTRA INTERVISTA A JAS FARNETI

Ciao Jas, innanzitutto, come vi sentite, a pochi giorni dalla decisione di “mollare tutto”?
A livello psicologico (parlo per me) adesso un po’ meglio. Ma l’idea di abbandonare l’attività che io e Simon abbiamo portato avanti fin da bambini, con gli Optimist, poi il 420 e infine il 470 non è stata una scelta facile. La vela è la nostra vita. Sia io che Simon abbiamo rinunciato agli studi per inseguire il sogno olimpico, e ora, a 26 anni, ci troviamo “disoccupati” senza una laurea né una specializzazione. Sarà difficile rimettersi in carreggiata.

Il problema è uno, il vile denaro.
Siamo stufi di dipendere dai nostri genitori, che hanno fatto sacrifici grandissimi. Il nostro circolo, lo YC Cupa, ci ha aiutato tantissimo. E così hanno fatto gli sponsor locali. Ma non è bastato.

jas farnetiQuantifica i costi di una campagna olimpica.
Se, senza aiuti esterni rilevanti come nel nostro caso, ti devi comprare la barca, le vele, se devi pagare l’allenatore e tutte le trasferte in giro per il mondo, secondo me siamo sugli 80.000 euro per il primo anno che scendono un poco negli anni successivi (i 20.000 euro di barca li spendi, si spera, solo il primo anno).

Sono una marea di soldi.
Tanti, troppi. L’unica soluzione è quella, praticata ormai da quasi tutti i derivisti olimpici, di entrare nel gruppo sportivo di un corpo militare ed essere stipendiato per regatare. Abbiamo personalmente bussato alla porta di tutti i corpi, ma abbiamo trovato chiuso.

Nonostante il vostro palmares?
Non so cosa dirti. E la cosa che più ci ha deluso, che ci ha fatto sentire ‘abbandonati’. Pensare che sono riusciti ad entrare atleti che hanno vinto molto meno di noi…

Questo cosa significa? Raccomandazioni?
A questo punto, mi viene da pensare di sì. Il nostro è un circolo piccolo, non è certo in grado di operare “pressioni” per far entrare i suoi atleti in un gruppo militare, a differenza di altre realtà più influenti.

Ma la FIV?
Tante parole, tante promesse, ma pochi fatti. Sto parlando della vecchia gestione (quella di Carlo Croce, ndr), non di quella di Francesco Ettorre, che abbiamo avuto modo di incontrare a Trieste e che ci ha espresso solidarietà e promesso rimborsi spese (che, secondo la normativa olimpica federale, ci spetterebbero comunque di diritto in quanto, avendo vinto medaglie a livello internazionale, siamo nel cosiddetto “Gruppo A”). Secondo me, non sarebbe dovuto essere nostro compito quello di contattare Fiamme Gialle, Fiamme Azzurre e via dicendo per proporci. Forse se ne sarebbe dovuta occupare la Federazione.

Secondo voi, perché siete stati “abbandonati”? Simon Sivitz e Jas Farneti scontano la “colpa” di non aver qualificato la nazione alle Olimpiadi di Rio nel 470?
Di certo qualcosa abbiamo sbagliato, ma non credo sia giusto addossare la colpa esclusivamente agli atleti. Se qualcuno fa un risultato importante, se ne accolla i meriti tutto il ‘carrozzone’, se si sbaglia, la colpa è dell’atleta. Due campagne olimpiche senza medaglie, nonostante i nostri atleti siano fortissimi: forse il problema è strutturale, non credete?

Cosa ti senti di dire ai giovani che intraprendono la carriera delle classi olimpiche?
Non credo di essere la persona giusta per dispensare consigli, visto come siamo finiti (ride, ndr). Scherzi a parte, ragazzi, non mollate mai. Tenete duro, cercate di trovare più sponsor possibili e siate sereni. Si possono ottenere risultati anche con budget ridotti, noi l’abbiamo fatto. Sperando che qualcuno creda davvero in voi.

Eugenio Ruocco

2 Comments on “Abbandonati a noi stessi e senza soldi”: lo sfogo del campione di 470

  1. questo succede a enfatizzare il “grande e suggestivo circo del business”

  2. Fiv e circoli (e a breve anche i corpi militari) rispecchiano lo stato dell Italia: sono arrivati alla frutta, crisi, crisi e debito che sale vertiginosamente. Fatevene una ragione, il terzo mondo siamo diventati noi

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