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Ostia, abbiamo un problema: siamo sicuri che questo CICO sia stato un successo?

Belle regate, bravi i vincitori, ma non si può sorvolare sui numeri preoccupanti di alcune classi che denotano un problema strutturale della nostra vela. E quell'imboccatura del porto di Ostia...

Si è concluso il CICO Ostia (il Campionato Italiano Classi Olimpiche), l’evento più importante della stagione per le derive a cinque cerchi, regata inaugurale del quadriennio che ci porterà verso Tokyo 2020. Partiamo da un dato di fatto: è inaccettabile che una regata che vede in acqua 204 derive si disputi in un porto come quello di Ostia, con un grave difetto progettuale che espone l’imboccatura alle traversie del Libeccio.

Le immagini e i video sapientemente scattati dai fotografi presenti hanno documentato una situazione quanto mai pericolosa per gli atleti, inclusi un paio di incidenti che avrebbero potuto avere conseguenze molto gravi. Il tutto con appena una quindicina di nodi d’aria.

A fronte di classi come i Laser (sia standard che radial) e i Finn, presenti ad Ostia in numero importante (61 laser std, 27 radial, 44 Finn), la situazione delle altre classi non appare altrettanto rosea e al momento la discontinuità rispetto alle ultime stagioni non si è vista.

Quattro Nacra 17, otto RS:X femminili e dodici maschili, diciassette 470 tra uomini e donne, sedici 49er totali: non sono questi i numeri da appuntamento clou della stagione, non possono e non devono essere questi i numeri di un campionato italiano. Classi per altro dove l’Italia ha atleti di grandissimo livello, (citiamo solo come esempio gli olimpionici di RS:X Camboni e Tartaglini), che avrebbero bisogno di numeri più alti per aumentare la competizione interna e di conseguenza il livello tecnico complessivo. Se il mondo della vela si indigna quando le classi owner-driver chiamano “mondiale” un evento con una decina di barche e due-tre nazioni rappresentate, ancora di più dobbiamo aumentare l’attenzione se a cadere in numeri preoccupanti sono le classi che tra quattro anni proveranno a portarci una medaglia olimpica.

La crisi del 470 in Italia non la stiamo certo scoprendo oggi e non è un caso se questa storica deriva sia stata avara di risultati tricolori a livello internazionale nelle ultime stagioni.

Un 470 a pochi metri dagli scogli, un’immagine che “fotografa” lo stato della classe italiana

I 4 Nacra 17 sono un numero preoccupante e il problema del cat misto, barca indubbiamente affascinante, è strutturale: mezzo molto costoso e complesso (senza sponsor è un’impresa), equipaggi misti difficili da mettere insieme, sono problemi che vanno affrontati con urgenza dalla Federazione se speriamo di raccogliere qualcosa nel quadriennio a venire. Se un velista dall’indiscusso talento come Lorenzo Bressani (in acqua con la nuova prodiera Cecilia Zorzi), non ha quasi nessuno con cui allenarsi in Italia, come possiamo sperare di vederlo competitivo in ottica Olimpiadi?

Discorso simile possiamo fare per gli RS:X. Se le nostre “frecce”, su tutti Mattia Camboni, Flavia Tartaglini e Marta Maggetti, si confrontano con una classe dai numeri così ridotti, i risultati importanti stenteranno ad arrivare ed è un peccato per il grande capitale umano che abbiamo a disposizione da un punto di vista qualitativo.

Gli atleti si andranno a confrontare nel circuito ISAF dove troveranno avversari, sia da un punto di vista numerico che qualitativo, di grande livello e avranno modo durante i quattro anni di misurarsi con i migliori specialisti delle rispettive classi. Ma il problema della vela italiana , strutturalmente grave, resta.

Problema culturale? Problema di organizzazione/pianificazione? Siamo un paese circondato dalle coste e non riusciamo a fare esprimere la nostra vela olimpica ai livelli che meriterebbe. Riflettiamoci adesso signori, se non vogliamo tornare da Tokyo con un pugno di mosche, come a Weymouth ed a Rio.

Un bel grattacapo per le due nuove figure tecniche ingaggiate dalla FIV, i bravissimi Vasilij Zbogar e Matteo Plazzi, a cui spetterà il compito – insieme agli altri tecnici e al DT Marchesini – di trovare il bandolo della matassa.

Il numero complessivo degli iscritti a questo CICO 2017, 204 equipaggi, è in crescita (di 14 unità) rispetto all’edizione 2016. Di per se un dato positivo, ma come descritto sopra è un numero che va letto classe per classe per comprendere a pieno lo stato di salute del nostro movimento e in generale della vela olimpica in Italia.

I VINCITORI DI OSTIA

Finn

1 – Giorgio Poggi

2- Alessio Spadoni

3- Filippo Baldassari

470 uomini

1 – Ferrari-Calabrò

2 – Capurro-Puppo

3 – Panigoni – Massa

470 donne

1 – Berta-Carraro

2 – Di Salle – Dubbini

3 -Marchesini-Fedel

49er fx

1 – Raggio-Bergamaschi

2 – Genesio-Sinno

3- Sicouri-Conti

49 er

1 – Tita-Zucchetti

2 – Crivelli Visconti-Togni

3 – Groppi-De Zulian

Nacra 17

1-Ratti-Porro

2 -Ugolini-Giubilei

3 – Bressani-Zorzi

RS:X donne

1 – Maggetti

2 – Tartaglini

3 – Fanciulli

RS:X uomini

1 – Camboni

2 – Benedetti

3 – Tomassi

Laser std

1 – Marrai

2 – Coccoluto

3 – Gallo

Laser Radial

1 – Floridia

2 – Zennaro

3 – Balbi

2.4

1 -Squizzato

2 – Redavid

3 – Gambarini

Mauro Giuffrè

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