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Meglio in pochi, ma buoni: i consigli di Stefano Chiarotti per navigare in equipaggio ridotto

Abbiamo chiesto a Stefano Chiarotti, specialista in lunghe navigazioni in due, di raccontarci come navigare al meglio in equipaggio ridotto: sicurezza, strumentazione di bordo, turni, manovre, cambusa e tutto quanto c’è da sapere per stare tranquilli anche se in barca siete circondati da profani. Ecco i suoi preziosi “trucchi”

chiarottiStefano Chiarotti sportivamente è cresciuto con la passione per la montagna ed ha praticato l’arrampicata anche ad alti livelli. In generale gli piacciono molto gli sport a contatto con la natura e di avventura, e ha anche esperienza in parapendio. Il contatto iniziale con il mare è stata l’apnea.

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Stefano Chiarotti, 38 anni da Roma, è il vincitore delle ultime due edizioni dell’Italiano Offshore nella classifica X2. Anche per questa stagione, con il Jeanneuau Sun Fast 3600 Lunatika NTT Data Italia, parteciperà alle principali tappe del calendario offshore.

Le prime uscite in barca di Chiarotti arrivano con il J24 e l’amico Giorgio Ricci che gli insegna i primi rudimenti all’età di 25-26 anni. Scatta la scintilla e acquista un Mini 6.50 per proseguire in questo mondo. Chiarotti trova un Cocò con una buona occasione e, con quella che sarebbe diventata sua moglie, inizia a fare un po’ di navigazione in Mini e crociere piuttosto sportive. Quando nasce il primo figlio arriva l’esigenza di una barca più grande: magari un Jod 35 o in alternativa un Jeanneau Sun Fast 3200 usato. Poi matura l’idea del grande passo verso il 3600, ma in attesa di poterlo realizzare si allena sui D-One per migliorare tecnicamente.

Quindi arriva il Sun Fast 3600 Lunatika e le regate in doppio che sono solo una conseguenza naturale del suo modo di andare in mare. Stefano Chiarotti è l’esempio di un velista non professionista che con dedizione ha raggiunto grandi risultati nella vela sportiva. Gli abbiamo chiesto di svelarci i suoi trucchi per una navigazione in equipaggio ridotto tranquilla e in sicurezza: ecco cosa ci ha raccontato.

chiarottiSICUREZZA: COME COMPORTARSI

Esordisce Chiarotti: “Sembra superfluo dirlo, ma il giubbotto salvagente è molto importante. Io lo uso soprattutto di notte o in generale in condizioni di mare formato. In aggiunta ho poi sperimentato una soluzione pratica: ho adattato all’uso marino un imbrago da arrampicata sportiva inguinale al quale collego l’ombelicale. Lo tengo sempre indossato, attaccato alla life line, e mi consente di togliere il sopra della cerata all’occorrenza. Le life line per abitudine le tengo sermpre armate, anche con buon tempo, sia in crociera che in regata.

E’ importante avere imbraghi con lo sgancio rapido, in caso di barca sdraiata possono essere molto utili. Ogni volta che su Lunatika sale un nuovo membro d’equipaggio facciamo un briefing sicurezza.

Viene illustrata la posizione di tutte le dotazioni di sicurezza e il funzionamento della zattera. Quando navigo con la famiglia invece assumo precise condotte al fine di vivere con i miei cari una crociera serena. Per non traumatizzare nessuno in caso di mare formato chiedo ai miei familiari di posizionarsi sottocoperta, possibilmente distesi.

In caso di buon tempo invece la regola ferrea è di tenere sempre i bambini con il giubbotto indossato e soprattutto legati alla life line. Un giorno uno dei miei figli mi ha seguito a prua durante un’ammainata di fiocco e curiosando con la testa dall’oblò del calavele, a causa del rollio della barca, ha rischiato di cadere a testa in giù. Il fatto di essere ben legato alla life line in quel caso lo ha protetto da un’esperienza molto brutta. è sempre meglio prevenire con cura eventuali imprevisti”.

COSA NON DEVE MANCARE

“Ormai la tecnologia ci consente di fare in totale sicurezza cose che prima sembravano assurde o estreme. Quando si naviga in solitario o in equipaggio ridotto è fondamentale farsi trovare in caso di emergenza. Esistono quindi alcune dotazioni che non devono assolutamente mancare su una barca d’altura.

Io ho l’Epirb, 2 VHF (un fisso ed un portatile stagno più un’antenna di rispetto oltre a quella in testa d’albero), un PLB (localizzatore personale), il mob AIS e un telefono satellitare. Se mi accade qualcosa so come e dove farmi trovare dai soccorsi. Alcuni di questi oggetti, come il mob AIS, si possono mettere tra una muta e il giubbetto per esempio se usciamo in deriva o tenere comodamente in tasca nella cerata.

Questo ci consente di potere navigare anche in solitaria con un buon grado di sicurezza in caso di inconvenienti tecnici o incidenti. Penso al caso del derivista Alessandro Garosi (il romano che è rimasto 24 ore in mare disperso sul suo laser): se avesse avuto alcuni degli strumenti elencati sarebbe stato facile ritrovarlo velocemente”.

LA GESTIONE DEI TURNI

“Abbiamo una regola generale che prevede turni di due ore, ma la affrontiamo con molta flessibilità in base alla navigazione. C’è una persona di turno e una in stand by. Chi è in pozzetto gestisce le regolazioni, timona, conduce la barca. Chi è in stand by può lavorare sul software o riposare, ma deve sempre essere pronto a manovrare in caso di necessità. Per esempio se dormo, ad ogni virata mi sposto da un bordo all’altro. Io sento molto l’adrenalina e nelle regate inferiori alle 48 ore spesso vado avanti no-stop o dormo molto poco.

Dopo il terzo giorno sento la stanchezza e prendo un ritmo regolare di 30-45 minuti di sonno ogni due ore. Quando non riesco a prendere sonno nel turno in stand by sto al pc, studio il meteo, la strategia, gli avversari. Per avere un maggiore aiuto nella navigazione utilizzo il software Expedition: è un programma di navigazione professionale che ti da la possibilità di fare un buon routage e sul quale si possono caricare le polari della barca per avere dei dati che siano il più precisi possibili. Esistono altri software più semplici, ma Expedition, e anche Adrena, sono dettagliati come funzioni e quando in barca si è in pochi possono dare molto”.

OTTIMIZZARE LA BARCA PER L’EQUIPAGGIO RIDOTTO

“Il Sun Fast 3600 (ricordiamoci che è un Jeanneau, i francesi se ne intendono) è una barca che nasce già per un equipaggio ridotto, con una buona ergonomia del pozzetto e una corretta demoltiplica di tutte le manovre. Ho comunque apportato alcune modifiche per migliorare a modo mio alcuni particolari.

I circuiti delle mani di terzaroli sono sdoppiati (uno per la mura e l’altro per la borosa), ho installato degli stopper aggiuntivi per rinviarli entrambi in pozzetto e lavorarli sui winch della tuga. Con un buon sistema di rinvii anche in poppa riesco a prendere una mano per ridurre la randa.

Ho applicato poi degli strozzatori aggiuntivi vicino ai winch in pozzetto per portare la scotta del fiocco sopravento e poterla regolare se sono seduto in falchetta in caso di vento fresco. Le principali manovre sono a portata di mano del timoniere, tuttavia ho aggiunto una prolunga alle barre dei timoni così da poter raggiungere i winch del fiocco e regolare la vela di prua restando al governo della barca. Questa modifica mi aiuta quando sto “correndo” al massimo e non voglio utilizzare il pilota automatico, che, pur affidabile, non garantisce la stessa reattività dei riflessi di un timoniere”.

SOLUZIONI PER MANOVRARE E ORMEGGIARE

“Per l’ammainata del gennaker non uso la calza, ma ho adottato una soluzione per ammainare comodamente dal pozzetto. Il moschettone a sgancio rapido della mura è collegato a uno stroppo legato in coperta: non appena lasco la tack il moschettone si apre sparando la vela in bando. Poggio per coprirla con la randa e inizio l’ammainata. Precedentemente ho filato la drizza, assicurandomi che non ci sia alcun impiglio.

La strambata la faccio col pilota. Rinvio le scotte del gennaker sulla tuga, metto il carrello randa al centro e do il comando: è importante tarare bene la velocità del pilota in base al vento e alle nostre capacità. Con poco vento occorre essere più veloci per non fare collassare la vela.

Con vento forte le scotte le passo esterne alla mura per evitare fastidiose caramelle se sbagliamo i tempi della manovra. Sia nell’ammainata che nella strambata è fondamentale filare con attenzione le scotte e la drizza , per essere certi di non avere alcun intoppo nelle fasi delicate delle manovre.

In ormeggio con la famiglia solitamente la prima cosa che assicuro è la cima di poppa sopravento, solo a quel punto recupero il corpo morto aiutandomi con la marcia avanti del motore. Quando si ormeggia da soli o con equipaggio familiare, è importante prestare attenzione a non lasciare cime d’ormeggio in bando, può capitare, ingranando la marcia, di impigliarle nell’elica”.

VELE: LE CONFIGURAZIONI PER L’EQUIPAGGIO RIDOTTO

“Per i trasferimenti e le crociere gradualmente ho iniziato ad usare le vecchie vele da regata. Quando navigo in famiglia uso la vecchia randa attrezzata con tre mani di terzaroli e il fiocco medio terzarolabile. Non uso l’avvolgitore perché ho scelto i garrocci per le vele di prua: così posso ammainare o issare il fiocco dal pozzetto senza problemi e in totale sicurezza.

In ammainata la vela va sulla coperta senza finire in acqua. Anche in crociera non so rinunciare all’AO armato sul frullone, quando c’è poco vento preferisco issarlo piuttosto che andare a motore. Trovo che queste vele siano funzionali anche fuori dalla regata”.

chiarottiCAMBUSA (IN REGATA E CROCIERA)

“In occasione dell’ultima crociera con la “famiglia Chiarotti” abbiamo passato la notte in porto una volta in 3 settimane. In vacanza portiamo tantissima frutta e verdura, quella che non entra in frigorifero la si può collocare sotto il pagliolato che è la zona più fresca. Normalmente portiamo solo una pentola a pressione, niente padelle o altri accessori: si possono cucinare ottimi primi e secondi, si sporca di meno, consumiamo acqua in minore quantità e abbiamo più spazio di stivaggio a bordo.

Nella pentola a pressione posso preparare un buon sugo e buttarci la pasta che, cuocendo immersa nel condimento, acquisterà più sapore (vi sembrerà strano se siete puristi della cucina. Ma provate e fatemi sapere). Lo stesso discorso ovviamente vale per i secondi. In regata avevamo iniziato con delle scelte ibride, poi siamo passati decisamente ai liofilizzati, accompagnati da snack e barrette energetiche per gli spuntini veloci.

I liofilizzati sono semplici e pratici da preparare, pesano poco, occupano minimo spazio. Basta scaldare un po’ d’acqua, versare una busta di liofilizzato e in pochi minuti gli elementi disidratati rinvengono regalandoci un buon piatto caldo. Come acqua portiamo solo quella da bere, anche per cucinare, serbatoi rigorosamente vuoti”.

Grazie davvero a Stefano Chiarotti!

Questo, e molto altro, lo trovate sul numero di marzo del Giornale della Vela in edicola e in digitale 

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