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Diario di un viaggio in Norvegia alla scoperta delle antivegetative

Il nostro inviato è stato in Norvegia a visitare la fabbrica e il centro di ricerca e sviluppo di Jotun. Ecco il diario semiserio del suo viaggio al freddo


Sandefjord, Norvegia.
Cerco subito sulla cartina geografica dove si trovi questo luogo di cui ignoravo l’esistenza: dato che Jotun (www.jotun.it), colosso norvegese che produce vernici antivegetative, mi ha invitato a visitare fabbrica e centro di ricerca e sviluppo, non voglio farmi trovare impreparato. Sandefjord è ubicata nella contea di Vestfold, sul lato orientale della parte sud della Norvegia, in prossimità della Svezia (sulla costa frastagliata dello Skagerrak). Piccolo centro industriale di 60.000 anime, la sua economia ruota intorno alla cantieristica navale e alla chimica: Jotun ha un peso determinante nell’economia locale (pensate che l’azienda possiede persino un museo nel centro cittadino).


UN ATTERRAGGIO “MOVIMENTATO”

Parto da Linate. Faccio scalo ad Amsterdam e da lì volo fino a Sandefjord: mentre stiamo atterrando il comandante, con la massima tranquillità, fa un annuncio che vi traduco, più o meno, così: “Signore e signori, sulla pista di atterraggio c’è una nebbia che non si taglia con l’accetta, proveremo ad atterrare per tre volte. Se non dovessimo riuscirci, faremo scalo ad Oslo“. Solo io mi guardo intorno agitato? Tutti tranquillissimi i miei compagni di viaggio scandinavi. Ad ogni modo, sembra di atterrare su una superficie spessissima di zucchero a velo. Quando il carrello tocca la pista faccio partire un applauso al comandante ma mi rendo conto di essere l’unico. Ok, capito. Qui è ordinaria amministrazione atterrare nel nulla. In aeroporto incontro altri giornalisti (spagnoli, olandesi, inglesi, francesi) e un pullman ci porta in albergo. E’ tutto coperto di neve e la temperatura è sotto lo zero.

A LEZIONE!
Il giorno successivo la sveglia è prestissimo: tempo di ingozzarmi di salmone ed eccomi seduto al banco di scuola, proprio come al liceo.
Per imparare tutto quello che c’è da sapere sulle antivegetative, sui regolamenti europei in fatto di ambiente sul perché la Jotun abbia come marchio il pinguino (l’animale rappresenta quattro valori a cui si ispira l’azienda: Lealtà, la Cura, il Rispetto e l’Audacia), sulla sua storia (Odd Gleditsch fondò l’azienda nel 1926 dopo aver aperto un negozio nel 1920: ora Jotun conta 10.000 dipendenti sparsi per il mondo, 64 società in 45 nazioni e 37 stabilimenti produttivi in 21 paesi). Apprezzo moltissimo questo approccio “nordico”: prima ti forniscono tutti gli strumenti per comprendere a meglio un prodotto e un mercato, poi arriva la “parte pratica”.

IL CENTRO DI RICERCA E IL MUSEO
In questo caso la pratica consiste nella visita giornaliera al centro di ricerca e sviluppo Jotun e al museo. Interessantissimi entrambi. Il centro di ricerca è molto ordinato, pulito. In stile norvegese, insomma. Un chimico ci ha spiegato come avviene la formulazione dei prodotti e il loro testaggio, sia a livello statico che dinamico, su rulli che ruotano in acqua a velocità diverse per capire come si consuma uno strato di vernice antivegetativa.

Il museo racconta vita, morte e miracoli dell’azienda, dalla sua nascita (nel 1920, come già detto) alla sua crescita e all’espansione in giro per il mondo, senza tralasciare momenti tragici come l’incendio alla fabbrica di Sandefjord che costò la vita a sei dipendenti nel 1976. Al giorno d’oggi va molto di moda la parola “storytelling” soprattutto quando si tratta di veicolare valori aziendali. Quelli di Jotun li sanno raccontare molto bene, non c’è che dire.

COME VICHINGHI
In serata, è stato organizzato per noi un “evento vichingo”. Ovvero la visita al luogo di ritrovamento della nave vichinga Gokstad (ora ad Oslo), in un capannone dove è costruita una replica navigante, con tanto di spuntino a base di birra artigianale e salumi tipici (vi dico solo: balena, alce, renna), la gita su una montagna alla scoperta di sport vichinghi quali il lancio con l’ascia (dove non ho brillato) e il “bungee jumping orizzontale attaccati a un tronco, terminata con cenone in baita a suon di stufato di renna e danze e spettacoli a cura di una famosa compagnia di teatro itinerante norvegese, la Stella Polaris.


LA FABBRICA

Ripresomi dalla “febbre vichinga”, il giorno dopo mi sveglio di buon mattino (altro salmone) e mi reco a visitare la fabbrica Jotun. Quello che mi colpisce è l’incredibile organizzazione dello stabilimento, dove si respira un’atmosfera rilassata ed è tutto curato nei minimi dettagli (forse troppo per un italiano come me).


Seguiamo il processo produttivo dall’inizio, ovvero l’incameramento dei materiali primi e al loro miscelamento sulla base delle “ricette” sperimentate nel centro di ricerca e sviluppo, fino all’inscatolamento e l’immagazzinamento comandato a computer, in un gigantesco “hangar” in stile Tempi Moderni. Confesso che mi aspettavo di trovare organizzazione, ma non così tanta.

Lascio Sandefjord (questa volta con un decollo tranquillo) conscio del fatto che da ora guarderò una latta di vernice antivegetativa con occhi diversi. Una piccola opera d’arte, un concentrato di know-how.

Eugenio Ruocco

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