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Otto manovre per zittire i “ficcanaso da banchina”

Adesso, quando in porto il traffico è ridotto, è il momento di fare pratica di ormeggio e uscita. Abbiamo selezionato otto consigli e astuzie per manovrare in situazioni con vento forte o avverso anche se a bordo siete in due o persino da soli

Diciamocelo, è uno dei passatempi preferiti sulle banchine di tutto il mondo: quando state facendo manovra, magari in barca siete solamente in due e il vento fa i capricci, immancabilmente sulla banchina ci sarà qualche curioso che vi osserva in attesa di un errore… Abbiamo allora selezionato per voi otto manovre che vi permetteranno, quando il gioco si fa duro, di cavarvela alla grande e di stupire il “famoso curioso da banchina”. Si tratta di manovre che potrete fare anche da soli, pensate per le situazioni più diverse, con vento forte al traverso o al giardinetto, soprattutto adatte a manovrare in totale sicurezza anche nei porti più affollati, quando lo spazio a disposizione è pochissimo. In più, vi spieghiamo come uscire da un catway (sempre più presente nei porti italiani) quando il vento al traverso rischia di sbattere la barca contro il vicino d’ormeggio. Memorizzate la manovra a terra e mettete in pratica i nostri consigli con un’uscita in questi mesi invernali. Provate sino a quando la manovra sarà perfetta.

Come dare il colpo di coda. Non avete il joystick di manovra? No problem, per spostare lateralmente la vostra barca potete sfruttare questa manovra, facendola “scodare” con un semplice colpo di motore. Con barca ferma, date un piccolo colpo di motore marcia avanti, scontrando a fondo il timone. La barca non avanzerà molto, in compenso il flusso dell’elica, deviato dalla pala del timone, sposterà la poppa. Questo è il colpo di coda, che potete utilizzare per raddrizzare la barca. 1. Siete vento in poppa, stabili ma troppo a sinistra. 2. Il colpo di coda vi sposta la poppa. 3. Inserendo per un momento la marcia indietro rimettete la barca nell’asse; in seguito, entrate all’ormeggio a marcia avanti, prua in banchina.

1 Comment on Otto manovre per zittire i “ficcanaso da banchina”

  1. Mi sembrano interessanti tutte le manovre proposte, anche se ci sono da fare alcune osservazioni.
    Ad esempio:

    – terza manovra –
    Va bene utilizzare parzialmente le barche già ormeggiate per aiutarsi, ma non bisogna abusarne (si tratta pur sempre della altrui proprietà, non di opere portuali). Se è quasi naturale “lasciarsi scadere lentamente” sottovento fino a poggiarsi sulla barca di fianco, per gestire (con motore e/o cime) solo la componente longitudinale, non altrettanto ovvio è saltare su tale barca per dare volta ad una cima, ammesso che l’armatore ce lo permetta o, in sua assenza, manovrando da soli, si abbia il tempo di farlo. Quello spring disegnato può quindi essere sostituito temporaneamente ma efficacemente dal motore al minimo (o giù di li) specie se l’effetto evolutivo aiuta a tenere la poppa poggiata. L’alternativa, non potendo dare cima sulla barca affianco, potrebbe essere quella di entrare di poppa e (sempre dopo essersi appoggiati alla barca sottovento) tenere il motore al minimo in avanti, con timone leggermente a sinistra per tenere la poppa ben poggiata, il tempo necessario a passare un doppino su una bitta o prendere dalla banchina la trappa che, se tale, può essere usata temporaneamente come cima d’ormeggio. Il motore, con qualche giro in più di prima, ci terrà la poppa ben distante dalla banchina per tutto il tempo necessario a recuperare la trappa e dare volta a prua.

    – sesta manovra –
    Giusto invertire in questo modo, se si è entrato di prua ma…
    …perchè si è entrati di prua e non direttamente e comodamente poppa al vento?

    – settima manovra –
    Sempre iniziando la retro sopravvento al canale, la prora iniziale dipende molto dall’effetto evolutivo; con effetto evolutivo a destra (in retro) quella orientazione di partenza finisce inevitabilmente per far perdere tanta acqua. Meglio partire paralleli o con la prua leggermente bassa.

    – ottava manovra –
    Sempre la solita (secondo me) cattiva abitudine di “attaccarsi alle barche degli altri”, quando ci sono alternative o si può fare addirittura di meglio: la stessa cima di prua può essere data sulla bitta o l’anello della banchina sulla quale si trovava la cima pooppiera di sinistra; il vento fa il resto, come avete ben disegnato.

    – Non mi trovate invece d’accordo con quanto proposto nella quarta manovra –
    Dalla posizione 3 da voi indicata è comunque MOLTO difficile (specie con vento fresco) non finire sulla trappa della barca sottovento, anche dando timone dalla parte giusta (quella suggerita). Se si è almeno in due conviene fare la stessa manovra direttamente partendo dal finger, in modo d’avere un po’ d’acqua sottovento; se si parte col timone al centro e lo si angola progressivamente uscendo, si riesce a tenera la poppa praticamente sempre “aderente” al finger, senza toccarlo. Se non si dispone di un secondo uomo, con cima a poppa e motore in avanti, si mantiene la prua al vento (e la barca aderente al finger) per il tempo necessario a recuperare la cima di prua e poi, liberata quella di poppa, si termina come descritto.
    Se si è in due è molto più elegante manovrare in modo simile al caso due (ma tutto in marcia avanti), col doppino di prua dato in testa al finger. Quando la poppa sarà ormai libera sottovento, la barca potrà ruotare verso l’uscita (la prua bloccata dal doppino) ed il secondo uomo, posto a prua, potrà liberare e rcuperare la cima per terminare la manovra.

    Se i naviganti si prendessero un po’ più di tempo per provare queste manovre, non solo creerebbero meno scompiglio entrando e uscendo dall’ormeggio (compresi, se non primi, gli “avvoltoi” di banchina, sempre pronti a criticare) ma imparerebbero a conoscere molto meglio il comportamento della propria barca!

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