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Rischiare di morire per l’America’s Cup che senso ha? Il terribile MOB di Oracle

Una terribile sequenza video-fotografica racconta dell'ultimo incidente occorso ad Oracle Team USA. E' un puro caso che il grinder Gream Spence sia uscito illeso da un episodio che poteva segnarli la vita

Va bene lo spettacolo, la velocità, i cat volanti. Va bene tutto, ma la morte di Andrew Simpson a San Francisco non ha insegnato nulla ai signori che “governano” l’America’s Cup?

La sequenza del Man Over Board di Oracle, solo l’ultima di una lunga serie, è qualcosa di impressionante ed è un puro caso che non ci siano state conseguenze drammatiche. Vittima dell’incidente il povero Graeme Spence, grinder del cat americano. 

Nel video che vi proponiamo si nota l’AC50 in full foiling stabile, fino a quando non arriva la poggiata per quella che sarebbe dovuta essere, così sembra, una strambata.

Graeme Spence stava per spostarsi da una postazione dei coffee all’altra, ma per un probabile errore di regolazione dell’assetto dei foil il cat va in picchiata, decelerando violentemente con l’impatto in acqua. Spence viene sbalzato fuori bordo nel posto peggiore possibile: tra i due scafi dell’AC50 che gli passa letteralmente sulla testa. Per un puro caso il grinder ne esce illeso e non vogliamo neanche immaginare cosa sarebbe successo se il ragazzo fosse stato colpito dal foil (il lato corto della L è orientato verso l’interno dove è caduto il grinder) o dai timoni a T rovesciata.

A quelle velocità l’impatto sarebbe stato devastante, basta pensare a cosa è successo a Franck Cammas su un foil cat più piccolo e a velocità inferiori. Le derive affilate, a velocità superiori ai 40 nodi, sono come un coltello nel burro su qualsiasi cosa incontrino.

Qualcuno potrebbe dire che ormai l’America’s Cup è come la Formula 1 e gli incidenti molto gravi vanno messi in conto. Può darsi, ma in questo caso ci sembra che l’incidenza del rischio sia decisamente troppo alta e la casistica inquietante.

Negli ultimi mesi sono stati molti infatti i casi di uomo a mare durante gli speed test sui cat dell’America’s Cup e solo la fortuna ha impedito incidenti gravi. Per ovvi motivi aerodinamici la zona anteriore della piattaforma non ha una superficie calpestabile tra i due scafi e vi è il concreto rischio che i velisti possano proprio cadere li e finire nella roulette russa dei foil sott’acqua.

L’introduzione di linee di sicurezza alle quali legare i velisti potrebbe essere un rimedio? Difficile dirlo, in caso di scuffia potrebbero aggiungersi ulteriori pericoli, ma sta di fatto che una soluzione, prima di conseguenze irreparabili, andrebbe trovata, e con una certa urgenza.

Eloquente il commento di Jimmy Spithill: “Ogni volta che qualcuno va in acqua dalla parte anteriore è veramente brutto. Quando si guarda indietro e lo si vede riemergere sulla scia con i pollici in su sembra sempre un tempo troppo lungo”. E’ possibile affidare la sicurezza dei velisti al caso?

M.G.

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