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“Perché io valgo”. In difesa dei prodieri di tutto il mondo

La lettera di un padre "amareggiato" fa riflettere su un tema antico quanto attuale: quello della disparità di trattamento tra timonieri e prodieri

Prodieri leggete qui. Qualche giorno abbiamo ricevuto in redazione la lettera di un “vecchio, vecchissimo lettore”, come si definisce lui stesso, Sergio Trani: a molti di voi il cognome non suonerà nuovo. Proprio così, è il papà di Andrea Trani (nella foto sopra di Fabio Taccola), fortissimo prodiere di Gabrio Zandonà, assieme al quale nel 2003 vinse il titolo Mondiale. Per quel grandissimo risultato (solo i fratelli Chieffi ci erano riusciti 18 anni prima) Gabrio venne premiato Velista dell’Anno 2004 ma, scrive Sergio, “se Gabrio Zandonà ha vinto un mondiale, l’ha vinto anche Andrea, che a suo tempo per il premio Velista dell’anno è stato dimenticato. Quel riconoscimento certamente aspettava anche ad Andrea, come giustamente avete premiato l’equipaggio di Nacra Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri nel 2015 per i loro risultati”.

Ha ragione, caro Sergio. Lo stesso Zandonà, alla premiazione, rese tributo a suo figlio Andrea: “Se sono qui è per metà merito suo, meriterebbe il trapezio d’oro”. Perché il prodiere conta, almeno quanto il timoniere.

La polemica del 2015, Silvia Sicouri si prestò come testimonial

TUTTI SONO UGUALI, MA QUALCUNO E’ PIU’ UGUALE DEGLI ALTRI?
Periodicamente la questione della disparità di trattamento di timonieri e prodieri salta fuori: l’ultima volta nel 2015, quando la prodiera del grande velista argentino Santiago Lange, Cecilia Carranza Saroli, aveva deciso di protestare contro la decisione dell’ex-ISAF (ora World Sailing) di non consentirle di competere a Weymouth in quanto Lange era e non era in grado di disputare la regata. Il regolamento della Federvela Internazionale non permetteva di sostituire i timonieri in caso di necessità, mentre il prodiere poteva essere cambiato tranquillamente: implicito quindi che i punti di ranking validi per l’accesso al circuito di Coppa del Mondo fossero relativi soltanto al timoniere senza considerare chi stava a prua. All’epoca era stata insurrezione dei prodieri. Giustamente.

Benedetta Di Salle a prua del 420 e al timone del 470

L’IMPORTANZA DEI “NON-TIMONIERI”
Ma lasciamo stare un attimo i regolamenti di regata. Leggendo su alcuni forum, c’è chi ancora considera il prodiere come una “massa atletica” agli ordini del più esperto timoniere, citando i casi di rugbisti e palestrati “assoldati” come grinder in Coppa America. Nulla di più sbagliato: basti pensare ai recenti casi di Francesca Russo Cirillo, che ha vinto due mondiali 420, uno a prua e uno al timone, e Benedetta Di Salle, iridata 420 come prodiera e vincitrice dello Juniores 470 al timone. Oppure Angelo Glisoni, prodiere di Giorgio Zuccoli che come coach ha appena vinto un bronzo olimpico. E la lista potrebbe continuare lunghissima. Come ebbero a dire a loro tempo Vittorio Bissaro e Silvia Sicouri:I ruoli di timoniere e prodiere a bordo sono ben definiti e distinti, ma imprescindibili l’uno dall’altro; l’equipaggio forte è quello riesce a trovare equilibrio nelle dinamiche in navigazione e a terra, rispetto e fiducia nelle capacità del partner sono indispensabili per tagliare il traguardo e divertirsi nel farlo“. Anche nella vela d’altura: timoniere e prodiere, drizzista, navigatore, tattico, tailer, sono tutti ingranaggi di uno stesso meccanismo e contribuiscono a far funzionare al meglio la complessa macchina che è un equipaggio di una barca a vela. A prescindere dalla posizione che occupa, se un ingranaggio si rompe la macchina non funziona più.

E.R.

4 Comments on “Perché io valgo”. In difesa dei prodieri di tutto il mondo

  1. Marinella Gorgatto // febbraio 24, 2017 at 12:15 am // Rispondi

    In memoria di mio padre, Piero Gorgatto, olimpionico a Melbourne nel 1956 su Aretusa insieme a Sergio Sorrentino e ad Annibale Pelaschier, da 25 anni la mia famiglia premia un prodiere della XIII Zona (c’è un regolamento depositato in Zona), proprio perché il ruolo di chi sta a prua è sempre stato considerato in secondo piano rispetto al timoniere.
    Quando mio padre vinse su Tergeste o su Aretusa i Campionati Europei, campionati Italiani o trofei internazionali i premi, quella volta in argento, venivano consegnati nelle mani del solo timoniere….
    In questi 25 anni la Coppa Piero Gorgatto è stata assegnata a grandi velisti (prodieri) della mia zona: Emanuela Sossi, Jas Farneti, Andrea Trani, Francesca Russo Cirillo, Andrea Tesei, Francesca Clapcich…

  2. Sono perfettamente d’accordo con il papà del grande prodiere Andrea Trani. Era sorta anche a me la riflessione rileggendo la premiazione di velista dell’anno a Gabrio Zandona’. Chi lo conosce sa quanto vale senza riconoscimenti ufficiali! Grande Andrea!

  3. Una volta mi ritrovai in equipaggio con un timoniere che si espresse in questi termini. “I prodieri sono carne da cannone” mi ripromisi di non fare mai più il prodiere per quel timoniere e fui costretto da questa brutta sensazione a rivedere il mio interesse per le regate.

  4. E non dimenticate Enrico Chieffi: Campione del Mondo 470 a prua e Campione del Mondo Star al timone…una quisquilia!! Senza il mio bravissimo prodiere non mi sarei mai neppure avvicinato ai risultati che “abbiamo” fatto! In barca tutti uguali senza se e senza ma!

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