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Rapito dai pirati: “Se non sborsate 600.000 dollari mi taglieranno la testa”

Questo è il disperato appello dello skipper tedesco rapito dai pirati del gruppo terroristico affiliato all’ISIS Abu Sayyaf alle Filippine: le autorità hanno tempo fino al 26 febbraio per il pagamento del riscatto


“O sborsate 600.000 dollari entro il 26 febbraio, o sarò decapitato”.
A parlare è Jurgen Kantner, skipper tedesco di 71 anni rapito lo scorso novembre dai pirati del gruppo terroristico affiliato all’ISIS Abu Sayyaf nei pressi dell’isola di Laparan (Filippine), in un raccapricciante video postato dal gruppo su Telegram. Bufala? Assolutamente no: i pirati fanno sul serio, lo scorso anno due canadesi vennero decapitati dopo che il loro governo non era sceso a compromessi con i criminali. Kantner era stato rapito in rada mentre era bordo del suo 15 metri in acciaio, il “The Rockall”: con lui c’era anche la moglie Sabine Merz, freddata da un colpo di arma da fuoco mentre cercava di respingere i pirati a colpi di fucile.

Jurgen Kantner nel video postato su Telegram dai pirati

RAPITO GIA’ UNA VOLTA
Purtroppo, non si tratta della prima volta per l’anziano tedesco: già nel 2008, era stato preso in ostaggio al largo dello Yemen dai pirati somali assieme la moglie, ma in quell’occasione, dopo 52 giorni di prigionia, il governo tedesco aveva sborsato quasi mezzo milione di dollari per liberarli. Le autorità tedesche avevano sconsigliato ai Kantner di ritornare a prendere la barca, ma a distanza di quasi otto anni i due caparbi coniugi erano andati a recuperarla in Somalia, dirigendosi poi alle Filippine. “Cosa ci sto a fare in Germania”, aveva detto Kantner in un’intervista, “dopo 32 anni passati sulla mia barca non ho più nessuno là”. Aveva anche aggiunto di sapere a cosa stava andando incontro: “Lo so che è quasi un suicidio“, e aveva aggiunto che avrebbe pregato affinché i pirati non lo abbordassero di nuovo.

Jurgen Kantner con la moglie Sabine Merz

INCURANTE DEL PERICOLO
Per comprendere meglio la filosofia di Kantner
, bisogna scorrere una lunga intervista realizzata dallo skipper e sua moglie con la rivista tedesca Yacht.de dopo il loro rilascio nel 2008. I due navigavano al largo dello Yemen incuranti del pericolo pirateria, e avevano respinto i consigli di coloro che gli avevano detto che quelle non erano acque sicure, citando casi di imbarcazioni assalite anche in aree più tranquille come le isole Canarie e la Corsica
.

(fonte immagini bild.de, philstar.com)

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