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“Vi racconto come vincere in equipaggio ridotto”: i consigli di Stefano Chiarotti

Stefano Chiarotti è l'esempio di come un velista non professionista possa arrivare ad altissimi livelli e vincere due volte l'Italiano Offshore X2. Lo abbiamo intervistato per scoprire quali siano i segreti di Lunatika

Stefano Chiarotti, 38 anni da Roma, è il vincitore delle ultime due edizioni dell’Italiano Offshore nella classifica X2. Anche per questa stagione, con il Sun Fast 3600 Lunatika NTT Data Italia (foto sopra Antonio Latini), parteciperà alle principali tappe del calendario offshore per provare a confermare il titolo insidiando anche la classifica overall. Per il nuovo programma di regate Lunatika vanterà la partnership con il Porto Turistico Riva di Traiano o Ocean Rodeo per l’abbigliamento tecnico.

Lo abbiamo intervistato per saperne di più sulla preparazione della barca per le regate e le soluzioni da utilizzare quando si corre in due (foto sopra Iacopo Boccalari).

La preparazione di Lunatika: un progetto di serie come diventa una barca vincente? Che tipo di lavori di ottimizzazione hai fatto?

Nei lavori tecnici mi ha dato una grande mano Antonio Latini, insieme a tantissimi consigli. Antonio mi ha aiutato a mettere in dima le appendici. Abbiamo poi migliorato il profilo d’uscita della lama di deriva: applicando una sagoma in vetroresima larga circa 5 centimetri, con un profilo d’uscita tagliato a 30 gradi, abbiamo assottigliato l’uscita poppiera della lama, diminuendo le turbolenze.  Abbiamo lavorato anche sui timoni e sempre sul bordo d’uscita, che in origine era piuttosto spesso. Lo abbiamo affinato molto, applicando poi al suo interno una lama di carbonio che andasse a irrobustire la parte più sottile della pala. Quando la barca è in secco occorre prestare attenzione ai timoni di Lunatika, sono come due coltelli. Per quanto riguarda le prese a mare invece, uscivano già a filo con lo scafo da cantiere.

Che soluzioni avete adottato per manovrare al meglio in doppio?

Per l’ammainata del gennaker non uso la calza, ma ho adottato una soluzione per ammainare comodamente dal pozzetto. Il moschettone a sgancio rapido della mura è collegato a uno stroppo legato in coperta: non appena lasco la tack il moschettone si apre sparando la vela in bando. Poggio per coprirla con la randa e inizio l’ammainata. Precedentemente ho filato la drizza, assicurandomi che non ci sia alcun impiglio. La strambata la faccio col pilota. Rinvio le scotte del gennaker sulla tuga, metto il carrello randa al centro e do il comando: è importante tarare bene la velocità del pilota in base al vento e alle nostre capacità. Con poco vento occorre essere più veloci per non fare collassare la vela. Con vento forte le scotte le passo esterne alla mura per evitare fastidiose caramelle se sbagliamo i tempi della manovra. Sia nell’ammainata che nella strambata è fondamentale filare con attenzione le scotte e la drizza , per essere certi di non avere alcun intoppo nelle fasi delicate delle manovre.

Con quale corredo di vele affronterai la stagione 2017?

Il programma vele di Lunatika da sempre viene seguito da Francesco Cruciani della Veleria 3FL. Con lui quest’anno abbiamo studiato alcune soluzioni per migliorare le performance nei punti critici della barca. Lunatika soffre il vento leggero e occorreva intervenire di conseguenza. Il primo corredo prevedeva un fiocco medio-leggero, con un crossover rispetto al medio a circa 15 nodi. Il nuovo piano prevede invece un fiocco light puro, fino a 10 nodi, poi ci sarà il vero fiocco medio. Su questo sarà possibile applicare una mano di terzaroli, così che possa essere una vela da utilizzare in un range piuttosto ampio. Seguirà poi un fiocco 3 e la tormentina.

La randa nuova, sempre per la ricerca della performance nel vento leggero, verrà realizzata più grassa e potente. Per le portanti la scelta è caduta su un A0 (in ORC si paga meno del Code), laminato e su frullone. Poi avremo un A2 per navigare profondi e un A3 per aria più sostenuta o andature al lasco stretto.

I pesi a bordo: cosa porti in barca e come gestisci i pesi in regata

E’ una cosa che curo in maniera maniacale e su una barca come il Sun Fast 3600 è cruciale, a maggior ragione quando si è in due e non hai quindi l’aiuto del peso dell’equipaggio per migliorare l’assetto. A bordo durante le regate c’è solo l’essenziale per condurre al meglio la barca, non viene imbarcato nulla di superfluo. Ho anche cambiato modello di zattera per averne una più leggera che sia più semplice da spostare da un bordo all’altro.

Su questo sono stati utilissimi i consigli di Pietro D’Alì (foto sopra Antonio Latini) con il quale ho avuto la fortuna di navigare. In regata facciamo un “matossage” estremo, ovvero spostare tutto a in base all’andatura, da destra a sinistra o da prua a poppa: vele, zattera, estintori, acqua, attrezzatura, tutto ciò che c’è a bordo viene collocato in delle sacche e spostato a ogni cambio di mura o variazione d’intensità del vento. Ho installato dei teli antirollio che mi aiutano a posizionare in sicurezza tutti i pesi da un bordo all’altro. Può sembrare una pazzia, ma è un’operazione di importanza cruciale per riuscire ad ottenere le performance più alte dalla barca in ogni condizione o andatura.

Ti affidi ai classici strumenti elettronici o utilizzi anche dei software di navigazione?

Oltre ai classici strumenti, sul pc di bordo utilizzo il software Expedition, è un programma di navigazione professionale che ti da la possibilità di fare un buon routage e sul quale si possono caricare le polari della barca per avere dei dati che siano il più precisi possibili. Esistono altri software più semplici, ma Expedition, e anche Adrena, sono veramente dettagliati come funzioni e molto precisi. L’informatica poi per me, oltre ad essere una passione è anche un lavoro. Adesso gli strumenti all’albero li ho interfacciati con Expedition in maniera tale da avere anche all’esterno i dati del software e non perdere mai i riferimenti utili alla performance della barca in relazione alla rotta da fare.

Come gestite i turni?

Abbiamo una regola generale che prevede turni di due ore, ma la affrontiamo con molta flessibilità in base alla regata. C’è una persona di turno e una in stand by. Chi è in pozzetto gestisce le regolazioni, timona, conduce la barca. Chi è in stand by può lavorare sul software o riposare, ma deve sempre essere pronto a manovrare in caso di necessità. Per esempio se dormo, ad ogni virata mi sposto da un bordo all’altro.

Io sento molto l’adrenalina e nelle regate inferiori alle 48 ore spesso vado avanti no-stop o dormo molto poco. Dopo il terzo giorno sento la stanchezza e prendo un ritmo regolare di 30-45 minuti di sonno ogni due ore. Quando non riesco a prendere sonno nel turno in stand by sto al pc, studio il meteo, la strategia, gli avversari.

Una cosa importante è tracciare sul software i cambi turno o i cambi di vela: Expedition analizza le performance della barca e diventa evidente il momento in cui il timoniere sta calando nella prestazioni e deve riposare o affidarsi al pilota, stessa cosa per valutare l’efficacia dei cambi di vela.

Qual è a tuo avviso la regata più dura in calendario dell’Italiano Offshore?

Sono tutte difficili in maniera diversa. La Roma sicuramente per periodo dell’anno e lunghezza è una regata dura sia fisicamente che psicologicamente per il complesso passaggio strategico delle Eolie. Tatticamente la regata che mi ha impegnato maggiormente in queste stagioni è stata la 3 Golfi, ha diversi momenti molto delicati strategicamente. Quest’anno il livello sarà molto alto, ho notizia che in regata all’Offshore ci saranno altri due Sun Fast 3600.

Mauro Giuffrè

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