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Hai voluto la Coppa America? Adesso pedala! I geniali kiwi sono tornati

I kiwi sono tornati e lo fanno a modo loro: ad Auckland è andato in acqua il nuovo AC50 con una soluzione progettuale molto originale

In primo piano i grinder in piedi, ginocchio destro alzato, in posizione da “bikers”. Foto Richard Gladwell/Photosport

C’era chi iniziava già a preoccuparsi: budget risicato, ritardi nel trasferimento alle Bermuda, il timore era che Team New Zealand stesse attraversando un momento di seria difficoltà in vista della prossima America’s Cup. Tranquilli signori, i kiwi sono vivi e pare proprio che ne abbiano inventata un’altra delle loro.

Ad Auckland è infatti andato in acqua l’AC 50 con il quale Team New Zealand parteciperà alla Louis Vuitton Cup che prenderà il via il 26 maggio alle Bermuda e, in caso di vittoria, all’America’s Cup contro il defender Oracle. Fin qui sarebbe tutto normale, ma i fantasiosi kiwi hanno aggiunto il loro tocco.

Sugli AC50 l’idraulica sarà essenziale per potere regolare con efficacia i foil in diretta e rendere fluide le manovre: un compito che sarà affidato all’azione continua dei grinder che “pomperanno” quasi incessantemente sui coffee. Un calo di pressione dei sistemi idraulici può causare un crollo verticale della velocità (per l’impossibilità di regolare correttamente l’assetto dei foil) o peggio situazioni come la quasi scuffia proprio di ETNZ a San Francisco. Ed ecco che arriva il battito d’ala geniale: sostituire i classici coffee grinder azionabili a braccia con delle pedaliere. Non è infatti un mistero che le gambe abbiano più “watt” rispetto alle braccia: gli enormi grinder neozelandesi saranno quindi “comodamente” seduti sull’AC50 a pedalare come degli ossessi per mantenere sempre al massimo la pressione dei sistemi idraulici e facilitare tutti gli assetti e le regolazioni in diretta. Una soluzione completamente innovativa? Non proprio: come ha fatto notare uno che di vela se ne intende, Tommaso Chieffi, la soluzione risale al lontano 1976 ad opera di Pelle Petterson.

Una rivoluzione? Di fatto, in attesa di vedere le soluzioni adottate sugli altri AC50, lo è. Ricordiamo che i sistemi idraulici sono uno dei due campi, insieme alle appendici, dove i team possono intervenire con soluzioni personalizzate rispetto a tutto il resto della piattaforma che sarà praticamente one design.

Land Rover BAR Racing aveva invece optato per una configurazione classica con i normali coffee grinder azionati a braccia.

Nell’edizione dell’America’s Cup di San Francisco, come è noto, furono proprio i neozelandesi a sperimentare il full foiling, la foiling jibe e le spettacolari virate con rollio. Una serie di soluzioni che costrinsero tutti gli altri team a un lungo “inseguimento” sul piano delle performance (drammatico quello di Artemis il cui primo cat implose cercando il foiling e causando la morte del povero Andrew Simpson). Potrebbe quindi essere l’apparente ritardo di team New Zealand solo una tattica per “nascondersi” da occhi indiscreti? Da notare il silenzio web da parte delle pagine ufficiali del team sul varo del nuovo cat.

A questo punto sarà molto interessante vedere come la “troika” kiwi, composta da Glenn Ashby, Peter Burling e Blair Tuke, probabilmente il pozzetto più talentuoso della prossima Coppa, gestirà il nuovo AC50.

Mauro Giuffrè

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