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Il Museo Virtuale – Conosci le 30 barche mito che hanno fatto la storia della vela

Abbiamo raccolto in un "museo virtuale" le 30 barche mito della storia della vela. Conosci le loro storie e poi vota la tua preferita

barche
Hanno fatto imprese, riuscite e non, hanno segnato la storia della vela moderna, hanno stupito perché hanno osato anticipare i tempi. Non le troverete mai esposte in un museo reale, noi ve le mostriamo, vi raccontiamo le loro incredibili storie (in ordine di data in cui hanno compiuto l’impresa) e vi invitiamo a votare online la vostra preferita.

VOTA LA TUA PREFERITA QUI!

LE 30 BARCHE MITO DELLA STORIA DELLA VELA


America – 1851

Con questa goletta di 29 metri (più cinque di bompresso), iniziò la saga della regata più famosa del mondo: progettata da George Steers, strappò agli inglesi nel 1851 la Coppa delle Cento Ghinee (che da allora si chiamerà Coppa America). I suoi segreti? Una prua affilata, il bordo libero basso e il piano velico semplice, privo di controrande. Il baglio massimo era di 6,85 metri.


Spray – 1895

La prima barca della storia che ha intrapreso il Giro del Mondo a vela in solitario con Joshua Slocum. Una piccola barca per la pesca delle ostriche (lunga 11,20 metri, larga 4,32 e pesante nove tonnellate), che impiegò tre anni, due mesi e due giorni per circumnavigare il globo (1895-1898).

Pen Duick I – 1898
Il più grande marinaio della storia, Eric Tabarly, passò la vita e trovò la morte (al largo del Galles proprio cento anni dopo il varo della barca, avvenuto nel 1898) su questo splendido progetto di William Fife III. Lunghezza 15,1 m.


Reliance – 1903

Reliance, la barca che difese (con successo) l’America’s Cup nel 1903, è la barca più estrema che abbia mai navigato in Coppa: lunga 27,4 metri al galleggiamento e 43,5 fuori tutto, misurata dalla punta del bompresso alla fine del boma era lunga 60 metri! Nata dal genio di quello che è considerato il più grande progettista e inventore della vela moderna, Nathaniel Herreshoff (le sue barche difesero con successo la Coppa dal 1893 al 1920), quando era sbandata l’opera morta si trasformava in linea di galleggiamento rendendola molto più performante. Il povero challenger inglese Shamrock III di Sir Thomas Lipton perse le prime due regate e la terza si perse nella nebbia.


Snark – 1907

La goletta del grandissimo scrittore Jack London con cui navigò per due anni nel Pacifico scrivendo il suo capolavoro “Martin Eden”. Lunghezza 21,33 m (compreso bompresso).


Endurance – 1914

L’Endurance, rimasta stritolata tra i ghiacci del polo sud, è la barca simbolo dell’impresa che ha consegnato alla storia Ernest Shackleton: una volta che l’esploratore capì che il veliero di 44 metri era ormai spacciato, lasciò lì i suoi uomini e si imbarcò su una scialuppa di 7 metri, tra i ghiacci, verso la Georgia del Sud, dove raggiunse i soccorsi. Con loro tornò dai suoi, salvandoli tutti. Eroe.


Rainbow – 1934

Progettato da W. Sterling Burgess e costruito nei cantieri di Herreshoff a Bristol, il Rainbow è stata una delle barche simbolo dell’epopea dei J-Class: su questa splendida barca di 39,96 metri Harold Vanderbilt difese la Coppa in rimonta nel 1934 contro l’Endeavour del magnate inglese T.O.M.Sopwith. Purtroppo venne demolita nel 1940, oggi naviga una sua replica.


Kon Tiki – 1947

Sul Kon Tiki, zattera di legno di balsa di ispirazione inca (lunga 13,7 m) l’esploratore norvegese Thor Heyerdahl salpò a vela dal Perù approdando in Polinesia: è stata la prima grande impresa mediatica, atta a dimostrare che la colonizzazione della Polinesia poteva essere avvenuta, in epoca precolombiana, da parte dei popoli sudamericani.


L’Hérétique – 1952

Tutti dicevano “è pazzo”, quando nel 1952 il biologo francese Alain Bombard si lanciò nella traversata atlantica con un gommone Zodiac a vela di 4 metri e mezzo, l’Hérétique, senza provviste. Voleva dimostrare che i naufraghi muoiono per cause psicologiche e non per mancanza di cibo e acqua. Ci riuscì, sbarcando alle Barbados (da Tangeri), dopo 65 giorni alla deriva, durante i quali si cibò di plancton e bevve acqua di mare, calcolata per non rischiare di morire.


Gipsy Moth IV – 1966

Il Gipsy Moth IV è la barca monumento con cui il 65enne Sir Francis Chichester intraprese il Giro del Mondo in solitario a vela, battendo il record precedente di nove mesi e un giorno. Il ketch di 16 metri, disegnato da John Illingworth e Angus Primrose e costruito da Camper & Nicholson, salpò nel 1966 dal Solent e vi tornò dopo 29.630 miglia e 226 giorni, con una sola sosta a Sydney.


Joshua – 1968

La barca con cui Bernard Moitessier si ritirò in Polinesia “per salvare la sua anima” al Giro del Mondo del 1968 (Golden Globe), mentre era in testa (Robin Knox-Johnston non è d’accordo: secondo lui Moitessier erà già dietro quando decise di ritirarsi): l’albero del ketch di 40 piedi in acciaio era un palo telegrafico. Mito. Lunghezza 12 m.


Suhaili – 1968

La storia di Suhaili è affascinante come l’impresa che ha effettuato. Nasce nel 1963 a Bombay in India. Il progetto di questo due alberi di soli 9,88 metri (13,40 con bompresso e struttura poppiera) largo soli 3,37 metri è di William Atkins. L’incredibile è che il disegno di Suhaili risale al 1923 e si ispira ai battelli norvegesi di salvataggio progettati da Colin Archer. Nel 1965 Robin Knox Johnston, sino ad allora ufficiale di marina, parte dall’India a bordo di Suhaili e raggiunge l’Inghilterra. Nel 1968 parte per il Giro del Mondo (Golden Globe) e vince diventando la prima barca della storia ad aver circumnavigato il globo non stop.


Damien – 1969

Salpa, per trovare la pace con te stesso. In puro spirito sessantottino, Gerard Janichon e Jerome Poncet si imbarcarono sul Damien, uno sloop autocostruito di dieci metri, per un giro del mondo lungo quattro anni. Dai ghiacci all’Equatore, furono tra i primi a dimostrare che con audacia, sacrifici e spregiudicatezza i sogni si possono realizzare. La barca fu dichiarata monumento nazionale.


British Steel – 1971 

Sul ketch di 18 metri British Steel lo scozzese Chay Blyth è stato il primo al mondo, nel 1971, a circumnavigare il globo in solitario non-stop verso ovest, contro i venti dominanti. Per l’epoca, la barca in acciaio progettata da Robert Clark era di assoluta avanguardia, ideata per la conduzione in solitario e con un’elettronica avveniristica.


Surprise – 1973

A bordo di questo sloop Ambrogio Fogar concluse la circumnavigazione del globo est-ovest: Fogar fu il primo italiano a riuscirci, contro i venti dominanti. Lunghezza 11 m.


Sayula – 1973

Lo Swan 65 del messicano Ramon Carlin vinse la prima edizione della mitica Whitbread, il giro del mondo in equipaggio a tappe, sorprendendo tutti. Una barca senza tempo e mitica quella di Sparkman & Stephens perché consenti all’equipaggio, formato da non professionisti, di vincere la regata più dura del mondo. Lunghezza 19,68 m.


Club Mediterranée – 1976

Alla Ostar del 1976 tutti rimasero sbigottiti quando Alain Colas si presentò con Club Méditerranée: ovvero 72 metri di barca (la più grande che abbia mai partecipato a una regata oceanica), 1000 mq di vele, 280 tonnellate di peso e quattro alberi. Tanto rumore per nulla: Colas arriverà quinto, 7 ore e 28 minuti dietro al vincitore Tabarly sul Pen Duick VI, lungo “solo” 22,25 metri.


Courageous – 1977 

Una delle barche simbolo delle cosiddette classi metriche in Coppa America. Vinse la Coppa due volte, nel ’74 e nel ’77. Lunghezza 24,45 m.


Paul Ricard – 1980

C’erano già state sperimentazioni ma i foil su un barca a vela diventano famosi con Eric Tabarly e il suo trimarano volante Paul Ricard: un mostro in alluminio, 16,50 metri per battere tutti i record. Dopo innumerevoli rotture, riesce a conquistare il record della traversata atlantica nel 1980. Il sentiero è segnato: un sentiero che porterà alla Coppa America dei nostri giorni!


Azzurra – 1983 / Australia II – 1983

Lunghezza: 19,98 metri. Larghezza: 3,81. Nome: Azzurra. Segni particolari: la barca con cui l’Italia fece il suo primo ingresso in Coppa America. Progettata da Andrea Vallicelli, Vittorio Mariani, Nicola Sironi e Patrizia Ferri, giunse fino alle semifinali della Louis Vuitton Cup e consegnò alla celebrità velisti del calibro di Cino Ricci e Mauro Pelaschier. Nella foto, sopra, è impegnata nel match-race (vinto) contro la grande sorpresa del 1983, Australia II (19,21 x 3,64 m), timonata da John Bertrand e progettata da Ben Lexcen: la barca che vinse la Coppa America strappandola agli americani dopo 132 anni! La sua efficacissima chiglia dotata di “alette” fu al centro di una furiosa e infinita polemica.


Moro di Venezia – 1992

San Diego, 1992. Dopo l’ebbrezza per le imprese di Azzurra nel 1983, con il Moro di Venezia di Raul Gardini l’Italia perse completamente la testa per la Coppa America. Per la prima volta una barca italiana (IACC di 22,90 metri, progetto di German Frers, skipper il “baffo” Paul Cayard) era giunta in finale contro gli americani.


Black Magic – 1995

Seconda sconfitta della storia per gli yankee: questa volta la Coppa volò in Nuova Zelanda, grazie alla barca progettata da un team che comprendeva Doug Peterson e Laurie Davidson. Lunghezza 24,24 m.


Fila – 1998

Ancora oggi, Giovanni Soldini resta l’unico italiano ad aver vinto un giro del mondo in solitario. Ci è riuscito con l’Open 60 Fila (18,28 x 5,80 m), progetto di Finot Conq del 1997, trionfando all’Around Alone 1998/99. Soldini guadagnò la fama per la vittoria e per il salvataggio di Isabelle Autissier durante la terza tappa, da Auckland (Nuova Zelanda) a Punta del Este (Uruguay). E divenne il marinaio italiano più famoso della storia.


Luna Rossa – 2000

Quante notti insonni. Prima a gioire a ogni vittoria che il “Silver Bullett” (proiettile d’argento), progettato da German Frers e Doug Peterson, guadagnava contro gli americani nella finale della Louis Vuitton Cup. Poi a disperarci quando Russell Coutts e Peter Blake su Black Magic ci rifilavano un secco 5-0 nella sfida di Coppa. Luna Rossa di Patrizio Bertelli ci regalò adrenalina a fiotti. Lunga 23,8 metri, il suo albero ne misurava 32,5. Che spettacolo veder arrampicarvisi sopra il tattico Michele Ivaldi…


Alinghi – 2003

Chi l’avrebbe mai detto che la Coppa America sarebbe finita in Svizzera! Ernesto Bertarelli e la sua Alinghi si portarono a casa la vecchia brocca nel 2003 e 2007: per prima volta un sindacato europeo ci era riuscito. La barca, lunga all’incirca 25 metri e larga 3,4, fu concepita in stretta collaborazione con il politecnico di Losanna, basandosi su nuovi modelli matematici in grado di migliorare le prestazioni in navigazione.


Cotonella – 2005

Fermate le rotative! Un italiano ha vinto la Ostar, in barba a inglesi e francesi: si chiama Franco “Ciccio” Manzoli, allora 49enne, viso giocondo. Al suo quarto tentativo, ha trionfato nella più dura e famosa delle regate oceaniche: come ci è riuscito? Autocostruendosi un velocissimo trimarano lungo 14 metri e largo quasi 12, Cotonella Tri, con il prezioso ausilio di un programma di disegno prestatogli da Claudio Maletto e alla collaborazione del velaio Francesco Mura.


Idec II – 2009
Il trimarano IDEC II, al comando di Francis Joyon, ha dato il via all’era dei record oceanici sui maxitrimarani. Nel 2004 su IDEC I Joyon aveva fatto il record sul giro del mondo, nel 2005 Ellen MacArthur lo aveva battuto. Joyon non si perse d’animo e nel 2008 varò questo superbolide lungo 29,70 metri e largo 16,50, con cui stracciò il primato circumnavigando il globo in 57 giorni a una media di quasi 20 nodi. Nel 2015 IDEC passò al cinese Guo Chuan, che trovò la morte in Pacifico nel 2016.


Findomestic – 2009

Diceva Alessandro Di Benedetto prima di intraprendere con successo il suo giro del mondo in solitario sul un Mini 6.50 modificato Findomestic: “I miei piedi non sono su una barca classica di 18 metri del Vendée Globe, ma su una tre volte più piccola che diventerà la prima inferiore a 30 piedi e la più piccola al mondo, da che se ne ha memoria, ad avere completato la circumnavigazione”. Così fu.


Speedboat – 2010

Uno dei primi esempi di bolidi senza compromessi atti a battere record oceanici, Speedboat (ora si chiama Rambler) è un 100 piedi (30 x 7,35 m) disegnato dal geniale progettista argentino Juan Kouyoumdjian. Lo scafo, dotato di spigoli, era modellato su ABN Amro I e II, vincitrici della Volvo Ocean race 2005-06. Vinse la Transatlantic Race nel 2011 e nello stesso anno scuffiò clamorosamente al Fastnet.

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