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#19 La lettura dell’estate. Attorno al mondo su una barca di 6,50 metri. Risalita atlantica

Pubblichiamo a tranches il libro di Alessandro Di Benedetto che racconta il suo giro del mondo su una barca di 6,50 metri in solitario, senza scalo, senza assistenza, senza motore, per i tre Capi

La soddisfazione è grande, ma devo rimanere concentrato perché c’è ancora una burrasca in corso e violenti frangenti colpiscono la barca. La notte sta inoltre arrivando… Ogni tanto sembra che la barca riceva delle cannonate nello specchio di poppa. Penso a tutti i rinforzi che ho voluto sulla barca e questo mi tranquillizza, la struttura non mostra il minimo cedimento, ma è comunque impres- sionante ricevere quelle tonnellate d’acqua di botto sulla barca!

Schermata 2016-08-03 alle 14.20.12Il 17 notte le onde grosse sembrano esser terminate quando ne arriva una che colpisce con violenza la poppa, con uno schianto as- sordante! La barca parte in surf a 18 nodi con scossoni, vibrazioni e colpi, come se cadesse da un camion sull’asfalto! Lunghi secondi con il fiato sospeso per paura che il frangente possa mettere di traverso la barca. Ma l’autopilota questa volta riesce a tenerla in rotta. Fiuuuuu! Fabrice scrive: “Fantastico, quello che stai facendo ora, si va a guadagnare verso Nord, vai! vai! vai! Ciao”.

Schermata 2016-08-03 alle 14.21.13Un messaggio di Salvatore: “Si può dire che sei in dirittura d’arrivo. Stai facendo un’impresa grandiosa. A presto”.
Le temperature si abbassano ancora. A volte grandina o nevica. Avvisto molti uccelli in corrispondenza del passaggio sui Burdwood Banks ma anche il dorso di un’otaria, foca o leone marino. All’improvviso sento delle vibrazioni provenire dalla zona di chiglia. Mi preoccupo, ma sporgendomi mi accorgo che lunghe alghe sono avviluppate attorno al bulbo. Rallento la barca mettendola quasi al vento, eseguo qualche zig zag e finalmente le alghe scivolano via.
Da poco prima di Capo Horn vi sono nuovi uccelli di taglia media e con belle macchie bianche sulla parte superiore delle ali. Nevica. Il 21 aprile la barca viene coricata a circa 70 gradi sul fianco sinistro da un grosso frangente. Nessun danno, solo un po’ di scompiglio all’interno. Tutte le cose che erano a dritta non legate sono passate a sinistra.
Il 22 aprile notte la barca sembra investita da una tempesta di sabbia. Questa è l’impressione, a causa del rumore che percepisco all’interno. Si tratta di grandine sottile e leggera che battezzo con il nome di “sugar ice”.

Ancora albatros e temperature basse ma la barca va bene e avanza con buone velocità medie. È trascorsa una setti- mana dal doppiaggio di Capo Horn che ho effettuato per 56°50’S, una latitudine più a sud dell’Isola Diego Rami- rez, che ho avvistato in lontananza.

Navigo adesso sui 52° Sud.
Il 23 aprile invio a terra un messaggio per il sito internet: “Grazie a tutti coloro, che so essere numerosi, che hanno in- viato messaggi d’incoraggiamento. Si tratta per me di vere ed importanti “fonti rinnovabili” di energia. Non avendo una connessione internet a bordo, risponderò una volta a terra. Un abbraccio virtuale. Alessandro”.
Due giorni dopo scrivo ancora: “Lasciata di poppa la fa- scia degli Urlanti/Assordanti per quella dei Ruggenti/Urlanti. Pioggia al posto della grandine e della neve e temperature in leggera risalita”.
I giorni trascorrono tranquilli, anche se i pannelli fotovol- taici sono sempre più danneggiati e necessitano di conti- nue riparazioni. Per consentire alle batterie di caricarsi, navigo senza autopilota utilizzando un sistema di autogo- verno con le vele.
Romain scrive: “Qui si preparano birre, cocktail, rhum, bi- stecche e barbecue per il tuo arrivo”. E ancora: “Aless, potresti trovare traffico sul 35°S tra Buenos Aires e Cape Town.
Sei identificabile dai radar? E il tuo AIS?”
Il 28 aprile notte navigo accerchiato dai fulmini. Grossi tem- porali sono all’orizzonte e tutt’intorno. Filo in acqua i cavi antifulmini collegati all’albero. Una bellissima luna piena accompagna il mio andare e riempie di serenità lo spazio intorno. Salgo in testa d’albero per fissare un riflettore radar e il riflettore radar attivo. La sera creo dei collegamenti per una luce di via. Belle velocità e punte superiori a 8 nodi.

Schermata 2016-08-03 alle 14.22.52Il 29 invio a terra un messaggio: “Passaggio a nord dei 40 gradi di latitudine sud avvenuto circondato da fulmini, ma con una bella andatura di lasco, poi una luminosa e surreale luna piena ha macchiato di luce il Mare Oceano, abbraccian- do la barca e la sua scia di stelle”. È proprio così, la scia a poppa, a causa della presenza di plancton luminoso, si tra- sforma in un tappeto di stelle.

La notte del 4 maggio l’allarme del rilevatore di AIS mi segnala che c’è un cargo a poche miglia e poco dopo ne avvisto le luci. Sono le prime che vedo da dicembre 2009. Due giorni dopo avvisto un cargo di giorno. Entro in con- tatto radio con il comandante che è greco. La nave si chiama “Velos”. Proviene dal Brasile ed è diretta in Cina. Raccon- to al comandante del mio viaggio. Gli dico “Italiani-greci, una faccia una razza”, mi risponde “Italiani-greci mia faccia mia razza” e aggiunge “Italiani maccaroni!”, scherziamo. Il comandante mi informa delle ultime notizie di “Cham- pions League” ma gli rispondo che non seguo il calcio a parte quando si giocano i mondiali.

Mi chiede la lunghezza della mia barca, “6 metri e cinquan- ta” rispondo e lui, ridendo: “La mia è lunga 150 metri!”. Ridiamo e ci lasciamo con saluti ed un “Fair winds”.

Il 12 maggio Romain mi annuncia l’arrivo di una tempesta tropicale con vento da est a 30 nodi. Per lunghi giorni continuo a risalire a Nord, mentre si intensificano gli incroci con le navi e lo scambio di informazioni via VHF per evitare in alcuni casi la collisione. Mi accorgo che sono poche le navi che tengono costantemente acceso il radar, mentre tutte hanno attivato il sistema AIS che permette alla mia strumentazione di bordo di scatenare un allarme non appena un segnale AIS viene captato. Posizio- nato al massimo della sensibilità, il rilevatore di AIS che ho a bordo mi consente di “vedere” un cargo o una nave passeggeri a una distanza di 13-18 miglia.

Il 15 maggio mattina avvisto a babordo, tra le nuvolette basse dell’aliseo, le isole “de Trindade” e “Martin Vaz”. Sul telefono satel- litare ricevo un messaggio che mi fa venire le lacrime agli occhi:
“Questo è un messaggio di incoraggiamento da Parigi. La tua avventura è magnifica e la seguo con grande attenzione. Accarezza i delfini per me e se mangi un pesce volante, buon appetito! Mio zio, Bernard Moitessier, li trovava deliziosi. Buon vento, Aloha. Virginie Moitessier”.
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Il 17, al tramonto, riesco a fare qualcosa per me eccezionale viste le condizioni in cui mi trovo, il pane! Ho allestito in pozzetto un piccolo forno costituito da due pentole contrapposte, all’interno ho posizionato un terzo pentolino rovesciato e sopra questo ho messo a cuocere l’impasto. Dopo circa 40 minuti ho sfornato un bel panino caldo e croccante! Che bontà il pane!

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Il 20 maggio decido di modificare la randa più grande. Accorcio la penna e aggiungo alcune stecche. La provo. Perfetto, la barca accelera. Ho deciso di fare questa modifica perché in confronto alla randa di rispetto, quella originaria ha una base più lunga, quindi a parità di altezza dell’albero mi consente di avere più superficie issata. Il 21 maggio, poco prima del tramonto, avvisto una barca a vela. Entro in contatto radio con lo skipper con cui faccio una lunga chiacchierata.

Schermata 2016-08-03 alle 14.27.05La barca si chiama “Phileas” ed è un Damien di costruzione francese. È partita da Ushuaia nello stesso periodo in cui ho doppiato Capo Horn ed è diretta alle Azzorre. Mi conforta il fatto che dall’ingresso in Atlantico ho tenuto una velocità media uguale a quella di una barca da crociera di 15 metri. Ma io navigo su una barca di 6,50 metri e con un armo di fortuna…
Il 22 maggio una balena emerge all’improvviso a cinque metri dalla barca, sotto il chiaro di luna. Un solo poderoso sfiato e poi via, ognuno per la sua rotta. I giorni si susseguono tra calma, vento leggero e tanti piccoli lavori di manutenzione a bordo.

Schermata 2016-08-03 alle 14.28.02Faccio rotta adesso per passare ad est dell’arcipelago delle isole brasiliane di Fernando de Noroña. Il 26 mattina è ancora buio quan- do, uscendo in pozzetto, mi imbatto in un uccello nero che riposa in coperta. È una giornata di calma, calma totale di vento. Qual- cosa si muove sotto la barca: oltre cento lampughe stanno nuotando a pochi metri dallo scafo. Cerco di catturarne una con la lenza da traina. Provo vari tipi di lenze e di esche, ma non c’è nulla da fare. Penso che avrò più fortuna se scenderò direttamente in acqua con il fucile subacqueo. Detto fatto, dopo pochi minuti sono sotto la barca per una battuta di caccia subacquea! L’acqua è a 27 °C, una meraviglia! Sto benissimo. Punto una lampuga, sparo e la freccia taihtiana le si conficca di fianco. Ma vista la grande potenza di questi pesci decido di sparare un altro colpo con un secondo fucile che ho preparato in coperta. Colpita! Risalgo a bordo e salpo il pesce. È lunga più di un metro. La taglio in filetti. Una parte la cucino subito in una salsa e il resto inizio a salarlo e a seccarlo al sole. Per pranzo preparo un fantastico couscous.

Schermata 2016-08-03 alle 14.29.04Il 27 maggio avvisto una nuova specie di uccello dalla grande apertura alare, corpo minuto e affusolato. Batte di rado le ali e si lancia in picchiata sui pesci. Sembra una fregata.
Mattina del 30 maggio. Non vi è ancora luce. Esco in pozzetto e davanti a me vedo un uccello posato sulla griglia in acciaio della cu- pola trasparente di dritta. È intenta a mettere in ordine il piumaggio. Penso che non mi abbia visto. Rientro all’interno per prendere la videocamera ed esco nuovamente in pozzetto. L’uccello mi guarda e tranquillo continua nella sua toilette. Lo osservo e poco dopo gli offro piccoli pesci volanti che trovo incastrati tra le cime a bordo. Li accetta! Che bello! Dopo un po’ gli gratto la pancia, lo accarezzo e lui si lascia fare. Rimane circa mezz’ora a bordo prima di ripartire in volo. Bon voyage, mon ami!

Schermata 2016-08-03 alle 14.29.45All’inizio del 31 maggio supero la linea dell’equatore. Il 1° giugno incrocio la nave “Anemona”. Via VHF chiedo di scattarmi alcune foto e di spedirle a terra ad un indirizzo di posta elettronica.
La nave passa a circa 20 metri sulla mia dritta, ma a bordo non trovano in tempo la macchina fotografica. Dopo alcuni minuti, con la nave già lontana mi comunicano via radio che sono riusciti a fare qualche foto, ma che appaio come una piccola macchia bianca nel blu…

Il 2 giugno scrivo a terra: “Una lunga bolina ha preceduto il passaggio dell’equatore. Navigo ora in latitudine nord. La barca che avanza da sola nel blu autogovernandosi con le vele, il gioco dei delfini, la sorpresa dei respiri di balene la notte, variopinti pelagici che seguono la scia e guizzano verso il cielo, le parole del mare ogni giorno diverse, l’anima dello scafo che s’infiamma solcando il dorso dell’Oceano, le stelle ed i frammenti taglienti di luce che mi abbracciano nel segreto dell’immensità dell’abisso, il sale ed il sole che scaldano il cuore. Tutto questo, per me, è poesia”.

Chiedo notizie di Abby. Mia madre mi fa sapere che si è fermata a Cape Town il 5 maggio per problemi agli autopiloti ed è ripartita il 22, ora si tro- va a circa 200 miglia dall’isola Prince Edwards. Preparo un caffè. Invio un messaggio ad Abby per sapere come sta. Mi risponde che sta bene ma è in tempesta ed ha problemi con gli autopiloti. Mi chiede come sto. Le scrivo che volendo può fare a meno degli autopiloti e continuare il suo viaggio con un sistema di autogoverno con le vele. Mi metto a sua disposizione per ulteriori informazioni. Nei giorni che seguono avanzo a rilento, a causa del vento leggero o assente. Momenti di calma totale si alternano a brezze con- trarie. Il 3 giugno decido di allungare il bompresso per potere aumentare la superficie dei fiocchi. Approfitto della bonaccia per fissare a prua uno dei due pezzi d’albero rimasti, quello più lungo che misura un po’ più di due metri. Il 6 giugno incrocio la nave “Universal Green” proveniente da Singa- pore e diretta in Danimarca. Il comandante mi chiede molte informazioni su di me e vuole che gli racconti in sintesi il mio viaggio. Ci scambiamo gli indirizzi di posta elettronica. Nel pomeriggio preparo del torrone con mandorle. Gran sole e grandi docce in coperta. La notte sono scortato da un branco di delfini. È sempre una gioia averli accanto.

Schermata 2016-08-03 alle 14.31.17L’8 giugno subisco un acquazzone così forte da imbiancare la superfi- cie dell’oceano e far afflosciare il gennaker. Proseguo con randa e fiocco. All’imbrunire del 10 giugno vedo alcuni pesci guizzare fuori dalla superficie dell’acqua. Filo in mare una lenza da traina e dopo pochi minuti tiro su un bel bonito di circa due chili. Delfini saltano attorno alla barca la notte.

Il 12 mia madre mi comunica che Abby ha disalberato nell’Oceano Indiano ed è stata tratta in salvo da una barca da pesca francese che la lascerà alle Kerguelen. Sono dispiaciuto per quanto successo, ma al tempo stesso contento che Abby stia bene, è questa la cosa più importante. Il 25 noto che l’acqua dell’oceano è più fresca del normale e le temperature, rispetto ai giorni precedenti, in diminuzione.

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